Esonero Iscrizione Inps Coadiuvanti Impresa Familiare

Pubblichiamo alcune delucidazioni emanate dall'inps in riferimento agli obblighi contributivi di iscrizione, sospensione e cancellazione inps commercianti.

 
L'ISCRIZIONE
L'obbligo contributivo per gli esercenti attività commerciale decorre dal 1 gennaio 1965 ai sensi della Legge 613 del 22 luglio 1966.
L'assetto complessivo della gestione commercianti è stato ridisegnato dalla legge 662 del 23 dicembre 1996, estendendo la possibilità
di iscrizione a nuove attività e a soggetti che erano esclusi dalla precedente normativa.
Il procedimento di iscrizione nel corso del tempo è stato oggetto di molteplici interventi, nell'ottica di una sempre maggiore
semplificazione.
Infatti dal 1 gennaio 2004 al 31 marzo 2008 è stato previsto un sistema iscrizione, sostituito dal 1 aprile 2010 dalla procedura
di iscrizione denominata "Comunicazione Unica per la nascita dell' impresa" (ComUnica).
 
COMUNICAZIONE UNICA
L’art. 9 del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito con modificazioni nella legge 2 aprile 2007, n. 40, ai commi 1 e 2 ha
previsto che ai fini dell’avvio dell’attività d’impresa gli interessati debbano assolvere a tutti gli adempimenti richiesti presentando, per
via telematica o su supporto informatico, la Comunicazione unica all’ufficio del registro delle imprese (al sito
www.registroimprese.camcom.it – rif. msg. 4226 del 19/02/2008).
La Comunicazione Unica vale quale assolvimento di tutti gli adempimenti amministrativi previsti per l’iscrizione al registro delle imprese
ed ha effetto, sussistendo i presupposti di legge, ai fini previdenziali e assistenziali, nonché per l’ottenimento del codice fiscale e della
partita IVA.
Tale modalità deve essere utilizzata in via obbligatoria a decorrere dal 1 aprile 2010 (art. 9 D.L. 31/01/2007 n. 7, modificato
dall'art. 23, comma 13, D.L. 1/07/2009 n. 78).
 
TITOLARI E SOCI LAVORATORI ESERCENTI ATTIVITA' COMMERCIALE
La ComUnica deve essere utilizzata da tutti i soggetti che presentano domanda di iscrizione al Registro delle Imprese e per i quali
sorge l’obbligo d’iscrizione alla Gestione previdenziale dei Commercianti (quadro AC).
L’utilizzo del nuovo sistema di comunicazione è obbligatorio per tutte le notizie che hanno rilievo al fine di un aggiornamento delle
informazioni contenute negli archivi del Registro delle imprese:
iscrizione e dichiarazione di inizio attività;
cessazione dell’impresa;
variazione dell’indirizzo dell’impresa;
variazione dell’indirizzo di residenza del titolare o del socio;
variazione dei dati anagrafici del titolare o del socio;
iscrizione della società con contestuale inizio attività del socio ai fini previdenziali;
cessazione della società;
cessazione dalla carica di socio;
variazione di forma giuridica;
variazione dell’attività svolta.
Inoltre, posto che la nascita dell'impresa non è il presupposto automatico per il sorgere dell'obbligo contributivo nella Gestione
previdenziale dei Commercianti, ma ad essa deve essere collegato l'esercizio dell'attività in via abituale e prevalente, tramite il quadro
“AC” di ComUnica deve essere effettuata una dichiarazione di “iscrivibilità” o di “non iscrivibilità".
 
I casi nei quali è prevista la “non iscrivibilità” sono:
a) svolgimento di attività da lavoro dipendente;
b) partecipazione alla realizzazione dello scopo sociale esclusivamente tramite conferimento di capitale non svolgendo attività;
c) altra attività prevalente con iscrizione alla relativa cassa/ente previdenziale;
d) iscrizione alla gestione previdenziale degli artigiani o commercianti per altra attività d'impresa.
 
Devono essere comunicate direttamente all’Inps tutte le informazioni relative alla modifica della posizione contributiva del titolare o del
coadiuvante che non siano di interesse del Registro delle Imprese.
E', tuttavia, possibile (ma non necessario) utilizzare ComUnica nei casi di iscrizione di un coadiuvante in un momento successivo alla
nascita dell’impresa.
 
La cessazione di una impresa può non far venir meno l'obbligo contributivo per il titolare o socio che contemporaneamente eserciti la
propria attività in altra impresa. Tale circostanza (che tecnicamente è denominata "continuità contributiva") deve essere evidenziata
sul quadro AC della ComUnica.
N.B.: Qualora, a seguito della presentazione della ComUnica, emergano delle incongruenze tali da non consentire il perfezionamento
della iscrizione, la procedura emette à una lettera con la quale l’interessato viene invitato a presentarsi, presso gli uffici della Sede Inps.
 

Dichiarazione Iva (Italia-Malta 1-16)

Le istruzioni della Dichiarazione Iva 2012 dello stato Italiano è composta da 98 pagine contro 1 pagina del governo Maltese, mentre la Dichiarazione Iva Italiana è composta di 16 pagine contro 1 pagina del governo Maltese.

I diritti del contribuente in Malta vengono rispettati, infatti le liquidazioni a credito Iva vengono immediatamente, di default, rimborsate con assegno del governo maltese nel termine di 90 giorni, contro il Governo Italiano che oltre a dover fare richiesta telematica, prima ti invia la Tributaria in sede per una presunzione di colpevolezza e se va bene dopo 6 anni ti versa il diritto acquisito.

