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Trust ceco: riservatezza, fisco e regole per gli italiani

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Trust ceco: riservatezza, fisco e regole per gli italiani

Nella prima puntata abbiamo conosciuto lo svěřenský fond, il trust di diritto ceco: un patrimonio "senza proprietario" scritto nel codice civile del 2014, con una segregazione patrimoniale robusta e una struttura sorprendentemente leggera. Ora arrivano le domande che contano davvero per chi ha un patrimonio: quanto è riservato? Come viene tassato? E soprattutto, la domanda che quasi nessun venditore di strutture estere ti fa: cosa cambia, e cosa non cambia affatto, se tu resti fiscalmente residente in Italia?

Il registro che dà vita al fondo

Partiamo da un passaggio di storia recente. Nei primi anni di vita dell'istituto, dal 2014 al 2018, il fondo fiduciario ceco esisteva di fatto, senza alcun obbligo di registrazione centrale. Sembrava il massimo della discrezione. In realtà era il suo tallone d'Achille: le banche non sapevano come censire un'entità che non è né una persona fisica né una società, e le stesse autorità fiscali navigavano a vista.

Dal 1° gennaio 2018 le cose sono cambiate: è stato istituito un registro dei fondi fiduciari e l'iscrizione è diventata costitutiva/istitutiva. Significa che senza registrazione il fondo, semplicemente, non nasce: non produce alcun effetto giuridico. Da quel momento esiste una data certa, opponibile ai creditori, da cui il fondo esiste, e le banche hanno finalmente una base documentale verificabile. Oggi gli istituti di credito cechi hanno protocolli standardizzati per lavorare con i fondi fiduciari, con un'avvertenza pratica: aprire un conto corrente al fondo è possibile se nella Repubblica Ceca c'è una realtà da amministrare, beni, capitale, operatività. Le banche non aprono conti a strutture vuote di soggetti senza alcun legame con il Paese.

Quanto è davvero riservato

Ecco il punto che incuriosisce di più. Il registro ceco è pubblicamente consultabile, ma contiene dati minimi: lo scopo del fondo, l'identità del gestore (trustee) e la data di istituzione. Non vi si trovano l'elenco dei beneficiari, il testo dello statuto né la consistenza del patrimonio. Chi interroga il registro sa che il fondo esiste e chi lo amministra; tutto il resto rimane fuori dalla vetrina.

Esiste poi, come in Italia, un registro dei titolari effettivi, l'anagrafe imposta dalla normativa europea antiriciclaggio delle persone fisiche che in ultima istanza controllano o beneficiano di una struttura. Inizialmente era consultabile da chiunque; oggi l'accesso è riservato alle autorità, mentre i professionisti possono ottenerlo su richiesta motivata al Ministero della Giustizia ceco.

Riservatezza, dunque, ma non anonimato. È una distinzione fondamentale: verso il pubblico il fondo mostra il minimo indispensabile; verso le autorità, comprese quelle italiane grazie allo scambio automatico di informazioni tra Paesi UE, la trasparenza è piena. Chi propone una struttura estera come luogo dove "sparire" sta raccontando una favola pericolosa.

Il fisco ceco: leggero, ma con una zona grigia

L'ambiente fiscale ceco è oggettivamente favorevole. L'imposta sul reddito delle società è al 21%, quella sulle persone fisiche parte dal 15%, con un'aliquota del 23% oltre una soglia elevata di reddito. E soprattutto: nella Repubblica Ceca non esiste un'imposta sulle successioni e donazioni paragonabile alla nostra.

Quanto al fondo: civilmente non è un ente, ma fiscalmente sì, è un autonomo soggetto d'imposta, con un proprio numero identificativo, che paga le imposte sui redditi che produce. Sulle somme che escono dal fondo verso i beneficiari il quadro è questo: la restituzione del capitale originario è considerata una reversione patrimoniale, operazione fiscalmente neutra che non genera reddito imponibile; le attribuzioni ai familiari del fondatore, discendenti, ascendenti, coniuge e una cerchia definita in modo ampio, godono di un'esenzione di largo raggio, coerente con l'assenza di imposte su successioni e donazioni.

