Perché gli imprenditori spostano la loro impresa in Serbia?

Le imprese italiane fuggono in Serbia, che da anni sta ormai accogliendo gli imprenditori stranieri con una pioggia di incentivi economici. I contributi che il governo serbo assicura alle imprese sono stratosferici e mettono fuori gioco ogni Paese europeo. Ad esempio ci sono gli sgravi fiscali tra i 5000 e i 10.000 euro annui per ogni posto di lavoro creato nel Paese. Considerando lo stipendio medio di un operaio serbo, tra i 5 e i 6mila euro annui, il costo della manodopera per i primi 12 mesi tende allo zero. Ma non è finita, tra le tante agevolazioni c’è anche l’esenzione per 10 anni dall’imposta sugli utili societari per investimenti superiori ai 7 milioni di euro o che impieghino almeno 100 nuovi dipendenti.

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Italia e Isola di Man: firmato l’accordo per lo scambio di informazioni fiscali

È stato firmato l'accordo per lo scambio di informazioni fiscali tra l'Italia e l'Isola di Man per contrastare l'evasione e garantire la corretta applicazione della normativa (convenzionale e nazionale) vigente in ciascun ordinamento

L’accordo firmato dall’Ambasciatore italiano e dal Ministro del Tesoro di Man prevede che le Autorità Competenti dei due Stati possano avviare lo scambio delle informazioni prevedibilmente rilevanti per assicurare la corretta applicazione delle disposizioni, convenzionali e nazionali, relative a ogni imposta applicata in ciascuno degli ordinamenti coinvolti.

L'Accordo firmato a Londra è basato sul modello TIEA (Tax information exchange agreement) predisposto in sede di Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), nell'ambito dei lavori sulla trasparenza fiscale.

Il Trattato con il Governo dell’Isola di Man è pertanto in linea con gli orientamenti condivisi dall'Italia nelle diverse sedi internazionali (G20-OCSE Global Forum on Taxation e Unione europea) in materia di potenziamento degli strumenti di contrasto del fenomeno dell'evasione fiscale e ha lo scopo di favorire la cooperazione tra le amministrazioni fiscali delle Parti con uno scambio di informazioni che garantisca un adeguato livello di trasparenza.

Analoghi Trattati sono già stati firmati con le Autorità di Jersey, Guernsey, Bermuda, Cayman e Gibilterra.

Per maggiori informazioni potete contattarmi.

 

Siamo pronti all’aumento dell’Iva? Forse dal 01 Ottobre. Governo prende in giro gli Italiani

Serve un miliardo di euro per rinviare il passaggio al 23% entro fine anno. Ma i soldi non si trovano, e con gli incassi dell'aumento dell'Iva il governo vuole ridurre il cuneo fiscale.

In Italia alla fine si torna a parlare di Iva e Imu, le due tasse a cui sono legati fin dall’inizio i destini del Governo Letta. Se ne torna a parlare perché è sempre più chiaro che, dopo aver abolito l’Imu e introdotto la Service Tax, non c’è più nessun margine di manovra per rinviare ulteriormente l’aumento dell’Iva, che dovrebbe salire di due punti dal 21 al 23%, e questo già a ottobre.

Si prova ancora a evitare quel che sembra inevitabile, ma il miliardo di euro che serve per coprire l’aumento dell’Iva (e mica per sempre, solo fino a fine anno) non si trova. Soprattutto perché ci sono i 2,4 miliardi di euro che è costata l’abolizione della seconda rata dell’Imu – che per il momento è solo una promessa, non è ancora legge -, che hanno già prosciugato a sufficienza le casse dello stato.

E così è evidente, che in modo indiretto, l’aumento dell’Iva servirà anche a mantenere l’abolizione dell’Imu. Quel che proprio non si può sperare di ottenere è di avere entrambe le cose. Anche perché il governo ha già in mente che cosa fare con i 4 miliardi che incasserebbe in un anno dall’aumento dell’Iva, e si tratta di misure importanti per provare ad agganciare un po’ di crescita: riduzione del cuneo fiscale e contributivo.