Cara Italia …………. sei diventata Obsoleta!!! 

A breve l’agevolazione prima casa sarà una chimera in Italia

 

Al bonus fiscale prima casa
non basta l’utenza elettrica
Requisiti soggettivi e oggettivi mettono i paletti all’agevolazione. L’immobile, per esempio, non deve
essere di lusso ed è fondamentale la residenza del nuovo proprietario
I benefici d’imposta previsti per l’acquisto della prima casa spettano unicamente a
coloro che dimostrano, in base alle risultanze anagrafiche, di risiedere o di lavorare
nel Comune dell’immobile acquistato, senza che a tal fine possano essere prese in
considerazione situazioni di fatto contrastanti con tali risultanze.
Questo il principio di diritto ribadito dalla Cassazione nell’ordinanza n. 271 dell’8
gennaio, che ha confermato un orientamento da ritenersi oramai pacifico in
giurisprudenza in materia di benefici prima casa (cfr Cassazione, sentenze n.
17597/2012, n. 1530/2012, n. 14399/2010, n. 4628/2008, n. 1173/2008, n. 22528/
2007, n. 18077/2002 e n. 8377/2001).
Le difficoltà applicative e i dubbi interpretativi concernenti la struttura normativa di
riferimento hanno alimentato, nel corso degli anni, un notevole contenzioso in materia di tassazione agevolata per l’acquisto
di questo tipo di abitazione.
Al riguardo, ricordiamo brevemente che i benefici fiscali in esame presuppongono la sussistenza di requisiti soggettivi
(concernenti, cioè, l’acquirente) e oggettivi (concernenti la natura e l’ubicazione dell’immobile) specificatamente previsti
dalla Nota II bis dell’articolo 1 della Tariffa, parte prima, allegata al Testo unico dell’imposta di registro (Tur), approvato con
Dpr n. 131/1986.
In particolare, sulla base di tale disposizione normativa, le agevolazioni si applicano agli atti traslativi a titolo oneroso della
proprietà di abitazione non di lusso e agli atti traslativi o costitutivi di nuda proprietà, usufrutto, uso e abitazione relativi alle
stesse solo se ricorrono alcune condizioni, tra le quali, per quel che qui rileva, che l’immobile sia ubicato nel territorio del
Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui
l’acquirente svolge la propria attività.
Il giudizio di merito
Due contribuenti propongono ricorso innanzi ai competenti giudici tributari avverso l’avviso di liquidazione emesso da un
ufficio finanziario a seguito della revoca dei benefici fiscali “prima casa” ottenuti, ai sensi della normativa richiamata, in
occasione dell’acquisto da parte degli stessi di un immobile da destinare a prima abitazione.
Tale revoca era fondata sull’intervenuta decadenza dei contribuenti/ricorrenti dall’agevolazione in esame, in conseguenza
del mancato trasferimento della residenza, nel Comune dell’immobile acquistato, nel prescritto termine di diciotto mesi.
Il ricorso viene respinto in primo grado, ma il successivo appello è accolto dai giudici del gravame sul presupposto che i
contribuenti/appellanti avessero fornito idonea prova dei requisiti necessari per beneficiare del regime fiscale agevolato,
nello specifico, la sussistenza del presupposto fattuale del trasferimento di residenza nei termini normativamente previsti.
Avverso tale pronuncia, l’ufficio finanziario propone ricorso in Cassazione deducendo la violazione e la falsa applicazione
della succitata normativa in tema di benefici fiscali “prima casa”.
La sentenza della Cassazione
Innanzitutto, i giudici di piazza Cavour ritengono insufficiente e illogica la motivazione della sentenza d’appello (equiparabile
all’omissione della stessa), atteso che non contiene gli elementi da cui i giudici del gravame hanno tratto il proprio
convincimento logico-giuridico, rendendo di fatto impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del ragionamento
adottato.
Nel caso di specie, infatti, precisa la Cassazione, la sentenza d’appello fa riferimento a una bolletta per la fornitura di energia
elettrica accompagnata da una dichiarazione di un maresciallo dei Carabinieri che, per stessa affermazione dei giudici,
appare oggettivamente resa in termini generici.
Nello specifico, “non viene data contezza dell’iter logico seguito e dei concreti elementi utilizzati nel percorso decisionale,
per giungere ad affermare il trasferimento di residenza…”.
Nel merito, lo stesso maresciallo “…aveva riferito di dimora giustificata ‘dalla paura di subire furti del materiale edile lì riposto
e custodito’ e non anche di trasferimento di residenza del nucleo familiare e del relativo arredo”.Invece, conclude la Corte di
legittimità, non viene dato risalto all’esame e alla valutazione delle circostanze evidenziate dall’Amministrazione ricorrente
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legittimità, non viene dato risalto all’esame e alla valutazione delle circostanze evidenziate dall’Amministrazione ricorrente
“…quali le risultanze del certificato storico di residenza, nonché che la bolletta esibita non afferiva ad utenza per
approvvigionamento di energia elettrica di una casa per civile abitazione, bensì funzionale alla mera esecuzione dei lavori
edili”.

