Perché conviene investire in Albania

La terra che venti anni fa produceva disperazione oggi accoglie i nostri emigrati che vanno nel Paese delle Aquile perché la vita costa meno e la burocrazia è più snella.

Chi sono gli italiani che emigra in Albania?

Imprenditori e non imprenditori tra i 25 e i 50 anni in maggioranza del Nord-Italia: operai, artigiani, elettricisti, idraulici, saldatori, meccanici, marmisti, avvocati, medici, architetti, operatori dei call-centers.

Quanti sono, per ora, gli italiani e le aziende italiane in Albania?

Partiamo dalle aziende. I dati della Camera di Commercio riconducono a una ricerca Istat del 2012 che registra 1460 società con almeno un socio italiano. La stima si stringe a 600 se si considerano quelle operative.

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I contribuenti minimi in Italia pagano quanto le società a Malta

Molti piccoli imprenditori spesso guardano altri paesi europei come Malta per aprire un attività con una tassazione del 5%.

Qual è il problema più grande per i piccoli imprenditori che intendono aprire la partita IVA in Italia?

Sicuramente quello di contenere i costi. Soprattutto i costi che hanno a che fare con il fisco.

Oggi il regime dei minimi può essere d’aiuto a chi inizia un attività in Italia ed ha una tassazione equiparata alle Company Limited Maltesi perché scontano un imposta onnicomprensiva del 5%.

Ma quali sono le caratteristiche che deve avere un contribuente alle prime armi per accedere al regime dei minimi? E soprattutto, cosa prevede il regime dei minimi? Si risparmia davvero? È  conveniente? Molti sono i dubbi.

Vediamo di capirci di più.

Il regime dei minimi è un particolare regime fiscale italiano introdotto con la legge 244 del 24 dicembre 2007 (e successivamente modificato), che prevede dei vantaggi fiscali volti al risparmio fiscale ed al contenimento dei costi amministrativi per i contribuenti che, avendone i requisiti, vi aderiscono.

Quindi i soggetti che intraprendono un’attività di impresa o di professione, se in possesso dei requisiti che vedremo più avanti, il regime dei minimi è il regime naturale.

 

Quanto si paga?

Se apri la partita IVA con il regime dei minimi, a fine anno dovrai versare un’imposta sostitutiva pari al 5% del tuo reddito (differenza tra ricavi incassati e costi pagati) anziché applicare l’IRAP (3,90%) e l’Irpef agli scaglioni di reddito come dalla tabella qui sotto.

scaglioni-irpef

A questo punto possiamo vi ricordo che con il regime dei minimi è possibile scaricare tutte le spese sostenute nel corso dell’anno compreso i contributi inps.

 

Requisiti per accedere al regime dei minimi

Possono entrare nel nuovo regime agevolato:

  • I contribuenti che, nel triennio precedente l’inizio dell’attività, non hanno esercitato alcuna attività professionale,artistica o di impresa (anche se in forma associata o familiare);

  • Le attività che non sono una mera prosecuzione di un’altra attività precedentemente svolta in forma di lavoratore dipendente o lavoratore autonomo, fatto salvo il periodo di praticantato svolto per l’iscrizione agli albi professionali(nel caso di professionisti).

Possono tuttavia usufruire del regime dei minimi i soggetti che si trovano in condizioni di disoccupazione o di mobilità,purché possano dimostrare che tale situazione non è dipendente dalla propria volontà.

Se invece l’attività è una prosecuzione di un’attività precedentemente esercitata da un’altra persona, l’ammontare dei ricavi nel periodo d’imposta precedente non deve essere superiore a 30.000 euro.

Prima di andare avanti, occorre meglio chiarire cosa si intende per prosecuzione di un’altra attività precedentemente svolta.

Sì, perché devi sapere che ciò che sembra ovvio per tutti può non esserlo per il fisco (e viceversa).

Cosa si intende per prosecuzione di un’altra attività precedentemente svolta? Per mera prosecuzione si intende anche quell’attività che presenta il carattere della novità unicamente sotto l’aspetto formale, ma che viene svolta in sostanziale continuità, utilizzando ad esempio gli stessi beni dell’attività precedente, nello stesso luogo e nei confronti degli stessi clienti.

Inoltre è sempre bene verificare caso per caso l’applicazione di questa regola.

Facile intuire i motivi. La norma per come è stata pensata ha carattere elusivo dal momento che è finalizzata a evitare ogni forma di abuso per quei contribuenti che potrebbero avere interesse a continuare l’attività precedente non come lavoratori dipendenti, bensì come lavoratori autonomi, al solo scopo di godere delle agevolazioni fiscali.

