
L’agricoltura moderna si trova oggi di fronte a una sfida senza precedenti: da settore vulnerabile ai cambiamenti climatici diventare protagonista attivo della transizione ecologica. In questo contesto in continua evoluzione, il carbon farming (l’agricoltura del carbonio) si configura come una delle soluzioni più promettenti della strategia ESG. Non si tratta semplicemente di una nuova tecnica agronomica, ma di un cambio di paradigma che permette alle aziende agricole e alle filiere di valorizzare, anche economicamente, il proprio impegno concreto nel percorso verso la sostenibilità.
Adottando buone pratiche sostenibili, le imprese possono infatti generare crediti di carbonio vendibili sul mercato volontario, trasformando l’assorbimento di CO2 in un asset tangibile, capace di certificare il ruolo dell’agricoltore come vero custode della biodiversità e dell’agroecosistema.
Il percorso verso la remunerazione della sostenibilità ha segnato un passo fondamentale nel dicembre 2024, quando il Parlamento Europeo, dopo un lungo iter legislativo, ha adottato il nuovo framework di certificazione per la rimozione del carbonio, segnando un passo fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi climatici previsti dall’Accordo di Parigi.
Si tratta del Regolamento 2024/3012 UE, entrato in vigore il 26 dicembre 2024, noto come Carbon Removals and Carbon Farming Certification (CRCF). Questa norma europea istituisce un quadro regolatorio per la nascita di un mercato europeo del carbonio di alta qualità e, al contempo, contribuisce alla futura creazione di nuove opportunità economiche anche per il settore agricolo.
Si tratta di un passo normativo importante, sebbene non necessariamente sufficiente, per aprire la strada alla remunerazione del carbonio stoccato nelle aziende agricole attraverso i crediti.
Questo sistema, pur essendo volontario, è regolamentato per garantire trasparenza e integrità ambientale.
Infatti, le pratiche agricole saranno soggette a standard tecnici precisi per il monitoraggio e la verifica, contribuendo agli obiettivi climatici dell’UE previsti dal succitato Accordo di Parigi senza il rischio di doppio conteggio o doppia vendita.
Il Regolamento identifica diverse attività che promuovono lo stoccaggio del carbonio, sia esso temporaneo o permanente nei prodotti, o la riduzione delle emissioni.
Tra le pratiche incluse nel carbon farming troviamo:
A queste si aggiungono l’agricoltura biologica e la gestione sostenibile dei suoli, come la minima lavorazione o la copertura del suolo. L’importanza di queste tecniche risiede nella loro capacità di aumentare la sostanza organica del terreno, un aspetto strettamente collegato alla fertilità, allo stoccaggio a medio-lungo termine del carbonio e alla tutela della biodiversità del suolo stesso.
Per garantire che le attività di rimozione del carbonio siano reali e rispettose dell’ambiente, il Regolamento stabilisce che ogni progetto debba soddisfare i cosiddetti criteri QU.A.L.ITY.
Il primo requisito è la Quantificazione (Quantification), che impone misurazioni precise per dimostrare un beneficio netto e misurabile, sia in termini di aumento dell’assorbimento che di riduzione delle emissioni di gas serra dal suolo.
Il secondo pilastro è l’Addizionalità (Additionality), le attività devono essere migliorative e incrementali rispetto agli obblighi di legge e alle pratiche comuni.
A questi si aggiunge il criterio della Lunga scadenza (Long-term), che valuta la durata dello stoccaggio.
Infine, il criterio della Sostenibilità (Sustainability) assicura che le attività non danneggino l’ambiente in altri ambiti (leakage) e contribuiscano attivamente a obiettivi come la tutela della biodiversità.
Tutto questo sistema è garantito dal controllo imparziale di organismi di certificazione accreditati, responsabili di verificare che i progetti generino un beneficio addizionale rispetto a una baseline di riferimento, ovvero lo scenario di partenza, dimostrando che il finanziamento derivante dai crediti sia una condizione necessaria per rendere tali pratiche economicamente sostenibili per l’agricoltore.