Addio Piccolo Imprenditore, oramai anche tu sei fallibile in Italia

 

Con la sentenza 769 dello scorso 8 gennaio la Cassazione, rigettando il ricorso
proposto da un’imputata, ha stabilito che non risponde di bancarotta documentale
semplice, ma del più grave reato di bancarotta fraudolenta documentale, il titolare di
una ditta individuale che sopprime o occulta il libro giornale e il libro degli inventari
obbligatori per legge, rendendo così impossibile alla curatela la ricostruzione della
situazione patrimoniale e del movimento degli affari della ditta poi fallita.
La vicenda processuale
Con una sentenza del 2011 la Corte d’appello di Palermo confermava la pronuncia
con cui il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Palermo, in sede di
giudizio abbreviato, aveva condannato l’imputata, in qualità di titolare di una ditta
individuale, dichiarata fallita con una sentenza del 2004 del Tribunale di Palermo, tra
gli altri, per il reato di cui all’articolo 216, comma 1, n. 2 della legge fallimentare.
Avverso tale sentenza l’imputata proponeva ricorso per Cassazione denunciando, in particolare, l’inosservanza ed erronea
applicazione della legge penale, ai sensi dell’articolo 606, comma 1, lettera b) c.p.p., in relazione agli articoli 216 e 217,
legge fallimentare, in quanto, sulla base delle risultanze processuali, non poteva essere condannata per il delitto di
bancarotta fraudolenta documentale essendo eventualmente configurabile nei suoi confronti il delitto di bancarotta semplice
documentale, di cui all'articolo 217, comma 2, della stessa legge fallimentare.
Secondo la tesi difensiva, infatti, l’imputata non avrebbe mai commesso quello che le veniva contestato (falsificazione,
distruzione o occultamento di registri contabili obbligatori), ma avrebbe avuto soltanto una condotta omissiva, consistente nel
fatto di aver operato in contabilità semplificata fino al 1999 e di non avere tenuto le scritture contabili nei tre anni anteriori alla
dichiarazione di fallimento, quando l'attività imprenditoriale si era interrotta.
Tale condotta non sarebbe stata idonea a integrare il più grave reato per cui la stessa era stata condannata nei primi due
gradi di giudizio.
Con un altro motivo, poi, la ricorrente deduceva la violazione di legge in relazione agli articoli 1 e 216 della legge
fallimentare, 2, comma 4, c.p. e 3 della Costituzione, in quanto, dovendosi ricondurre la ditta individuale di cui era titolare, in
ragione dell'attività svolta (esercizio di una piccola attività di scuola materna ed elementare privata), alla categoria del
piccolo imprenditore, non più assoggettabile al fallimento. Questo perché, in virtù delle modifiche apportate all’articolo 1
della legge fallimentare dal Dlgs 5/2006 e dal Dlgs 169/2007 (che ne hanno dilatato notevolmente la nozione) era venuto
meno uno degli elementi costituitivi dei reati ad essa ascritti (ovvero la dichiarazione di fallimento) in virtù del principio di
successione delle leggi penali nel tempo sancito dall’articolo 2, comma 4 c.p., che prevede l’applicabilità della legge più
favorevole al reo, salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
La pronuncia della Cassazione
La Corte suprema, con la sentenza in esame ha rigettato il ricorso, condannando altresì la ricorrente alla refusione delle
spese processuali.
In particolare, con riferimento al primo motivo, la Corte osserva, citando un orientamento consolidato sul punto (cfr,
Cassazione, sentenza 33402/2009), “che anche le imprese sottoposte ad un regime tributario di contabilità semplificata sono
obbligate alla tenuta delle scritture e dei libri di cui all'art. 2214, c.c., ed in modo particolare del libro giornale e del libro degli
inventari che lo stesso art. 2214, c.c., indica come scritture contabili obbligatorie per chi esercita un'attività commerciale”, sia
ai fini civili sia a quelli penali previsti dalla legge fallimentare.
I giudici precisano, poi, che ove la condotta illecita si sostanzi non nella semplice omissione di tale tenuta, ma in un fatto di
bancarotta pre-fallimentare consistente nella distruzione (cioè nell'eliminazione fisica delle scritture contabili o di quanto in
esse annotato) o nella sottrazione delle scritture medesime (che, a sua volta, si risolve nella indisponibilità, totale o parziale,
delle scritture contabili attraverso il loro occultamento o con il renderne impossibile o difficoltosa la materiale apprensione),
finalizzate a evitare l'apprensione delle scritture medesime da parte degli organi fallimentari (nel caso di specie il curatore
fallimentare non ha rinvenuto le scritture contabili della ditta individuale, fatta eccezione per un registro vendite relativo al
solo periodo 11 dicembre 2000-30 giugno 2001 e un registro acquisti relativo al solo periodo 31 gennaio 2000-30 giugno
2001) “appare configurabile non il delitto di bancarotta semplice documentale di cui all'art. 217, co. 2, legge fall., ma il più
grave delitto di bancarotta fraudolenta documentale come previsto in una delle prime tre ipotesi disciplinate dall'art. 216, co.
