Lavoratori impatriati: un’occasione da non perdere

Il fisco italiano è noto per non essere particolarmente benevolo con i suoi contribuenti, siano essi società o persone fisiche.

Tuttavia, nel nostro ordinamento ci sono anche delle norme, poco note e poco pubblicizzate, che nascondono delle importanti agevolazioni, che non possono assolutamente essere ignorate.

Una di queste norme è l’art. 16 del Decreto Legislativo 147/2015, che ha introdotto il cosiddetto regime dei lavoratori impatriati (ex “rientro dei cervelli”), volto a incentivare il rientro in Italia dei molti concittadini trasferitisi all’estero negli ultimi anni.

La norma in particolare riconosce a tutti i soggetti che rientrino in Italia dopo aver trascorso almeno 24 mesi all’estero, una forte percentuale di de‑fiscalizzazione sui redditi di lavoro dipendente, redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, redditi di lavoro autonomo o d’impresa, prodotti in Italia dopo il rientro.

A quanto ammonta l’agevolazione?

Più in dettaglio, se un soggetto che è stato impegnato all’estero negli ultimi due anni (per lavoro o per studio) decide di rientrare in Italia per lavorare (impegnandosi a risiedervi per almeno 2 anni), i redditi di lavoro dipendente o autonomo prodotti in Italia sono tassati per il solo 30%, mentre il 70% di questo reddito resta totalmente esente da imposte. Il beneficio dura per i primi 5 periodi d’imposta post-rientro.

C’è un ulteriore vantaggio!

Se l’impatriato trasferisce la propria residenza in una regione del sud Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna o Sicilia) la percentuale di esenzione è innalzata al 90% del reddito (si tassa, in sostanza, il solo 10% dello stipendio o del fatturato).

Ma non è tutto.

Il soggetto impatriato può raddoppiare il beneficio (conservandolo per ben 10 anni) se acquista un immobile in Italia o se rientra con un figlio minorenne.
Per gli ulteriori cinque anni, tuttavia, la percentuale di esenzione si abbassa al 50% del reddito.

Dove sta l’inghippo?

La norma è stata, comunque, oggetto di diverse interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate (ad esempio, con la Circolare 17/E/2017) che hanno circoscritto l’ambito di applicazione della stessa, per evitare potenziali abusi (ad esempio, per quanto riguarda il rientro di lavoratori italiani che erano stati temporaneamente trasferiti all’estero in regime di distacco).

Per questa ragione è assolutamente fondamentale, nell’ambito di una corretta pianificazione fiscale, valutare ex ante, con l’aiuto di un professionista, l’esistenza di eventuali cause ostative all’applicazione della disciplina di favore, fermo restando che in caso di situazioni dubbie o complesse è comunque possibile presentare un interpello all’Agenzia delle Entrate, richiedendo preventivamente un parere in merito all’interpretazione proposta dal contribuente.

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Scritto da
Pietro Semeraro

Avvocato tributarista, pubblicista, relatore ed esperto delle dinamiche del processo tributario. Appassionato difensore dei diritti dei contribuenti, esperto nella gestione delle verifiche fiscali, degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e del contenzioso con l’Erario.

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Avvocato tributarista, pubblicista, relatore ed esperto delle dinamiche del processo tributario. Appassionato difensore dei diritti dei contribuenti, esperto nella gestione delle verifiche fiscali, degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e del contenzioso con l’Erario.