pagare tasse dove aprire un'attività

Stanco di pagare le tasse? Ecco i migliori paesi dove aprire un’attività

Nel mondo ci sono 206 paesi di cui 196 riconosciuti sovrani. Scegliere la lista dei migliori 10 paesi in cui aprire un’attività non è semplice e vanno valutati tutti i presupposti oggettivi e soggettivi con un B.P.A. (Business Project Asset).

Il primo errore che si commette è verificare solo la tassazione di un paese, non prendendo in considerazione altri fattori importanti che necessitano un’analisi approfondita a seconda del business in cui si opera, come il luogo, la mentalità degli abitanti, le abitudini, i potenziali fornitori o clienti, per questo motivo è sempre importate rivolgersi a professionisti del settore.

Prima di fare la vostra scelta, ricordate che non esiste un paese migliore in modo assoluto. Per alcuni business che si intrecciano con esigenze personali dell’imprenditore, il paese da scegliere potrebbe trovarsi al 32° posto.

Grazie alla rete internet e ai social, spesso veniamo raggiunti dai casi straordinari di “chi ce l’ha fatta” andando all’estero ed è diventato RICCO. Purtroppo i casi di fallimento ed insuccesso non vengono a galla e vi assicuro che il rapporto tra successo e fallimento è di 1:1000. Se analizziamo la differenza tra l’imprenditore e i mille sognatori, la risposta è proprio nel B.P.A..

La Banca Mondiale ha elaborato comunque un’interessante classifica dei paesi in cui conviene aprire un’attività, parametrizzando tempi di apertura, allaccio utenze, efficacia della giustizia del rispetto dei contratti siglati, modalità di inizio e cessazione del rapporto di lavoro.

Ecco i 10 paesi in cui conviene aprire un’attività secondo la Banca Mondiale:

  1. Singapore
  2. Nuova Zelanda
  3. Hong Kong
  4. Danimarca
  5. Corea del Sud
  6. Norvegia
  7. Stati Uniti
  8. Gran Bretagna
  9. Finlandia
  10. Australia

Noterete che i parametri di valutazione non comprendono la tassazione delle imprese presenti nei singoli stati, perché la tassazione non è l’unico fattore per il successo di un azienda. Vediamo qualche dettaglio sui paesi a noi più vicini:

Cenni sulla Danimarca

La Danimarca aderisce all’Unione Europea e in questo piccolo paese nord europeo l’Iva non esiste. Si pagano le imposte sul reddito circa il 25% ed una piccola percentuale sulla contea. Il costo del lavoro è molto basso mentre la burocrazia è la più efficiente d’Europa.

Cenni sulla Norvegia

La Norvegia è parte integrante del continente europeo, ma non aderisce all’Unione Europea. L’Iva parte dal 8% ed arriva al 25%, cifra che presto l’Italia vedrà arrivare. La tassazione parte dal 24% ed arriva al 48%. Questo non deve spaventare gli imprenditori perché le deduzioni e le detrazioni fiscali sono elevate e permettono all’imprenditore di poter investire e fare business con una tassazione equa. Ad esempio i dividendi sono esentati per il 97% del loro valore, contro il 50,28% dell’Italia.

Cenni sulla Gran Bretagna

Qui c’è poco da dire, in quanto la tassazione è in continua discesa. La tassazione de reddito dei lavoratori parte dal 10% contro il 25% in Italia. La tassazione delle imprese è del 20%, ed i dividendi scontano il 7,5% di tassazione sui primi 32.000 Pounds. Le tre aliquote iva in vigore sono lo 0%, 5% e 20% e sicuramente nei prossimi anni saranno in discesa dopo che sarà resa definitiva la Brexit.

Cenni sulla Finlandia

Questo paese tutela il lavoratore e ha i costi della Pubblica Amministrazione tra i più bassi d’Europa, infatti la tassazione del reddito dei lavoratori parte dal 6,5% per arrivare al 29,8% al contrario dell’Italia che parte dal 25% per arrivare al 47%. I lavoratori devono pagare un’ulteriore imposta comunale che va dal 16% al 21% e prevede tutti i servizi di illuminazione, raccolta rifiuti, servizi di asili nido, ecc. Le società pagano il 24% mentre sui dividendi viene pagato solo il 5%.

Conclusioni

Quello che differenzia l’Italia da Danimarca, Norvegia, Gran Bretagna e Finlandia, sta nel fatto che nella tassazione di questi paesi sono compresi quasi tutti i servizi pubblici, anche quelli resi da Comuni o Contee. Al contrario in Italia, oltre alle tasse sulle imprese e sul lavoro dipendente, dobbiamo continuare a pagare altre tasse per ricevere un servizio pessimo e una burocrazia che fa acqua da tutte le parti.

Per concludere, se si intende aprire un’attività all’estero,  non è il paese con la tassazione più bassa che deve attrarre l’imprenditore, ma il paese più consono e coerente con il proprio progetto di business e le proprie esigenze personali e familiari.

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