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grave delitto di bancarotta fraudolenta documentale come previsto in una delle prime tre ipotesi disciplinate dall'art. 216, co.
1, n. 2, legge fall., reato, come è noto, di pura condotta, per la cui realizzazione non si richiede il verificarsi dell'evento della
concreta impossibilità di ricostruire il patrimonio o il movimento degli affari dell'impresa dichiarata fallita” (tale elemento è
valorizzabile, invece, per la verifica dell’elemento soggettivo del dolo specifico).
In altri termini, ciò che ha fatto propendere per la configurazione di tale ipotesi delittuosa è stato proprio il mancato
rinvenimento, da una certa data in poi, delle scritture contabili obbligatorie per legge (libro giornale e libro degli inventari), dal
quale il giudice per le indagini preliminari, con motivazione approfondita, condivisa dalla corte di appello, ha desunto la
soppressione o l'occultamento delle stesse scritture, non essendo stato possibile alla curatela, in loro mancanza e alla luce
della scarsa documentazione fornita, ricostruire la situazione patrimoniale e il movimento degli affari della ditta.
Quanto all'elemento soggettivo, rappresentato in questo caso dal dolo specifico, cioè dalla necessità che la condotta sia
finalizzata allo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, in previsione della
possibilità del fallimento, proprio l’impossibilità per gli organi del fallimento di ricostruire la situazione patrimoniale della ditta
dichiarata fallita, a causa del mancato deposito e del mancato rinvenimento delle scritture contabili obbligatorie, “assume
valore pregnante per dimostrare l'esistenza del dolo specifico, cioè della volontà di arrecare un pregiudizio ai creditori in
previsione del possibile fallimento”.
Sottolinea inoltre la Corte che, ove anche si volesse qualificare la condotta illecita in termini di mera omissione delle scritture
contabili obbligatorie, ipotizzando, come prospetta la ricorrente, che la contabilità, almeno per un certo periodo di tempo, non
sia stata mai tenuta, sarebbe pur sempre configurabile “non il delitto di bancarotta documentale semplice, ma quello più
grave di bancarotta fraudolenta documentale di cui all'ultima ipotesi dell'art. 216, co. 1, n. 2, legge fall.” che, per costante
giurisprudenza di legittimità (cfr Cassazione, pronunce 32173/2009 e 6769/2005), ricorre quando sia stata raggiunta la
prova, come nel caso in esame, che l'omessa tenuta delle scritture contabili è mirata a impedire la ricostruzione della
situazione patrimoniale e del movimento degli affari dell’impresa individuale dichiarata fallita, finalità resa particolarmente
evidente dalla connessione di tale omissione con alcuni fatti distrattivi per cui pure l’imputata era stata condannata.
In relazione al secondo motivo, sebbene sussista un orientamento giurisprudenziale formatosi in passato secondo cui, in
tema di reati fallimentari spetta al giudice penale il potere-dovere di verificare autonomamente, tra l'altro, se l'imputato possa
o meno essere considerato piccolo imprenditore, non soggetto, come tale, a fallimento (in modo da poter verificare, nel
tempo, tutti gli elementi costitutivi del reato, tra cui quello della dichiarazione di fallimento), la Cassazione ha ritenuto di
dover aderire a un nuovo filone interpretativo inaugurato con la sentenza 19601/2008 delle sezioni unite. Secondo tale
arresto il giudice penale investito del giudizio relativo a reati di bancarotta (ex articoli 216 e seguenti, Rd 267/1942) non può
sindacare la sentenza dichiarativa di fallimento, quanto al presupposto oggettivo dello stato di insolvenza dell'impresa e ai
presupposti soggettivi relativi alle condizioni previste per la fallibilità dell'imprenditore.
Per questo motivo, le modifiche apportate all'articolo 1 della legge fallimentare non esercitano influenza, ai sensi dell'articolo
2 c.p., sui procedimenti penali in corso. Tale orientamento è stato poi confermato da altre decisioni delle sezioni semplici
intervenute al riguardo. (cfr Cassazione, sentenze 9279/2009, 40404/2009 e 29907/2008).
Sul punto la Corte suprema richiama anche un orientamento manifestatosi in tema di successione di norme extrapenali nel
tempo, secondo il quale deve ritenersi inapplicabile il principio previsto dall’articolo 2 del codice penale, qualora si tratti di
modifiche della disciplina integratrice della fattispecie penale (come quelle relative ai presupposti per la dichiarazione di
fallimento) che non incidano sulla struttura essenziale del reato, ma comportino esclusivamente una variazione del
contenuto del precetto delineando la portata del comando.
In questi casi rimane integro il disvalore sociale della condotta, che non è venuta meno con la nuova normativa, essendosi il
legislatore limitato a modificare i presupposti per l'applicazione della norma incriminatrice penale, per cui appare del tutto
irragionevole ritenere che siffatte modifiche (alla norma extrapenale) retroagiscano (cfr Cassazione, sentenza 40324/2011).