Ad esempio, lavoravi come webmaster alle dipendenze di un’azienda di grafica. A causa della crisi economica l’azienda sta riducendo il personale. Ti propone allora di aprirti la partita IVA nel caso in cui in futuro decida di rivolgersi a te per qualche lavoretto. No. Questo no! Non è possibile farlo.

 

Quali sono le modalità di applicazione del regime dei minimi?

Il regime dei minimi viene applicato per il periodo di imposta di inizio attività e per i quattro successivi. I soggetti che non hanno ancora computo il trentacinquesimo anno di età possono applicare il nuovo regime fiscale fino al periodo d’imposta di compimento del trentacinquesimo anno.

Esempi:

Se hai 29 anni, potrai applicare il regime dei minimi fino al compimento del 35° anno (quindi più di cinque anni di permanenza nel regime).

Se hai 37 anni, potrai applicare il regime dei minimi solo per 5 anni avendo già computo il 35° anno di età.

I soggetti che invece decadono dal regime (per scelta o per esclusione) non possono più avvalersene e rientrerà pertanto nel regime ordinario.

 

Quali sono i vantaggi del regime dei minimi?

I contribuenti in regime dei minimi, come hai visto prima, versano l’imposta sostitutiva del 5 %. Non esiste nessun obbligo di assoggettamento a IVA! Niente IRAP. Niente studi di settore. Niente comunicazioni IVA, spesometro e blacklist.

E soprattutto, non esiste nessun obbligo di assoggettamento a ritenuta d’acconto per le operazioni attive (le operazioni che vengono fatturate). Data l’esiguità dell’imposta sostitutiva (5%) l’ammontare delle ritenute d’acconto (20%) accumulate sui compensi e ricavi andrebbe a superare l’ammontare delle tasse da pagare con la conseguenza che si verificherebbe una situazione di credito con il fisco.

Le fatture emesse quindi non dovranno riportare l’indicazione della ritenuta. La fattura emessa dal contribuente che aderisce al regime dei minimi dovrà indicare invece, oltre alla dicitura che richiama alla normativa in vigore e cioè:

“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1 della Legge 244/2007 Regime fiscale per l’imprenditoria e per i lavoratori in mobilità D.L. 98/2011”

anche la seguente dicitura

“È richiesta la non applicazione della Ritenuta a titolo di acconto come da Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 185820/2011”

Riepilogando, i contribuenti che aderiscono al regime dei minimi, sono esonerati dai seguenti adempimenti:

  • obbligo di liquidazione e versamento dell’IVA
  • obbligo di registrazione fatture di acquisto e fatture emesse
  • dichiarazione e comunicazione annuale IVA
  • studi di settore
  • comunicazione dei dati inerenti lo spesometro
  • compilazione elenco clienti e comunicazioni blacklist
  • adepimenti IRAP

Si tratta di un bel po’ di semplificazioni se consideri la complessità degli adempimenti burocratici a cui sono soggette tutte le imprese e i professionisti in regime ordinario.

 

Quali sono gli svantaggi del regime dei minimi?

Non illuderti troppo! Il regime dei minimi ha molti vantaggi, ma conserva anche delle sorpresine da non trascurare.

Infatti non tutti sanno che con il regime dei minimi:

  • non è possibile acquistare più di 15.000 €uro di beni strumentali, come ad esempio mobili e arredi, computer, stampanti, etc…
  • non è possibile avere dipendenti in quanto l’attività esercitata è considerata sempre personale
  • non è possibile detrarre l’IVA sulle fatture di acquisto che diventa però costo deducibile
  • superato il limite di 30 mila euro si fuoriesce dal regime dei minimi dall’esercizio successivo e superato il limite di 45 mila euro di ricavi bisognerà tornare al regime ordinario anche per l’anno in corso.

Quindi valuta sempre i pro e i contro prima di fare scelte che potrebbero rivelarsi errate in un secondo momento.

Il regime dei minimi è un’ottima opportunità ma ti consiglio sempre di verificare la tua situazione con il tuo consulente di fiducia che sicuramente saprà indirizzarti nel migliore dei modi.

Per concludere è in dirittura di arrivo un disegno di legge che prevederà l’innalzamento del limite di fatturazione ad € 65.000,00. 

Per ogni altra informazione contattatemi in quanto offriamo assistenza fiscale per tutti regimi contabili nel territorio nazionale.

