Cambio di residenza: l'iscrizione all'AIRE non basta, rischi il reato tributario

Cambio di residenza: l’iscrizione all’AIRE non basta

Sempre più spesso leggo commenti “superficiali” sul cambio di residenza, dove si pensa che la formale iscrizione all’AIRE sia sufficiente per ottemperare a tutti gli obblighi imposti dal fisco italiano.

Ebbene non è sufficiente. Il reato tributario è dietro l’angolo.

Il nostro ordinamento giuridico all’Art. 2, comma 2, del TUIR identifica 3 requisiti affinché la residenza estera sia riconosciuta:

  1. Essere iscritto nell’anagrafe della popolazione residente nello Stato estero scelto;
  2. Avere il domicilio fiscale nel territorio dello Stato estero, definito come la sede principale degli affari e interessi come previsto dall’articolo 43, comma 1, del codice civile;
  3. Mantenere la residenza nel territorio dello Stato estero, definita come dimora abituale come previsto dall’articolo 43, comma 2, del codice civile.

Per completare quanto scritto, il legislatore ha introdotto nel TUIR una presunzione legale relativa che pone in capo al contribuente l’onere di dimostrare di essersi realmente stabilito all’estero, con prove inconfutabili (Art. 1, comma 83, lettera a) della L. 244/2007).

Da tempo la Circolare 304/1997 del Ministero delle Finanze Direzione Centrale e Accertamento ha chiarito che la formale iscrizione all’AIRE non è un elemento sufficiente a dimostrare l’effettivo trasferimento oltre-frontiera, dovendosi valutare altri elementi di effettività sostanziale.

Anche il “Manuale Operativo del contrasto all’evasione e alle frodi fiscali” ha approfondito questo aspetto, vedasi circolare n.1/2018 del Comando Generale della Guardia di Finanza.

Quanto mi può costare il cambio di residenza se non rispetto i requisiti del TUIR?

Un errore di valutazione degli aspetti sopra citati, espone il contribuente a reati penali tributari. Come indicato dall’Art. 5 del D. Lgs. 74/2000, l’omessa dichiarazione viene punita con la reclusione da 1 anno e 6 mesi a 4 anni.

Quanto scritto è stato confermato dalla Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n.13114 del 21 marzo 2018, in cui:

un cittadino Svizzero residente in entrambi i paesi, è stato condannato dal fisco italiano poiché anche dalle risultanze dei percorsi autostradali, risultava vivere più giorni in Italia che in Svizzera, quindi è stato dichiarato fiscalmente residente in Italia.

In conclusione, consiglio a tutti coloro che non sono specialisti di residenza fiscale estera, di non dare indicazioni alle altre persone su un tema così delicato. Sia sui social network, sia all’esterno.

I reati tributari con implicazioni penali non sono cosa da poco, se siete interessati a effettuare un cambio di residenza nella massima legalità, non mettete in pericolo il vostro patrimonio e il vostro reddito sulla base di “commenti” che trovate online, chiedete sempre una consulenza tecnica a esperti di fiscalità internazionale.

 

Per maggiori informazioni relative al cambio di residenza, scrivimi a piero@pierodibello.com

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4 commenti

  1. Marilena

    Finalmente un chiarimento esaustivo. Al riguardo, infatti, si leggono opinioni e consigli dati senza la dovuta oculatezza. In merito occorre eliminare la superficialità o, almeno rimandare ad approfondimenti appropriati. Grazie Dott. Di Bello

  2. Francesca

    Gentile Dott.Di Bello, desidererei un chiarimento relativo alla seguente situazione: mio figlio ha svolto un dottorato di ricerca di tre anni retribuito e tassato in Francia poiché iscritto all’Aire. Alla fine dei tre anni avendo intenzione di ritornare in Italia ha girocontato il saldo del suo c/c su un conto italiano e successivamente ha effettuato la cancellazione all’AIRE. Ora le chiedo se tale somma deve nuovamente essere tassata in Italia considerando anche il fatto che ha rappresentato l’unica forma di sostentamento per la sua condizione di disoccupato alla ricerca di nuovo lavoro trovato dopo ben 8 mesi e di cui l’Italia non si è certo fatto carico. Grazie per la sua attenzione

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      Piero Di Bello

      Salve, non dovrà dichiarare nulla in Italia. Avrà solo l’obbligo di conservare la documentazione probatoria.