Prestate i soldi a vostra Moglie? Il Fisco Italiano vi PUNISCE!!

 

Valido l'accertamento sintetico nell'ipotesi in cui il contribuente "aiuti" il coniuge ad acquistare un
immobile, senza avere "sulla carta" la disponibilità delle somme
In caso di accertamento sintetico, ex articolo 38 del Dpr 600/1973, la pretesa tributaria
è legittima se sussiste un'incoerenza tra il reddito dichiarato del contribuente e le
somme dallo stesso prestate al coniuge per l'acquisto di un immobile. È quanto si
evince dall'ordinanza 23293 della Corte di cassazione del 17 dicembre.
I fatti
La vicenda riguarda l'impugnazione da parte di un contribuente di due avvisi di
accertamento Irpef, per gli anni 1999-2000, emessi dall'Agenzia delle Entrate ai sensi
del citato articolo 38 del Dpr 600/1973 ("accertamento sintetico").
In particolare, tali atti impositivi risultavano fondati sulla "identificazione della capacità
contributiva in virtù di indici desunti dalla disponibilità economica che aveva
consentito alla moglie del… (contribuente) di rendersi acquirente di un immobile che
era risultato intestato a quest'ultima". Ciò in quanto l'Amministrazione finanziaria aveva rilevato che le somme prestate alla
moglie risultavano superiori al reddito dichiarato dal contribuente, con la conseguenza che si era provveduto a una
ricostruzione della base imponibile fondata sulle spese e sui coefficienti presuntivi, espressioni della capacità di reddito.
La Commissione tributaria provinciale accoglieva parzialmente il ricorso del contribuente.
Avverso tale sentenza l'Agenzia delle Entrate proponeva appello, che veniva accolto dalla Commissione tributaria regionale,
la quale riteneva che "la questione centrale della lite era stabilire come e quando il… (contribuente) si fosse procurato le
somme da lui poi versate a tale società 'A. srl' a titolo di finanziamento e da quest'ultima restituite in occasione dell'atto di
compravendita, anche atteso che la menzionata società aveva iniziato la sua attività nel 1998 e che il… (contribuente) aveva
dichiarato nelle annualità 1988-2000 importi insufficienti a giustificare il predetto esborso. Poiché nessun elemento di prova
il… (contribuente) aveva addotto, la Commissione aveva ritenuto legittimo l'avviso di accertamento".
Avverso tale sentenza il contribuente proponeva ricorso per cassazione. In particolare, il ricorrente censurava la violazione
dell'articolo 38 del Dpr 600/1973, nonché l'illogicità e la contraddittorietà della sentenza "per avere omesso di rilevare che
il… (contribuente) non era né utilizzatore né acquirente del bene immobile, sicché non gli si poteva riferire la capacità
contributiva su cui era fondato l'accertamento".
Inoltre, contestava la sentenza nella misura in cui la stessa affermava che il contribuente non aveva dimostrato la
provenienza delle somme da lui versate.
La motivazione
Con l'ordinanza 23293/2012, la Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, affermando che "La censura – di fatto
improntata esclusivamente al vizio di motivazione, nonostante l'intestazione in rubrica – appare inammissibile per difetto di
attinenza alla ratio della decisione che, invero, non concerne la questione della disponibilità o proprietà dell'immobile", bensì
"la disponibilità delle somme che il… (contribuente) (come quello stesso ha ammesso) ha utilizzato ai fini di consentire al
coniuge di acquistare l'immobile, previo l'ottenimento della loro restituzione dalla 'A. srl' alla quale (come il giudice del merito
ha accertato) dette somme erano state certamente concesse a titolo di finanziamento nel periodo interessato
dall'accertamento di cui trattasi".
In proposito, evidenziamo che l'articolo 38 contempla un particolare strumento di accertamento tributario, ossia quello con
cui l'Amministrazione finanziaria, nell'ambito dell'attività di controllo nei confronti delle persone fisiche, determina il reddito
complessivo del contribuente ai fini Irpef.
Più precisamente, lo stesso articolo 38 consente al Fisco di accertare il reddito di una persona fisica in base a spese, di
qualunque genere, sostenute nel periodo d'imposta oggetto di controllo e, quindi, anche quando, come è avvenuto nel caso
concreto, la spesa patrimoniale coincide con quella sostenuta per l'acquisto di immobili e per investimenti finanziari (cfr
Cassazione, pronuncia 10603/2002, ove si afferma che nell'ipotesi di disponibilità di immobili, l'effettiva capacità contributiva
va individuata non solo in base alla mera proprietà degli stessi, ma valutando anche le spese a vario titolo sostenute per il
loro mantenimento).
Con riferimento all'accertamento sintetico, occorre peraltro ribadire che l'onere della prova spetta all'Amministrazione
finanziaria per ciò che riguarda la sussistenza degli indici e dei coefficienti presuntivi di reddito o di maggiore reddito, in
1
finanziaria per ciò che riguarda la sussistenza degli indici e dei coefficienti presuntivi di reddito o di maggiore reddito, in
relazione agli elementi indicativi di capacità contributiva. Spetta, invece, al contribuente fornire elementi contrari al fine di
dimostrare che il reddito non è stato prodotto o che è stato prodotto in misura inferiore a quella indicata dall'Agenzia.

Disciplina Fatturazione – Al Ministero stanno a “tirarsi il vento in faccia”

 