4 miliardi per una misura del genere, però, sono pochini, ragion per cui potrebbero andare a finanziare solo i neo assunti a tempo indeterminato, in modo che i soldi non si diluiscano eccessivamente con il rischio di azzerare qualsiasi effetto.

Siamo arrivati alla frutta quindi bisogna pensare di spostare le proprie imprese oltre i confini italiani.

Aprire una Ltd o Srl quali sono le differenze

 
 

ll mercato unico europeo stabilisce l’ampia libertà per gli imprenditori e le imprese di potere sviluppare la loro attività in tutti gli Stati della Comunità Europea.

I vantaggi di una Limited in Malta, per chi svolge attività di servizi e commercio sono innumerevoli.

Le LTD oggi sono la soluzione migliore per sviluppare la Tua attività in Europa.

In Malta le regole, Leggi e norme per le LTD sono molto snelle e permettono di intraprendere l’attività senza tanti cavilli burocratici e senza costi alti.

Le persone  sono libere di scegliere la Nazione che applica la legislazione più conveniente e la burocrazia più snella e più efficace. (Corte di Giustizia CE)

Molti imprenditori si sono affacciati a questa nuova esperienza e il fenomeno continua la sua espansione grazie anche alla precedente esperienza positiva degli imprenditori tedeschi, francesi, spagnoli, russi (i primi ad usufruire delle Ltd, creando sedi principali virtuali in Malta).

Le ”private limited companies”  ad oggi sono scelte da numerosi imprenditori e sono preferite a confronto delle SRL italiane per molteplici ragioni che potete visualizzare nella tabella qui di seguito.

 

Descrizione

LTD in Malta

Esempio con una SRL in Italia >35

 

Tempi per apertura della Ltd e  operatività

da 2 / max 4 giorni

Circa 10 giorni

Atto notarile , costituzione e altri servizi

No

Si con costi molto elevati. Costi anche per le variazioni successivi ad esempio variazione sede, aumento capitale sociale … Intervento sia del Notaio e sia del Commercialista

Versamento dei decimi per la costituzione del cap.sociale

240 euro 

Condizioni: se la società da costituire è composta da 1 solo socio euro 10.000, in caso di piu’ soci euro 2.500

Il capitale sociale

Minimo euro 1.176

Minimo euro 10.000

Eventuale Responsabilità al capitale socaile versato

Si ma in misura del max 2% (calcolato sul capitale dichiarato) nel caso in cui il capitale non fosse interamente versato

Si , tutto il capitale sociale deve essere versato.

Costi per l’apertura

Da euro 970

Da euro 3.500/5.000

Relativa iscrizione CCAA

Non prevista

Da un minmo di euro 500 annue

Statuto e Oggetto

Generale, tutte le attività legali

Obbligatorio indicare l’oggetto al momento della costituzione

Amministratore e le sue responsabilità

Solo la cancellazione ‘’provvisoria’’ alla Comapny House come carica di Director (amministratore). Non sono previste responsabilità personali.

L’amministratore è totalmente responsabile

Anonimato degli azionisti

Si – in Malta è legale adottare scelte per l'anonimato dell'azionista.

No, in italia non si può fare e i soci sono visibili al momento della costituzione della SRL

Anonimato del Director (amministratore)

Si, in Malta è legale

No, in Italia non si può fare

Apporti  in natura

Semplice modulo da compilare da parte del Director

Da parte di un professionista bisogna redigere una ‘’Stima Giurata’’ per dichiarare il valore del bene

Gestione della società

In Malta gestire una Ltd ha un costo molto basso . Con un pacchetto di contabilità semplice a partire al costo di euro 1.800 euro annue si può gestire una Ltd

In Italia i costi per gestire una SRL sono davvero alti, si pensi che per una contabilità semplice si possono spendere fino da 3.000 a 5.000 euro annue

Compagine societaria

I soci possono essere tutti cittadini italiani e residenti in Italia o altri paesi stranieri

Non possono essere al 100% cittadini stranieri

Attività concessioni e autorizzazioni

In generale non occorrono autorizzazioni, licenze.

