Perché devo aprire un conto corrente all’Estero?

BankIn virtù della presunzione di cui al comma 2, articolo 32, Dpr 600/1973, sia i prelevamenti sia i versamenti operati sui conti correnti vanno imputati a ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività di impresa, se questo non dimostra di averne tenuto conto nella determinazione della base imponibile.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25984 del 20 novembre, torna a esprimersi in merito alla portata della presunzione prevista dalla disciplina delle cosiddette indagini bancarie.

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La tassa sull’auto vale entro il confine

Il riferimento è a quella di immatricolazione protagonista di una controversia che ha richiesto l’intervento dei giudici comunitari su un avviso di rettifica.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 43 CE. Nello specifico, la questione controversa, verte su di un avviso di rettifica, emesso dal Ministero delle Finanze, indirizzato alla parte ricorrente a seguito del mancato pagamento della tassa sulle autovetture per la prima utilizzazione del veicolo in un altro Stato membro.

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La tassazione dei dividendi esteri

I dividendi esteri sono assoggettati a doppia tassazione: prima “alla fonte” (ossia nel Paese di residenza della società che li distribuisce, cd. “ritenuta Paese”) e poi, sull’ammontare netto, è applicata la ritenuta italiana.

Poniamo come esempio un dividendo tedesco.
In questo caso, dapprima abbiamo subìto sul dividendo lordo la tassazione tedesca (pari al 26,375%); e successivamente quella italiana (20%).

Per attenuare l’effetto della doppia tassazione, le “Convenzioni Internazionali contro le doppie imposizioni” fissano in genere un limite massimo all’imposta nel Paese da cui provengono i dividendi erogati. 
Nel caso di specie, le convenzioni “Germania-Italia” prevedono in tal senso l’applicazione di una aliquota convenzionale massima pari al 15%: quindi, il rimborso spettante è pari al 11,375%  del dividendo lordo (cioè: 26,375% – 15% = 11,375%, appunto).

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L’accertamento del Redditometro per il 2008 è annullabile

L’anomalia presente in questi accertamenti è che l’Agenzia delle Entrate sta rideterminando il reddito dei contribuenti per il 2008 senza valutare se la presunta differenza di reddito tra l’accertato e il dichiarato riguarda anche altri periodi d’imposta. Infatti il legislatore ha stabilito che “l’Ufficio può determinare induttivamente il reddito o il maggior reddito in relazione agli elementi indicativi di capacità contributiva individuati con lo stesso decreto, quando il reddito dichiarato non risulta congruo rispetto ai predetti elementi per due o più periodi d’imposta.” (dall’art. 38 commi 4, 5 e 6 del DPR n. 600/73).

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Imposte dovute al conferimento di terreno

Quante imposte si versano al conferimento di terreno da parte di un privato?

Il conferimento di beni immobili ad una società immobiliare o di costruzioni da parte di un privato cittadino non è soggetto ad iva e più precisamente “fuori campo Iva”.

Sconta invece l’applicazione dell’imposta di registro in misura dell’8%, e delle imposte ipotecaria e catastale, rispettivamente al 2% e all’1%.

È dovuta anche l’imposta di bollo nella misura di 300 euro. Nell’ipotesi in cui il conferimento riguardi aree destinate alla costruzione di fabbricati da impiegare nell’esercizio di attività commerciali e non suscettibili di altra destinazione senza radicale trasformazione (o destinate a essere utilizzate come loro pertinenze), l’imposta di registro è dovuta al 4%, a condizione che gli stessi siano ultimati entro cinque anni dal conferimento.

Rimborso della tassa sulle imbarcazioni da diporto

Le istanze andranno inoltrate esclusivamente in via telematica: è stato approvato, con il provvedimento direttoriale del 28 ottobre, il modello con cui chiedere il rimborso della tassa annuale sulle unità da diporto versata in misura superiore a quanto dovuto. Il tributo, istituito dal “decreto salva Italia” (articolo 16, commi da 2 a 10 e 15-ter del Dl 201/2011) ha subito, dopo l’emanazione del Dl 69/2013 (“decreto Fare”), una rimodulazione degli importi.

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Perché gli imprenditori spostano la loro impresa in Serbia?

Le imprese italiane fuggono in Serbia, che da anni sta ormai accogliendo gli imprenditori stranieri con una pioggia di incentivi economici. I contributi che il governo serbo assicura alle imprese sono stratosferici e mettono fuori gioco ogni Paese europeo. Ad esempio ci sono gli sgravi fiscali tra i 5000 e i 10.000 euro annui per ogni posto di lavoro creato nel Paese. Considerando lo stipendio medio di un operaio serbo, tra i 5 e i 6mila euro annui, il costo della manodopera per i primi 12 mesi tende allo zero. Ma non è finita, tra le tante agevolazioni c’è anche l’esenzione per 10 anni dall’imposta sugli utili societari per investimenti superiori ai 7 milioni di euro o che impieghino almeno 100 nuovi dipendenti.

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Perché gli imprenditori spostano la loro impresa in Malta?

Da sempre uno dei modi più efficaci per far capire le cose è fare degli esempi. Dunque analizziamo la situazione tra due attività equivalenti situate rispettivamente in Italia e a Malta.

Le due attività commerciali o di servizi producono un volume d’affari di € 100.000 ed hanno un costo di gestione pari a € 40.000:

La prima differenza sta nella deducibilità e detraibilità dei costi:, infatti a Malta non esistono tutti i limiti fiscali esistenti in Italia ed inoltre i costi di gestione sono di gran lunga inferiori grazie alla ridotta pressione fiscale ed al carico iva del 18%. Questo porta una differenza di costi deducibili del 30%, quindi potremo ipotizzare che il costi di gestione per € 40.000 in Italia, ammonteranno a € 30.000 per Malta.

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L’iva aumenterà temporaneamente al 22% per poi passare al 23%

Sono ore drammatiche per il governo Letta. L’amara e onesta constatazione di aver infranto, seppur di poco, il limite del 3 per cento nel deficit 2013, a pochi mesi dall’uscita dalla procedura europea, e con l’incubo di ritornarci subito, ha creato nell’esecutivo un’atmosfera nella quale la delusione si mischia all’impotenza. L’aumento dell’Iva dal 21 al 22 per cento dal primo ottobre non appare più evitabile, e nemmeno rinviabile. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni lo ha detto con chiarezza sia al premier Letta, sia al presidente della Repubblica. Non accetterà altri compromessi. Ed è pronto a dimettersi. La lettera non l’ha ancora scritta, ma è come se lo avesse già fatto. La tentazione di formalizzarla è cresciuta dopo aver letto le dichiarazioni di Epifani, a cui si sono aggiunte ieri quelle di Alfano, entrambi fermamente contrari al ritocco dell’Iva.

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