Per approfondire l’argomento relativo alla transizione ecologica, consiglio la lettura dell’articolo La transizione ecologica in azienda tra strategie di decarbonizzazione e tecnologie green.
L’implementazione del Regolamento prevede l’adozione di atti delegati per standardizzare le metodologie di contabilizzazione. A tal fine, la Commissione Europea ha istituito un gruppo di circa 70 esperti provenienti da diverse autorità nazionali, aziende, ONG e istituti di ricerca.
La loro sfida è adottare metodologie scientificamente affidabili ma economicamente sostenibili per gli agricoltori, bilanciando i costi produttivi con quelli certificativi.
Entro il 2028 è prevista la creazione di un Registro europeo unico per la tracciabilità; nel frattempo, gli Stati membri gestiscono i propri registri nazionali.
L’Italia ha istituito già nell’aprile 2023 il proprio Registro pubblico dei crediti di carbonio generati su base volontaria dal settore agroforestale nazionale, affidandolo al coordinamento del CREA (Consiglio per la Ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria).
È fondamentale sottolineare che, in assenza dei decreti attuativi, tale Registro non è ancora attivo. Resta, quindi, un clima di incertezza riguardo alle linee guida definitive che dovranno stabilire i criteri per la generazione, contabilizzazione, verifica e commercializzazione dei crediti.
Queste linee guida saranno l’elemento chiave per definire le modalità di iscrizione e gestione dei crediti nel Registro pubblico, fornendo finalmente la chiarezza necessaria a tutti gli attori della filiera.
L’interesse verso il carbon farming dimostra la notevole adesione di molti agricoltori a sistemi di certificazione proposti da diversi consulenti del settore. Dato che il quadro normativo sui crediti agro-forestali non è ancora pienamente definito (in attesa dell’attivazione dei Registri europeo e italiano) è opportuno valutare con la massima prudenza i rischi e le opportunità legati a queste pratiche. È sconsigliato muoversi nel brevissimo termine senza una strategia solida, poiché l’iter tecnico per la generazione di crediti validi non è ancora completato.
I crediti di carbonio potranno essere considerati solo come una parziale integrazione al reddito agricolo all’interno di una progettualità a lungo termine, non certo come una fonte di guadagno facile o primaria.
Per generare reali crediti di carbonio non basta essere proprietari di un’azienda agricola, né è sufficiente adottare buone pratiche, anche qualora queste riducano effettivamente le emissioni.
È necessario che i progetti siano rigorosamente addizionali rispetto agli obblighi normativi e migliorativi rispetto a un livello base di stoccaggio ordinario (Business As Usual).
Serve, inoltre, che le pratiche siano comprese negli standard tecnici internazionali, implementate correttamente e monitorate con costanza nel tempo. Senza una certificazione rilasciata da un ente idoneo e accreditato, e senza l’afferenza a un Registro Pubblico che mostri trasparenza su metodologie e assunzioni tecniche, il rischio concreto è quello di non generare veri crediti ma “titoli” di dubbia natura, tecnicamente fragili e di fatto non commercializzabili. Gli anni recenti hanno purtroppo mostrato esperienze negative in tal senso, che hanno generato costi anziché guadagni per le aziende agricole coinvolte.
Oltre agli aspetti puramente tecnici, ogni proprietario agricolo deve verificare attentamente la sostenibilità economica della certificazione.
Il processo di generazione dei crediti non è gratuito e richiede, come ogni attività aziendale, la realizzazione di un business plan e il supporto di professionisti competenti per una verifica preliminare di fattibilità.
I crediti di carbonio ottenuti seguendo una corretta strada tecnica possono integrare il reddito solo dopo un investimento iniziale dell’agricoltore in pratiche low carbon e nei relativi costi certificativi. I crediti di carbonio non sono una “ricca opportunità” indiscriminata, ma una strada che va percorsa esclusivamente all’interno di un perimetro di garanzie solide a livello tecnico, certificativo ed economico, ponendo la trasparenza e la qualità al centro della strategia aziendale.