Si occorrono

Restrizioni persone fisiche

I soci con problemi avuti in Italia (fallimento, protesti e varie) possono aprire una ltd ed essere anche amministratori

Tutte le persone fisiche che hanno dei problemi non possono aprire nessuna società e non possono ricoprire nessun ruolo

Vat (partita i.v.a.)

Non obbligatoria fino a euro 18 mila, ma si può’ richiedere anche senza avere raggiunto il fatturato minimo (Vat Volontaria)

Obbligatoria da subito

Imposte comunali e altre Imposte

Non previste – non esiste la ritenuta d’acconto e nemmeno vengono richiesti acconti d’imposta

Si previste – si ritenuta d’acconto e previste richiesti acconti d’imposta

Presenza dell’Ispettorato del Lavoro

Non previsto

Si previsto

Imposte sul reddito netto.

Ltd

 

5% sul reddito netto 

Trattamento fiscale più vantaggioso e meno burocratico

Dal 46% in su. Sembra che le imposte tendono sempre ad aumentare. L'OCSE ha dichiarato che in Italia si è arrivati al 53,6%.

Complessità di burocrazia e giungla di imposte e tasse.

 

 

La società Europea

Lo statuto di società europea «Societas Europeae» è entrato in vigore nel 2004.
 
Per l’approvazione di questo progetto ci sono voluti trent’anni il che rende palesi le troppe differenze legislative esistenti tra gli Stati membri in materia di diritto societario. Inoltre, la sua effettiva applicazione necessita dell’adattamento della legislazione di ogni stato membro dell’Unione Europea. In assenza di tale adeguamento, la creazione di una società europea rimane impossibile in alcuni Stati.
 
Principali vantaggi della società europea
Questa società può esercitare le sue attività in tutti gli Stati dell’Unione Europea secondo una forma giuridica regolata dal diritto comunitario comune in tutti gli stati. Cosicché, quando la società è costituita in Italia, è il diritto italiano che si applica. Non è più necessaria la creazione di una nuova struttura giuridica in un altro stato per esercitarvi una attività economica.
La sede sociale della società europea può essere trasferita in un’altro Stato membro dell’Unione Europea, senza creazione di una nuova struttura.
 
 
Modalità di costituzione
Una società europea è costituita da almeno due società situate almeno in due Stati membri differenti, e può derivare da:
–  fusione di due o più società anonime (o per azioni);
–  creazione di una holding ad iniziativa di due società anonime o a responsabilità limitata;
–  creazione di una filiale comune;
–  trasformazione di una società anonima che possiede una filiale in un altro Stato membro da almeno due anni.
 
Formalità di creazione
È obbligatoria la redazione dello Statuto.
La creazione di una società europea deve essere pubblicata sul Giornale Ufficiale dell’Unione Europea.
È necessaria un’immatricolazione nello Stato ove la società ha la sede. Ogni Stato determina il registro su cui deve essere effettuata. Per l’Italia, la Camera di Commercio.
 
Denominazione sociale
La società deve far precedere o seguire la sua denominazione dalla sigla “SE”. Allo stesso modo, tutti gli atti e documenti emanati dalla società e 
diretti ai terzi (corrispondenza, fatture, annunci, pubblicazioni diverse) devono indicare la denominazione sociale, preceduta o seguita dalle parole “società europea” o dalla sigla “SE”, nonché l’ammontare del capitale sociale.
 
Capitale sociale della società europea
La società europea deve avere un capitale sociale minimo di 120.000 euro, ogni singolo Stato membro può prevedere un capitale minimo superiore a tale limite.
 
