voluntary disclosure fallimento

La Voluntary Disclosure è stato un fallimento: in arrivo la Disclosure Bis

La prossima Legge di Bilancio potrebbe riaprire i termini per la presentazione di una nuova Voluntary Disclosure per il rientro dei capitali dall’estero.

Ho sempre pensato che lo strumento messo in atto dal nostro governo fosse stato il prodotto di una “scopiazzatura veloce” di strumenti accertativi presentati in altri paesi, come avevo già specificato in questo articolo. Quello che più mi sorprende, è la proposta di farlo diventare “permanente” o comunque di incentivare coloro che investono in attività imprenditoriali con i c.d. “capitali sporchi”, ricorrendo a uno sconto.

Io vedo un’incapacità dello Stato di intercettare questi capitali. Lo Stato può siglare ogni tipologia di accordo tra le Agenzia delle Entrate di tutta l’area OCSE e oltre oceano, ma il sistema finanziario dovrà sempre proteggere i propri clienti, senza i quali potrebbe chiudere i battenti e mandare milioni di funzionari a casa senza più uno stipendio.

Ritengo che i governi europei invece di concentrasi sui capitali sfuggiti nei paradisi fiscali e quelli presenti in area OCSE, che non potranno mai scovare per il beneficiare del silenzio dell’Istituto Bancario, dovrebbero dedicarsi a colmare la disparità fiscale esistente tra i paesi europei.

Leggendo le diverse relazioni OCSE è ormai evidente che la tassazione aggressiva di alcuni paesi europei costringe gli imprenditori a trovare soluzioni diversificate, anche in presenza di norme come l’esterovestizione, che è di carattere penale.

Per farvi un esempio, la Corporate Income Tax (tassazione globale) in Irlanda è del 12,5%, seguita dalla Spagna, che dopo le riforme è scesa al 25% e subito dopo la Germania e la Francia con il 30%.

Sapete a quanto ammonta la tassazione globale in ItaliaAl 64,8% secondo i dati OCSE.

Oltre la Voluntary Disclosure: il risultato della tassazione globale in Italia sugli imprenditori

Per questo motivo un imprenditore italiano, dopo aver rischiato con il proprio capitale, aver lavorato in media 16 ore al giorno per 365 giorni all’anno con la febbre e di domenica, dopo aver visto un Utile Reale di € 1.000.000, che si trasforma in un Utile Fiscale di € 1.300.000, perché lo Stato non ti permette la deducibilità di tutti i costi, dopo aver visto la tassazione del 64,8% dell’Utile Fiscale abbattersi come una ghigliottina per un importo pari a € 842.400, che si trasforma in 84,24% dell’Utile reale, conserva solo € 157.600 e torna a casa.

Purtroppo a casa i guai fiscali non sono finiti e dovrà tornare presso le Poste Italiane a pagare TARI, TASI, IMU, CANONE RAI, ecc.

Pensate che sia finita qua? Certo che no, perché per garantire un futuro migliore ai propri figli dovrà trovare una buona scuola privata in grado di istruirli alle sfide della new economy, anche se ormai new non lo è più.

Inoltre dovrà investire in polizze assicurative, per tutelare la famiglia da una sua eventuale e inaspettata scomparsa, in quanto per l’imprenditore non è prevista nessuna copertura.

Quale strada sceglie il giorno dopo questo imprenditore italiano?

A voi la risposta.

Dopo la Voluntary Disclosure: 4 necessità per la fiscalità europea

Quindi, il Governo Italiano dovrebbe richiedere a voce alta all’Europa:

  • Individuare un Punto di Equilibrio per armonizzare la tassazione;
  • Incentivare la Collaborazione tra i paesi membri;
  • Avere un fisco leggero, unico in Europa, che prenda i modelli vincenti e li importi in ogni Paese;
  • Politica di rientro dei capitali, con tante di scuse agli imprenditori.

altroché Voluntary Disclosure Bis.

 

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