Fatture 2013: inizio da 1 o da X+1,
si può ricominciare o continuare
La nuova disciplina sulla numerazione dei documenti contabili, dall’1 gennaio, non prevede più
l’obbligo dell’ordine progressivo per anno solare: vediamo come procedere
Non ci sono limiti alle modalità di numerazione progressiva delle fatture emesse a
partire dal primo giorno del nuovo anno, a condizione che sia garantita
l’identificazione univoca delle stesse.
Lo precisa la risoluzione n. 1/E del 10 gennaio, con cui sono stati chiariti alcuni profili
interpretativi e applicativi dell’articolo 21 del Dpr 633/1972, come modificato
dall’articolo 1, comma 325, lettera d), della legge 228/2012.
Nella formulazione in vigore dall’1 gennaio, infatti, la norma citata dispone, al comma
2, lettera b), che la fattura deve contenere un “numero progressivo che la identifichi in
modo univoco”.
Non essendo più previsto che la numerazione sia “in ordine progressivo per anno
solare”, il documento di prassi chiarisce in che modo il numero progressivo, senza
riferimento all’anno solare, può identificare la fattura in modo univoco.
La necessità di operare la modifica normativa in questione, si legge nella risoluzione, discende dal recepimento,
nell’ordinamento nazionale, della nuova disciplina comunitaria in materia di fatturazione, recata dalla direttiva 2006/112/Ce
del Consiglio del 28 novembre 2006, come modificata dalla direttiva 2010/45/Ue del 13 luglio 2010.
A seguito della procedura di infrazione n. 2008/4343, per mancato recepimento, infatti, la Commissione europea aveva
notificato alla Repubblica Italiana una costituzione in mora ex articolo 226, perché la norma nazionale, imponendo ai
soggetti passivi di azzerare all’inizio di ogni anno solare la numerazione delle fatture, introduceva un adempimento non
richiesto dall’articolo 226 della citata direttiva. Di qui, la necessità di eliminare dal testo dell’articolo 21 del Dpr 633/1972 il
requisito della numerazione progressiva delle fatture “per anno solare”.
Tanto premesso, la risoluzione precisa che “è compatibile con l’identificazione univoca prevista dalla formulazione attuale
della norma qualsiasi tipologia di numerazione progressiva che garantisca l’identificazione univoca della fattura, se del
caso, anche mediante riferimento alla data della fattura stessa”.
Ciò significa che possono essere adottate fondamentalmente due tipologie di numerazione progressiva.
Una, senza azzeramento all’inizio di ciascun anno solare, iniziando il primo gennaio 2013 con il numero 1, ovvero
proseguendo progressivamente la numerazione del 2012 per tutta la vita dell’impresa.
A titolo esemplificativo, se l’ultima fattura del 2012 aveva il numero x, la prima fattura del 2013 può avere il numero x+1.
Una seconda, invece, con l’azzeramento della numerazione progressiva all’inizio di ciascun anno solare, secondo una
modalità del tutto analoga a quelle adottate in vigenza dell’articolo 21 del Dpr 633/1972 ante modifiche. Pertanto, “qualora
risulti più agevole, il contribuente può continuare ad adottare il sistema di numerazione progressiva per anno solare, in
quanto l’identificazione univoca della fattura è, anche in tal caso, comunque garantita dalla contestuale presenza nel
documento della data che, in base alla lettera a) del citato articolo 21, costituisce un elemento obbligatorio della fattura”.
Nel caso in cui il contribuente opti per il “sistema di numerazione progressiva per anno solare”, con azzeramento all’inizio di
ciascun anno, la risoluzione afferma che il numero della prima fattura emessa in ciascun anno debba essere
necessariamente 1. Qualsiasi numero diverso da 1, infatti, genererebbe incertezze sull’avvenuta emissione, per quell’anno,
di fatture con numeri inferiori.
Ad esempio, se la prima fattura del 2013 avesse il numero 10, resterebbe il dubbio che si tratti, in realtà, non della prima ma
della decima fattura dell’anno.
Il documento di prassi conclude fornendo alcuni esempi utili a chiarire le diverse possibilità di numerare le fatture emesse
dal primo gennaio 2013, adottando la numerazione progressiva all’interno dell’anno solare, con azzeramento all’inizio di
ciascun anno:
Fattura n. 1
Fattura n. 2
1
Fattura n. 1/2013 (oppure n. 2013/1)
Fattura n. 2/2013 (oppure n. 2013/2)
Ovviamente, la numerazione progressiva senza azzeramento all’inizio di ciascun anno solare potrà procedere dal numero 1
– ovvero dal numero x+1 nel senso già precisato – fino all’infinito, senza necessità di specificazioni ulteriori (riferimento
all’anno, a serie alfanumeriche eccetera), in quanto “di per sé, idonea ad identificare in modo univoco la fattura, in
considerazione della irripetibilità del numero di volta in volta attribuito al documento fiscale”.
I chiarimenti forniti si ispirano a criteri di semplificazione degli adempimenti fiscali e hanno riflessi positivi sul piano degli
oneri amministrativi, non richiedendo l’adeguamento dei software gestionali alla nuova disciplina in materia di numerazione
delle fatture.

Gli effetti di una Tassazione Equa a Malta

€ 9,00 al giorno noleggi un auto con cambio automatico. Gli effetti si vedono e si toccano con il proprio portafoglio. Prendere a noleggio un auto di piccola cilidrata per 3 giorni, assicurazione compresa, kilometraggio illimitato costa solo 28 euro!!!!

Vi sembra impossibile? Invece è vero.  

Il premio assicurativo annuale per un autovettura è in medi 180 l'anno.

Il resto si commenta da solo …………………..

Io ritengo che le compagnie di noleggio hanno lo stesso Utile in Italia ed in Malta, l'unica differenza solo le imposte, tasse dirette ed indirette ed i costi della burocrazia.

Altro che il 55% di tassazione in Italia, qui siamo al 90%.

 

Malta è il tuo futuro

Cerco  giovani professionisti della provincia di Brindisi, Lecce, Taranto e Foggia che vogliono collaborare con la Shelfind Ltd nei servizi alle imprese Italiane per l'apertura di Trading, Holding, Offshore, Trust. Si richiede una minima conoscenza del trattato di Shengen e della normativa Intra Cee. 

