Finalmente è possibile sospendere o rateizzare la Exit Tax

exit taxLa Exit Tax (tassa da sostenere per le imprese italiane che decidono di trasferirsi all’estero) è rateizzabile o sospendibile nel caso il cui il trasferimento avviene all’interno della UE. La rateizzazione è possibile in 6 anni.

A seguito del provvedimento attuativo l’Agenzia delle Entrate ha regolato le modalità di esercizio dell’opzione, la prestazione delle garanzia e il rilascio delle stesse, nonché l’obbligo di monitoraggio annuale.

Exit Tax

L’imprenditore che sposta la residenza fiscale della propria attività commerciale dall’Italia deve pagare una imposta di uscita chiamata Exit Tax in quanto il suo trasferimento costituisce un ipotesi di realizzo dei componenti dell’azienda, quindi una sorta di TANGENTE che lo stato vuole incassare.

Non ci scandalizziamo se le imprese italiane preferiscono truccare i conti o cessare le attività prima del trasferimento all’estero.

 

Sospensione o rateizzazione

Entro il termine del saldo delle imposte dell’ultimo periodo fiscale di attività in Italia l’impresa deve optare per la sospensione e rateizzazione presso l’Agenzia delle Entrate di competenza allegandovi l’inventario analitico, prospetto delle plusvalenze, registro dei beni strumentali analitico, calcolo dell’avviamento, lista dettagliata della durata residua dei beni strumentali, stato di destinazione del trasferimento, indirizzo dove notificare gli atti all’estero, notizie utili per la valutazione della solvibilità attuale dell’impresa e del contribuente, raiting dell’impresa.

E’ mai possibile che un impresa italiana che dovrebbe muoversi in piena libertà in un mercato europeo debba fare tutto questo?

 

Monitoraggio

Per i periodi successivi, fino al termine del pagamento della Exit Tax, il contribuente dovrà presentare annualmente la dichiarazione dei redditi limitatamente alle plusvalenze patrimoniali, al patrimonio netto.

In questo caso il fisco dimostra di essere un virus all’interno dell’impresa italiana. Ed inoltre in caso di conferimento o o fusione o scissione anche con un impresa di altro paese, gli oneri suddetti ricadono all’incorporante o beneficiaria o conferitaria.

Esempio: Una impresa italiana si trasferisce in Grecia ed opta per il pagamento rateale della “Exit Tax”. Successivamente la New&Co. Portoghese conferisce o si fonde con una impresa di St. Vincente de Granadinies, quest’ultima diventa responsabile del pagamento della Exit Tax.

Quindi il fisco italiano andrà ai Caraibi a pretendere una somma, voi ci credete?

 

Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate, nel caso in cui ritiene che vi sia un grave e concreto pericolo per la riscossione può chiedere garanzie idonee che vanno da ipoteche di primo grado su immobili o fidejussione bancaria o di una polizza assicurativa.

 

Conclusioni

Il Fisco Italiano continua a sbagliare comportamento nei confronti degli imprenditori italiani, non lasciandoli liberi e assorbendo da loro ogni risorsa finanziaria per i bisogni personali della sua macchina burocratica corrotta ed inefficiente.

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