Modalità di funzionamento
La società europea può essere alternativamente diretta:
–  Da un organo di direzione e da un organo di sorveglianza (sistema dualistico)
–  Da un organo d’amministrazione (sistema monistico)
Le modalità della gestione della società sono stabilite nello Statuto.
Nel sistema dualistico l’organo di direzione assicura la gestione della società; ha il potere di impegnare la società verso i terzi e di rappresentarla davanti agli organi di giustizia. I suoi componenti sono nominati e revocati dall’organo di sorveglianza. Le funzioni di membro dell’organo di direzione e di membro dell’organo di sorveglianza non possono essere esercitate simultaneamente nella medesima società. Tuttavia, l’organo di 
sorveglianza può, in caso di vacanza, designare uno dei suoi membri per esercitare le funzioni di membro dell’organo di direzione.
L’organo di sorveglianza dà la sua autorizzazione per le seguenti operazioni: progetti di investimento il cui ammontare è superiore alla percentuale di capitale sottoscritto; creazione, acquisizione, alienazione o liquidazione di imprese, stabilimenti o parti di stabilimenti, quando il prezzo di acquisto o il ricavo della vendita è superiore alla percentuale del capitale sottoscritto; ricorso al credito o concessione di credito, emissione di obbligazioni e subentro o concessione di cauzione per impegni di terzi, quando l’operazione è globalmente superiore alla percentuale di capitale sottoscritto, stipulazione di contratti di consegna e di prestazioni allorché il giro d’affari globale prevista è superiore alla percentuale del giro 
d’affari dell’ultimo esercizio commerciale. Nel sistema monistico, l’organo di amministrazione cumula tali funzioni. Quando la società europea è creata in Italia, le regole di direzione, amministrazione e controllo sono quelle che regolano la Società per Azioni. Ciò vale anche per la regolamentazione delle Assemblee Generali della società europea.
 
Conti annuali
La società europea ha l’obbligo di predisporre i conti annuali comprendenti il bilancio, il conto dei profitti e delle perdite nonché l’allegato e un rapporto di gestione che contiene una relazione sull’evoluzione degli affari e la situazione della società e, se del caso, i conti consolidati.
 
Fiscalità
La società europea è assoggettata alle imposte ed alle tasse degli Stati nei quali dispone di una struttura.
Le società europee costituite per via di fusione possono essere assoggettate nello Stato ove hanno la sede sociale. In questo modo, il loro reddito globale è tassato nello Stato ove si trova la sede, dopo eventuale compensazione tra le perdite subite da uno stabilimento situato in uno Stato membro ed i profitti realizzati da altri stabilimenti situati in altri Stati.
 
Trasformazione
​Una società europea può trasformarsi in una società per azioni a condizione che sia stata immatricolata da oltre due anni e siano stati approvati i 
bilanci dei due primi esercizi sociali.
Se la società europea ha sede in Italia, la delibera di trasformazione è adottata con le regole previste per le assemblee generali.
 
Conclusione
Lo strumento della società europea è utilizzabile in pochi e determinati casi.
La sua costituzione pone alcuni problemi di raccordo fra la normativa europea e quelle delle singole discipline nazionali. D’altra parte i principi di libertà di stabilimento e di libera circolazione dei capitali e dei servizi consentono agli imprenditori di esercitare la loro attività in ogni Stato membro utilizzando delle stabili organizzazioni o creando delle succursali, delle filiali e delle controllate o partecipate. 
Tutto questo senza dover ricorrere a forme societarie particolarmente complesse. Per questa ragione, secondo gli ultimi dati conosciuti, a tutt’oggi sono state costituite meno di 500 società europee e nessuna di esse in Italia
 
