Iva dal 2018 delocalizzazione PMI italiane

L’Iva dal 2018 farà delocalizzare molte PMI Italiane, ecco cosa non vi dicono in TV

La manovrina di bilancio pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ha previsto una serie di disposizioni urgenti in materia finanziaria solo a vantaggio delle casse dello Stato, senza alcuna misura per lo sviluppo, al contrario di quanto paventato dal Governo, dalle testate giornalistiche e dalle tv. Ecco cosa dovranno aspettarsi le imprese italiane nei prossimi anni:

Aumento delle Aliquote Iva dal 2018

Il decreto legge n. 50 del 24.04.2017 ha previsto nell’articolo 9 l’avvio di una sterilizzazione delle clausole di salvaguardia concernenti le Aliquote Iva, nello specifico:
  • Aliquota Iva del 10% (bar, ristoranti e hotel) dal 2018 passa al 11,5%, dal 2019 passa al 12%, e dal 2020 si stabilizza al 13%;
  • Aliquota Iva del 22% (imprese e professionisti) dal 2018 passa al 25%, dal 2019 passa al 25,4%, dal 2020 passa al 24,9%, e dal 2021 si stabilizza al 25%.

Questa certamente è una legge che di sviluppo non ha nulla.

Depotenziamento della Patent Box

Come ho già spiegato in questo articolo, la Patent Box, introdotta per incoraggiare la ricerca e lo sviluppo delle imprese in Italia con una detassazione dei redditi derivanti dall’utilizzo di brevetti, marchi, design e know-how, vedrà ridotte le proprie agevolazioni. Credo che anche questo sia un grave errore del nostro Governo, poco lungimirante e poco attento allo sviluppo delle imprese.

Cosa può fare un imprenditore italiano per arrivare preparato alla crisi del 2018?

Per le imprese che possono internazionalizzare o de-localizzare la strada è quella di fare una pianificazione strategia attraverso un B.P.A. (Business Project Asset) e prepararsi per affrontare il cambiamento dal 2018 al 2021.

Per le imprese che non possono internazionalizzare o de-localizzare la strada è in salita. Sarà più difficile, ma non tutto è perduto. Si dovranno creare una strada alternativa attraverso gli e-commerce, in modo da sfruttare i mercati oltre i confini italiani.

Infine ci sono le attività come bar, ristoranti, hotel e altri ancora, che non potranno sottrarsi all’incremento dell’Iva e che saranno chiamati a gestire con attenzione l’amministrazione aziendale per approfittare dei vantaggi fiscali presenti in Italia, che spesso restano inutilizzati perché non proposti dai consulenti a cui si sono affidati.

Per concludere, l’avviso che voglio inviare a tutte le imprese italiane che volessero internazionalizzare o de-localizzare è:

Rivolgetevi a dei veri professionisti del settore, preparati e specializzati nella fiscalità internazionale.

Vedo tutti i giorni i danni che l’improvvisazione causa alle nostre aziende, informatevi e cercate veri esperti, non rischiate anche voi di cadere nel reato di esterovestizione. Il passo è breve purtroppo.

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