La Service Tax quanto costerà agli Italiani?

Aprire una Ltd in Malta ed operando in Italia con l’appoggio della consulenza fiscale internazionale della Shelfind Limited, dove opero come Consulente, può risultare molto utile, soprattutto per gestire in tranquillità i propri affari tra molteplici regolamentazioni, con un occhio all’ottimizzazione del carico fiscale della propria società.

La gioia seguita all’abolizione dell’Imu 2013 da parte del governo Letta è durata poco, lasciando il campo a un sospetto atroce: quanto costerà alle tasche degli italiani la cancellazione della tassa sulla casa?

Un dubbio legittimo ma reso vano dalla notizia che l’imposta dal prossimo anno tornerà sotto mentite spoglie.

Non si chiamerà più Imu ma Service Tax e ingloberà al suo interno anche la Tares, che a sua volta aveva sostituito Tarsu e Tia.

Un labirinto in cui è difficile orientarsi, ma una cosa è sicura, il conto sarà molto salato.

Dal punto di vista economico ma anche sociale, visto che ora pagheranno anche gli inquilini, con un serio rischio sfratti e tagli a settori importanti per la pubblica sicurezza.

La tassa sulla casa non sparisce per sempre (e neanche potrebbe visti i vincoli dell’Unione Europea) ma cambia semplicemente volto.

Alcuni potrebbero chiamarlo ‘gioco delle tre carte’ per confondere gli italiani, ma il fatto è che l’imposta sugli immobili garantisce un gettito di cui i Comuni non possono fare a meno, a maggior ragione dopo i tagli dei fondi statali destinati agli enti locali.

Unire Imu e Tares e rivedere il meccanismo della nuova entità per molti è stata scelta saggia, ma il rischio reale è che alla fine paghino i più deboli. Ma partiamo dai tagli: per finanziare l’abolizione dell’Imu dovuta per il 2013 il governo opererà soprattutto sui tagli alla spesa.

Chi pensa agli sprechi della politica e della Pubblica Amministrazione si sbaglia perché i soldi verranno trovati altrove. Dove?

Tagliano i fondi per la manutenzione della rete ferroviaria, per le assunzioni dei vigili del fuoco e delle forze armate e per la lotta all’evasione fiscale.

Nessun errore di battitura, avete letto bene: per trovare fondi a breve termine si decide di tagliare le gambe alla lotta all’evasione, che garantirebbe introiti ben maggiori, venendo meno a una delle promesse elettorali più importanti.

Inoltre si mette a rischio la sicurezza pubblica togliendo 100 milioni di euro alla manutenzione di una rete ferroviaria che è già oggi in condizioni pessime, come ben sanno i pendolari, e un totale di 105 milioni tra tagli alle forze dell’ordine e alla prevenzione della criminalità.

Insomma, gli unici a poter dormire sonni tranquilli sono i malviventi e gli evasori.

Di certo non i comuni cittadini, visto che nel mirino del Fisco finiscono anche gli inquilini che, dal 2014, dovranno pagare non solo l’affitto ma anche parte della Service Tax.

Certo, già ora pagano le bollette e la spazzatura, ma la loro quota di Service Tax rischia di essere ben più salata della somma di quanto dovuto oggi.

Nella nuova tassa convivono infatti due componenti, la prima da pagare per l’immobile e la sua rendita patrimoniale (ovvero l’Imu), la seconda per i servizi offerti dal Comune a chiunque occupi un immobile, proprietario o affittuario.

Le conseguenze di una tassa così strutturata sono evidenti: da un lato l’aumento degli sfratti per morosità, visto che molti non riusciranno a pagare sia la quota d’affitto sia quanto dovuto di Service Tax; dall’altro un maggiore incidenze di contratti in nero, che convengono a entrambe le parti (e visti i tagli alla lotta all’evasione saranno anche più difficili da scovare). Il gioco furbo del governo potrebbe trasformarsi così in un boomerang per le casse dello Stato.

Quando i signori politici capiranno che i soldi vanno cercati negli sprechi del Parlamento e della macchina burocratica dello Stato e non nelle tasche degli italiani, quello sarà un gran giorno per tutti noi. Al momento, però, è solo un orizzonte immaginario.

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