Per ogni altra informazione potetescrivere a director@shelfind.com

Ungheria sovrana stampa moneta nazionale

L’Ungheria si libera dei vincoli dei banchieri
• Dopo che è stato ordinato  all’FMI di abbandonare il paese, la nazione adesso stampa moneta senza debito
L’Ungheria sta facendo la storia.
Mai più dagli anni ’30 con il caso della Germania un paese europeo aveva osato sfuggire alle grinfie dei cartelli bancari internazionali controllati dai Rothschilds. Questa è una notizia stupenda che dovrebbe incoraggiare i patrioti nazionalisti del mondo intero ad intensificare la lotta per la libertà dalla dittatura finanziaria.
Già nel 2011 il primo ministro ungherese,  Viktor Orbán promise di ristabilire la giustizia sui predecessori socialisti che avevano venduto il popolo della nazione alla schiavità di un debito infinito con i vincoli del FMI (IMF) e lo stato terrorista d’Israele. Queste amministrazioni precedenti erano infiltrate da israeliani nelle alte cariche, in mezzo al furore delle masse che alla fine, in reazione, hanno votato il partito  Fidesz di Orban.
Secondo una relazione sui siti germanofoni  del “National Journal”, Orbán si è accinto a scalzare gli usurai dal trono. Il popolare e nazionalista primo ministro ha detto all’FMI che l’Ungheria non vuole né richiede “assistenza” ulteriore dal delegato della Federal Reserve di proprietà dei Rothschild. Gli ungheresi non saranno più costretti a pagare esosi interessi a banche centrali private e irresponsabili.
Anzi, il governo ungherese ha assunto la sovranità sulla sua moneta e adesso emana moneta senza debito e tanta quanto ne ha bisogno. I risultati sono stati nientemeno che eccezionali. L’economia nazionale, che vacillava per via di un pesante debito, ha ricuperato rapidamente e con strumenti inediti dalla Germania nazionalsocialista.
 
Il ministro per l’Economia ungherese ha annunciato che grazie a “una politica di bilancio disciplinato” ha ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, prima della scadenza ufficiale del marzo 2014. Orbàn ha dichiarato: “L’Ungheria gode della fiducia degli investitori” che non vuol dire né l’FMI né la Fed o altri tentacoli dell’impero finanziario dei Rothschild. Piuttosto si riferiva agli investitori che producono in Ungheria per gli ungheresi, creando crescita economica vera, e non già la “crescita di carta” dei pirati plutocratici, bensì quel tipo di produzione che assume realmente le persone e ne migliora la vita.
Con l’Ungheria libera dalla gabbia della servitù agli schiavisti del debito non c’è da meravigliarsi che il presidente della banca centrale ungherese gestita dal governo per il bene pubblico e non per l’arricchimento privato abbia chiesto all’FMI di chiudere i battenti da uno dei paesi più antichi d’Europa. Inoltre, il procuratore generale, ripetendo le gesta dell’Islanda, ha accusato i tre precedenti primi ministri del debito criminale in cui hanno precipitato la nazione.
L’unico passo che rimane da fare per distruggere completamente il potere dei bancksters in Ungheria, è di attuare un sistema di baratto per lo scambio con l’estero come esisteva in Germania con i nazional socialisti e come esiste oggi in Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i cosiddetti  BRICS, una coalizione economica internazionale. E se gli USA seguissero la guida dell’Ungheria, gli americani potrebbero liberarsi dalla tirannia degli usurai e sperare in un ritorno a una pacifica prosperità.
 

 

L´Ungheria caccia il FMI

L’Ungheria si riprende la propria sovranità economica e con una nota che non lascia spazio a dubbi invita, senza giri di parole, i rappresentati del Fondo Monetario Internazionale a fare le valigie. Niente più controlli, niente più uffici a Budapest e niente più funzionari nei corridoi della banca centrale.

Alla vigilia delle elezioni politiche il governo di Viktor Orbàn ha voluto quindi dare un segnale forte alla popolazione. Dopo aver goduto degli aiuti del FMI per quasi 5 anni, il Paese è pronto a riavere la propria sovranità e non ha intenzione di aspettare.

Con un atto che va molto al di là del suo puro aspetto simbolico, il governatore della banca centrale ungherese György Matolcsy ha chiesto ai rappresentanti del Fondo di andare via e chiudere tutti gli uffici di Budapest.

La lettera

Lo stesso capo dell’istituto centrale ha inviato una lettera al presidente del FMI Christine Lagarde, nella quale chiarisce le motivazioni di tale decisione.

In particolare, Matolcsy avrebbe sottolineato che l’Ungheria, avendo già restituito gran parte delprestito di 20 miliardi di euro contratto in seguito alla grave crisi finanziaria del 2008 che stava portando il Paese al tracollo, sarebbe arrivata alla conclusione:

“che non è più necessario mantenere un ufficio di rappresentanza dell’FMI".

Se non è un foglio di via, ci si avvicina parecchio.