Sostegno alle Imprese che Investono in Malta

 

 

Malta ha sviluppato una nuova serie di incentivi per la promozione e l'espansione dell'industria e lo sviluppo di imprese innovative.

Il mio compito è quello di offrire incentivi per gli investitori diretti stranieri e le imprese locali che dimostrano impegno verso la crescita e l'aumento del valore aggiunto e dell'occupazione. Le imprese impegnate nella produzione, attività di sviluppo delle TIC, call center, sanitario, farmaceutico, biotecnologia, tra gli altri, possono beneficiare di questi incentivi.

Vi presento un abstrat delle attuali misure presenti:

MicroInvest: Supporti per microimprese e lavoratori autonomi di innovare, ampliare e / o sviluppare le loro operazioni.

Business Advisory Services: Il sistema di consulenza aziendale è stato progettato per fornire alle imprese commerciali che operano a Malta con i servizi di consulenza che più si adattano le loro circostanze specifiche.

Business Development Scheme: Il regime di Business Development ha lo scopo di facilitare l'aggiunta di progetti ad alto valore aggiunto che possono offrire un contributo significativo allo sviluppo regionale di Malta.

Create: Questo incentivo mira a sostenere le imprese creative il cui andamento economico è direttamente legata al talento creativo di coloro che sono coinvolti nel business. Un ulteriore supporto è fornito per contribuire allo sviluppo delle comunità creative nelle zone artistiche, sostenendo pertanto lo sviluppo di dette zone e gli sviluppi interdisciplinari di cluster creativi.

Network Support Grant Scheme: Sostegno a progetti di collaborazione tra imprese indipendenti e per lo sviluppo di reti industriali.

Quality +: + Qualità incoraggia le piccole e medie imprese (PMI) per sviluppare e migliorare continuamente la qualità dei loro prodotti, servizi e processi.

Restoration of Commercial Property (Tax Credits): Incentivi fiscali per la conservazione il restauro e la manutenzione di grado 1 e grado 2 edifici di linea e gli edifici all'interno di zone protette urbane (UCAS), che vengono utilizzati o sono utilizzati come locali commerciali.

Trade Promotion :Supporto per facilitare l'accesso ai mercati esteri tra cui la partecipazione a fiere e missioni commerciali.

Energy Efficiency Measures for the Hospitality Sector: La promozione della sostenibilità ambientale e pro-ambientali modelli di business è diventata una priorità nelle odierne società cosciente 'verde'. Pertanto gli investimenti in soluzioni per il risparmio energetico e le fonti energetiche rinnovabili non sono più una merce, ma una necessità.

Refurbishment of Hotels, Accommodation Facilities and Restaurants: Tasso di agevolazioni di credito per sostenere alberghi, ristoranti e fornitori di alloggi per le vacanze nel miglioramento delle loro operazioni e offerta di prodotti in modo da fornire servizi nuovi e migliorati.

Start-up innovation: Le nuove imprese hanno bisogno di un mix di risorse e di supporto, al fine di prosperare. La maggior parte delle start-up cercare una guida esterna, l'assistenza e la finanza.

Registration for Intellectual Property Tax Credits for SMEs: L'obiettivo di questa iniziativa è quello di incoraggiare i ricercatori a sfruttare la proprietà intellettuale attraverso la concessione di licenze di conoscenza brevettato. Il regime dovrebbe anche incoraggiare gli investimenti nella creazione di ricerca e la conoscenza e lo sfruttamento della proprietà intellettuale.

Interest Rate: Prestito abbuoni di interessi per sostenere nuovi progetti di investimento avviati da imprese impegnate nella produzione.

Loan Guarantees: Garanzie prestiti facilitare l'accesso ai finanziamenti a favore delle imprese per l'acquisto di beni strumentali che porteranno ad una produzione più efficace ed efficiente e la fornitura del servizio / s.

Micro Guarantee Scheme: Il sistema di garanzia dei Micro ha l'obiettivo di accelerare la crescita delle imprese, facilitando l'accesso al credito per le imprese commerciali più piccoli.

Soft Loan: Prestiti agevolati sostenere le imprese attraverso prestiti a tassi di interesse bassi per il finanziamento degli investimenti in parte le spese ammissibili

Investment Aid Tax Credits: Crediti d'imposta agli investimenti delle imprese in aiuti di sostenere investimenti e la creazione di posti di lavoro. Il regime è principalmente focalizzata sulla capacità di attrarre nuovi progetti di investimento e promuovere l'espansione o diversificazione delle imprese esistenti.

 

 

 

Perché Investire a Malta ?

 

POSIZIONE STRATEGICA

Malta è molto una posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, con legami molto stretti con l'Europa continentale, il Nord Africa e il Medio Oriente. Le isole è considerato la scelta migliore per gli investimenti in settori basati sulla conoscenza e la produzione di fascia alta. Malta è anche considerato un hub logistico ideale per la sua eccellente infrastruttura portuale. Questo, insieme con l'adesione all'Unione europea, rende il paese un punto di partenza ideale per la regione euro-mediterranea e oltre.