Resta però una zona grigia, ed è bene che tu la conosca: gli utili generati dalla gestione del fondo, per esempio i dividendi delle partecipazioni che vi sono custodite, quando vengono distribuiti ai beneficiari. Una tesi restrittiva vuole che si applichi comunque una ritenuta alla fonte del 15%, a prescindere dal legame familiare; una tesi estensiva, sostenuta dalla dottrina notarile e accademica, ritiene che l'esenzione familiare copra l'intera distribuzione. Il dibattito non è chiuso: chi progetta un fondo con asset finanziari importanti deve metterlo in conto.

C'è infine un paradosso curioso: la Repubblica Ceca non ha aderito alla Convenzione dell'Aja del 1985 sul riconoscimento dei trust, quella che l'Italia ha ratificato con la legge 364/1989, eppure oggi ha, nel proprio codice, un trust pienamente funzionante. Questo non rende il fondo meno valido, ma rende il coordinamento internazionale, per esempio con beni o soggetti italiani, un lavoro da specialisti, non da modulistica.

E se vivi in Italia? Le regole che ti seguono ovunque

Arriviamo al punto che riguarda te. Ammettiamolo: una parte del fascino delle strutture estere sta nell'idea, più o meno confessata, di mettere distanza tra il patrimonio e il fisco di casa. Ecco la verità che devi conoscere prima di qualunque scelta: la residenza fiscale non si sposta spostando i beni. Se tu resti fiscalmente residente in Italia, il fisco italiano continua a guardare te, e in buona parte anche il tuo fondo ceco.

In concreto. Primo: un trust estero può essere considerato fiscalmente residente in Italia se, al di là della targa straniera, viene di fatto amministrato dall'Italia, il tema della sede dell'amministrazione ai fini dell'articolo 73 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi): in quel caso paga le imposte italiane come qualunque trust nostrano. Secondo: se il disponente conserva il controllo sostanziale dei beni, decide lui, dispone lui, il gestore esegue, il fondo rischia la qualifica di trust interposto, uno schermo fittizio i cui redditi vengono imputati direttamente al disponente, come se il fondo non esistesse. È l'equivalente italiano dello sham di cui abbiamo parlato nella prima puntata, ed è il cavallo di battaglia dell'Agenzia delle Entrate, che vi ha dedicato ampio spazio nella Circolare n. 34/E del 20 ottobre 2022. Terzo: i residenti italiani titolari effettivi o beneficiari di un fondo estero hanno obblighi di monitoraggio fiscale, il quadro RW della dichiarazione dei redditi, con le imposte patrimoniali IVIE e IVAFE sui beni esteri, e le attribuzioni ricevute dal fondo possono essere tassate in Italia secondo le regole sui trust esteri, irrigidite dal decreto fiscale del 2019 (D.L. 124/2019). Ricorda quanto detto sopra: tra Italia e Repubblica Ceca le informazioni finanziarie viaggiano automaticamente.

Tradotto: il trust ceco può essere un ottimo strumento dentro una pianificazione fatta bene, per segregare, proteggere, organizzare un passaggio generazionale internazionale, ma è una pessima idea come scorciatoia fiscale. La differenza tra le due cose non la fa lo strumento: la fa il progetto, e chi lo firma.

Uno strumento in più, non una bacchetta magica

Ricapitolando le due puntate: lo svěřenský fond è un trust vero, scritto in un codice civile moderno, con costi contenuti, segregazione solida, riservatezza ragionevole e un fisco locale leggero. È una frontiera interessante della pianificazione patrimoniale europea. Ma per chi vive in Italia non sostituisce le regole italiane: le affianca, e va incastrato con esse da chi conosce entrambi i mondi, quello dei trust e quello del fisco italiano.

Il primo passo non è scegliere lo strumento: è capire di che cosa ha bisogno il tuo patrimonio. Proteggere l'azienda? Organizzare la successione? Tutelare un figlio? Ogni obiettivo ha la sua strada, e non sempre passa da Praga.

Se conosci un imprenditore o una famiglia che sta valutando strutture estere per il proprio patrimonio, manda loro questo articolo: potrebbe evitargli un errore costoso.

Vuoi ascoltare questo tema in formato podcast? Ho dedicato alcini Episodi di "Trust in Trust" proprio a questo argomento. Ascoltalo su Spotify · Apple Podcast · YouTube

Se hai un patrimonio all'estero, o stai valutando una struttura come il trust ceco, non affidarti al sentito dire: prenota una consulenza e verifichiamo insieme quali strumenti, italiani o esteri, hanno davvero senso per la tua situazione. Scrivimi: cominciamo da un'analisi della tua posizione fiscale attuale.

Foto del profilo di Piero di Bello
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