Ma ciò che colpisce ancora di più è l’intenzione del Governo Orbàn di restituire con largo anticipo i restanti 2,2 miliardi di euro dovuti all’organismo internazionale.

Il termine previsto per il rimborso scade infatti il 31 marzo del prossimo anno, ma dato che l’Ungheria i soldi li ha già, ma che soprattutto non ha più voglia di subire ingerenze da parte dell’ente di Bretton Woods, l’esecutivo avrebbe deciso di pagare l’ultima tranche già a fine 2013, in modo da sciogliere qualsiasi legame rimasto.

Le reazioni

Il FMI per adesso abbozza, ma siamo sicuri che né Christine Lagarde, né gli altri funzionari dell’organismo internazionale abbiano preso di buon grado questa decisione.

Attraverso una nota, il Fondo sottolinea come il mandato di Iryna Ivaschenko, sua rappresentante a Budapest, sia vicino alla scadenza e, dal momento che "la presenza nei Paesi membri avviene su invito" degli stessi, l’organizzazione non invierà nessun altro funzionario a sostituire la Ivaschenko.

Bisogna sottolineare inoltre che i rapporti tra il Governo di Budapest e il FMI non sono mai stati proprio idilliaci. Nel corso di questi anni le frizioni erano state parecchie e oggi si è arrivati alla “soluzione finale”.

Da oggi in poi l’Ungheria deciderà da sola sulla propria politica economica, il Fondo Monetario Internazionale rivolga le sue attenzioni altrove.

 

La Service Tax quanto costerà agli Italiani?

Aprire una Ltd in Malta ed operando in Italia con l’appoggio della consulenza fiscale internazionale della Shelfind Limited, dove opero come Consulente, può risultare molto utile, soprattutto per gestire in tranquillità i propri affari tra molteplici regolamentazioni, con un occhio all’ottimizzazione del carico fiscale della propria società.

La gioia seguita all’abolizione dell’Imu 2013 da parte del governo Letta è durata poco, lasciando il campo a un sospetto atroce: quanto costerà alle tasche degli italiani la cancellazione della tassa sulla casa?

Un dubbio legittimo ma reso vano dalla notizia che l’imposta dal prossimo anno tornerà sotto mentite spoglie.

Non si chiamerà più Imu ma Service Tax e ingloberà al suo interno anche la Tares, che a sua volta aveva sostituito Tarsu e Tia.

Un labirinto in cui è difficile orientarsi, ma una cosa è sicura, il conto sarà molto salato. Continua a leggere…

Oggi il nostro Presidente del Consiglio ha preso per i fondelli tutti gli italiani.

Eurostat, l'istituto statistico europeo, sostiene che l'Europa sarà tecnicamente fuori dalla recessione, prevedendo un pil a +0,3% nel secondo trimestre. Ma l'Italia continua a non superare l'andamento negativo, e con -0,2% è tra i peggiori Paesi dell'eurozona insieme a Olanda, Slovenia e Cipro.

Se l'UE a 17 nazioni avrà un pil a +0,3% nel secondo trimestre, anche quella a 27 avrà un +0,4%, contro il -0,1% del primo trimestre e il -0,2% per Eurolandia.
Rispetto a un anno prima, il pil è sceso dello 0,5% nei 17 ed e' rimasto stabile nei 27. La crescita maggiore rispetto al trimestre precedente e' stata registrata in Portogallo (+1,1%), poi in Germania, Lituania, Finlandia e Gran Bretagna (tutti +0,7%). Il pil si è attestato a +0,5% per la Francia, mentre la Spagna e' rimasta in recessione con -0,1%.
Anche l'Italia può uscire dalla crisi e quindi avere ''un punto di svolta''. E' quanto afferma il capo economista dell'Ocse, Carlo Padoan, sottolineando che il dato negativo annuale del Pil a -1,8% nel 2013 indicato dall'Ocse ''non e' una novita''', mentre bisogna guardare al dato trimestrale, alla velocità con la quale si sta uscendo dalla recessione. ''L'economia sta uscendo dalla crisi" sostiene quindi Padoan.