Voli durata è di centri commerciali principali

Algeri Amsterdam Berlino Bruxelles Dubai Dublino Edimburgo
 01:15  03:10  02:55  02:55  05:00  02:55  03:00
 Libia  Londra  Madrid  Milano  Mosca  Monaco  Oslo
 01:30  03:00  02:55  02:00  04:00  02:30  04:00
 Parigi  Praga  Roma Stoccolma   Vienna  Varsavia  
 02:45  02:45  01:30  03:50  02:15  03:50  

ECONOMIA NIMBLE

Malta ha subito una trasformazione incredibile nei pochi decenni dopo l'indipendenza è stata acquisita nel 1964. Quattro decenni dopo, con un'economia di mercato aperta e pienamente funzionante, l'adesione all'Unione europea nel 2004, è stato visto come un passo naturale verso garantire il futuro economico del paese. L'adozione dell'euro nel 2008 assicurato che l'economia non sarebbe vulnerabile alle fluttuazioni di valuta e consentirebbe la nazione di essere più competitivi.

Il progresso e la flessibilità sono fattori chiave per il successo della capacità di Malta di reagire rapidamente alle tendenze internazionali e del mercato globale. Il nostro pro-business governo cerca continuamente di rafforzare l'attrattiva di Malta come un'economia di mercato aperta. Gli shock esogeni della recessione globale inevitabilmente avuto un impatto sull'economia locale. Tuttavia, va notato che Malta è stato uno degli ultimi paesi all'interno dell'Unione europea per accedere alla recessione ed è stato anche uno dei primi paesi a risollevarsi dalla crisi economica. In sostanza Malta ha dimostrato un grande coraggio e emerso in una posizione di forza.

CONOSCENZA DELLA LINGUA

Lingua nazionale del paese è il maltese, ma sia questi ultimi e l'inglese sono le lingue ufficiali di Malta.Questo aggiunge sicuramente all'appello della destinazione per i visitatori, i commercianti e gli investitori.Praticamente tutti i maltesi sono bilingue e molti sono anche dimestichezza in italiano. Alcuni possono anche avere almeno una conoscenza di francese o tedesco. Lingua straniera scorrevolezza come percentuale della popolazione è la seguente: 88% inglese, italiano 66%, 17% francese e tedesco 6%.

DELLA FORZA LAVORO

Il successo di un'impresa non si ottiene il finanziamento o la tecnologia, ma è in ultima analisi, determinato dal potere del popolo. La forza lavoro a Malta è molto produttiva, molto colto ed estremamente flessibile, con un etica del lavoro eccellente. La nostra gente è la nostra più grande risorsa naturale e il paese ha una buona disponibilità di personale professionale, manageriale e tecnica, nonché una pronta fornitura di migliori laureati la maggior parte dei quali sono la tecnologia con esperienza. Il legame tra l'istruzione e l'industria è vitale per la nostra competitività. Istruzione e HR-relativi punti di forza superiore i criteri per scegliere Malta come destinazione di investimento.

INTERNATIONAL FINANCE CENTER

Malta è ora un centro riconosciuto a livello internazionale di servizi finanziari. Tuttavia, a causa approccio tradizionale e conservatore del settore non ha mai avuto una vera crisi finanziaria. Infatti, la forza del settore dei servizi finanziari è stato un fattore critico che contribuisce alla comparsa rapida dell'economia di Malta dalla recessione. In effetti, la reputazione del settore dei servizi finanziari maltese notevolmente migliorata grazie alla resilienza e la stabilità ha mostrato durante la crisi finanziaria. Questo non è andato inosservato nello scenario globale e la reputazione impeccabile dei servizi finanziari locali è prevista per alimentare la crescita ulteriore in questo settore.

ECCELLENTE INFRASTRUTTURA ICT

E 'sempre stato considerato di importanza strategica per la promozione umana ed economica del paese ad essere ben collegato con il resto del mondo. Come tale non vi è stata una grande quantità di investimenti e consolidamento al fine di creare e garantire un affidabile Information Communication Technology (ICT) le infrastrutture.

Malta è completamente liberalizzato e sviluppata infrastruttura ICT ha certamente contribuito alla rapida isola diventando un centro regionale di eccellenza nel settore delle TIC e dei servizi finanziari.

L'IMPOSTA SULLE SOCIETÀ A BASSA

Una lunga, completa del sistema fiscale di imputazione esiste a Malta dal 1948. Il tasso di imposta sulle società a Malta si attesta al 35%, ma in caso di distribuzione di dividendi, gli azionisti possono beneficiare di una restituzione in genere equivalente al 6/7th dell'imposta pagata, con il risultato di un tax rate a pagamento del 5%.

STILE DI VITA SICURO E PIACEVOLE

Ci sono molte ragioni per investire a Malta un buon affare, ma non è sufficiente per i dati da aggiungere e le stelle per essere allineati. In questo giorno ed età – il tempo in cui la qualità, la salute, la sicurezza e vero della vita sono beni preziosi – punteggi Malta altamente su tutti questi aspetti. Viaggiare distanze sono minime, le strutture sanitarie, che si collocano tra i migliori in Europa, sono di prima classe sia in ospedali pubblici e privati ​​e il tasso di criminalità è molto basso. Tuttavia, il più grande punto vendita della nazione dell'isola è senza dubbio lo stile di vita che gli investitori e le loro famiglie godono nel paese. In effetti, coloro che pensano di investire a Malta sono altamente raccomandati per visitare la nazione di esplorare e sperimentare di persona la ricchezza di storia, cultura, ospitalità, bar e ristoranti. In questo modo si può anche ottenere un assaggio della gustosa cucina maltese e mediterranea che il paese offre.