De seguito alcuni video che possono aiutarvi a capire quanto scritto:

http://www.youtube.com/watch?v=xu4Nndo1Coo (1 parte)

http://www.youtube.com/watch?v=is4CPFhA1sA (2 parte)

http://www.youtube.com/watch?v=uUNK_HK410s (3 parte)

 

(Pubblicare su facebook) 

Malta seconda sul podio per IVA solo al 18%

Pubblicati dalla Taxud i valori dell’Iva dei Paesi UE.
Andiamo a vedere i risultati:

La classifica delle aliquote Iva per il 2014, la new entry Croazia

La classifica 2014 delle aliquote Iva standard applicate nei Paesi membri dell’Unione Europea non presenta particolari variazioni rispetto a quella dell’anno precedente. In testa alla “graduatoria” delle aliquote Iva standard troviamo infatti ancora  l’Ungheria (con un rate del 27%), così come il Lussemburgo (aliquota al 15%)  si conferma il Paese che chiude la classifica.
Al secondo posto, con 25 punti percentuali, si trovano la Svezia e la Danimarca, affiancate in questa posizione da una new entry dell’Unione Europea: la Croazia, ventottesimo nuovo Stato membro. Con un’aliquota al 24% segue, come nel rapporto 2013, la coppia Finlandia-Romania.
A breve distanza il quartetto del 23%, formato come lo scorso anno da Grecia, Irlanda, Polonia e Portogallo.
A quota 22 troviamo invece due Paesi: la Slovenia, con un aumento di due punti rispetto all’anno precedente, e l’Italia. Folto il gruppo dei Paesi che fissano lo “standard rate” al 21% (Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Lettonia, Lituania e Olanda).
Sono sei, invece, i Paesi in cui l’aliquota standard è fissata al 20%: Austria, Bulgaria, Estonia, Slovacchia, Regno Unito e la Francia (che dall’1 gennaio 2014 innalza l’aliquota dello 0,4% rispetto al 19,6% in vigore dal 2000). Completano la mappa delle aliquote Iva standard applicate nell’Unione Europea, Cipro e la Germania (19%) e Malta (18%).

Malta si classifica al secondo posto come aliquota più bassa.

Pensione italiana erogata in Polonia (e in altri Stati europei)

La pensione mi viene accreditata al netto delle ritenute prelevate in Italia e poi è tassata anche in Polonia. Cosa fare per evitare la doppia tassazione?

Le pensioni e le altre remunerazioni analoghe, pagate ad un residente di uno Stato contraente in relazione a un cessato impiego, sono imponibili soltanto nello Stato di residenza del beneficiario della pensione (articolo 18 della convenzione tra Italia e Polonia sulle doppie imposizioni).

Fanno eccezione a tale regola soltanto le pensioni emesse in seguito all’esercizio di funzioni pubbliche (articolo 19, comma 2, della convenzione).

Per evitare la doppia imposizione fiscale è necessario chiedere all’Inps, ente erogante, la non effettuazione delle ritenute alla fonte sulla pensione, in quanto il reddito è assoggettato a tassazione nel Paese di residenza.

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Presidente Banca Cetrale Ungherese chiede le dimissioni di Olli Rehn

Spesso nei mie articoli ho voluto sottolineare la politica errata adottata da Olli Rehn (Commissario Europeo Economia) che spinge ad impoverire gli imprenditori ed i cittadini europei arricchendo le Banche e le Lobbi.

A prova di quando anzidetto, ieri il Presidente della Banca Centrale Ungherese (Mnb) Gyorgy Matolcsy, ha chiesto le dimissioni del Commissario Europeo agli Affari Economici e Monetari, il finlandese Olli Rehn.

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La tassazione dei dividendi esteri

I dividendi esteri sono assoggettati a doppia tassazione: prima “alla fonte” (ossia nel Paese di residenza della società che li distribuisce, cd. “ritenuta Paese”) e poi, sull’ammontare netto, è applicata la ritenuta italiana.

Poniamo come esempio un dividendo tedesco.
In questo caso, dapprima abbiamo subìto sul dividendo lordo la tassazione tedesca (pari al 26,375%); e successivamente quella italiana (20%).

Per attenuare l’effetto della doppia tassazione, le “Convenzioni Internazionali contro le doppie imposizioni” fissano in genere un limite massimo all’imposta nel Paese da cui provengono i dividendi erogati. 
Nel caso di specie, le convenzioni “Germania-Italia” prevedono in tal senso l’applicazione di una aliquota convenzionale massima pari al 15%: quindi, il rimborso spettante è pari al 11,375%  del dividendo lordo (cioè: 26,375% – 15% = 11,375%, appunto).

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