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Il coraggio di provarci: un libro e più letture possibili

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Il coraggio di provarci: un libro e più letture possibili

Durante uno dei nostri incontri, una delle manager più conosciute d’Italia è arrivata nella nostra sala con due telefoni in mano e una notizia falsa da smentire. Quella stessa mattina un quotidiano nazionale aveva scritto che la sua azienda stava per quotarsi a Wall Street entro l’anno. Non era vero, come lei stessa aveva più volte ripetuto nel corso della giornata

Si chiama Cristina Scocchia. Oggi è amministratore delegato di Illycaffè, dopo essere stata alla guida di L’Oréal Italia, Kiko e Chicco.

L’occasione era uno dei nostri Wealth & Coffee, gli appuntamenti che ospitiamo nello studio del professor Stefano Loconte: di solito parliamo di temi tecnici, ma in quell’occasione abbiamo voluto fare qualcosa di diverso. Il professore aveva letto il libro della manager, Il coraggio di provarci, e le aveva scritto su LinkedIn di getto, senza conoscerla: “Provo a osare, al massimo mi dice di no”. Lei ha risposto in ventiquattro ore. Ecco, già solo questo dice tutto del titolo che ha scelto per la sua storia.

Voglio raccontarti perché quell’incontro mi è rimasto addosso e cosa c’entra con il lavoro che faccio ogni giorno per le famiglie e gli imprenditori che proteggono il loro patrimonio.


Dalla collina al successo: la storia di Cristina Scocchia e Il coraggio di provarci

Cristina nasce a Colle di Rose, vicino Sanremo. Duemila abitanti, un alimentare, un’edicola, una scuola. Famiglia normalissima: mamma maestra, papà professore di educazione tecnica alle medie. Il primo sogno, da ragazzina, non è modesto: vuole fare il generale dei carabinieri.

Scopre presto che la legge dell’epoca non lo permetteva, perché era una donna. Passa due settimane a ripetere che non è giusto che sia una legge a decidere chi puoi essere. Poi torna da suo padre e gli dice: “Va bene, non posso fare il generale, allora farò l’amministratore delegato. Ho già rinunciato a un sogno, al secondo non rinuncio”.

C’è un dettaglio che mi ha colpito mentre la ascoltavo. Anch’io sono nato in un piccolo paese, e quella sensazione di guardare il mondo da fuori, di doverti conquistare ogni cosa un passo alla volta, la conosco bene. Non è uno svantaggio, è una palestra.

 

La collina e la forza di provarci

Il cuore del racconto è una scena tra Cristina adolescente e suo padre. Lei è arrabbiata, vede i compagni più fortunati che già viaggiano, parlano diverse lingue straniere, hanno possibilità che lei non ha. E il padre, invece di consolarla, le indica una collina.

“Su quella collina – le dice – ci sono persone che ci sono nate e tu non sei tra quelle. Ci sono persone che ci arriveranno in elicottero e tu non sei tra quelle. Puoi passare la vita a lamentarti e avresti pure ragione, ma ciò non ti porterà in cima. Quindi, risparmia il fiato e mettiti a correre. Magari un giorno ci arrivi, e se ci arrivi sarai più allenata degli altri, perché ci sarai arrivata con le tue forze. E se non ci arrivi non importa, perché nella vita non serve il coraggio di riuscirci: serve il coraggio di provarci.”

C’è un’altra frase del padre che vorrei stampare e appendere in ogni aula: “È bello sognare, ma poi i sogni vanno tradotti in realtà”.

Tienila a mente, perché è esattamente il confine tra un desiderio e un progetto. Per lavoro, io vivo esattamente su quel confine.

 

Protezione del patrimonio e responsabilità: il legame tra azienda e famiglia

Qual è il legame tra azienda, famiglia e protezione del patrimonio?

Questa è la domanda che mi sono fatto anch’io mentre la ascoltavo.

Uno dei capitoli del suo libro si intitola La leadership non è potere, è responsabilità.

Nelle pagine si racconta di quando, durante l’emergenza Covid, da amministratore delegato di Kiko ha deciso di chiudere il canale e-commerce – che in quel momento era l’unica fonte di fatturato rimasta – per non esporre al contagio i fornitori che impacchettavano e spedivano i prodotti, persone della Val Seriana, in quei mesi il territorio più colpito d’Italia.

Una scelta costosa, impopolare, difesa in un consiglio di amministrazione durissimo. Il risultato? Settemila persone sono entrate e uscite da quella stagione senza un solo licenziamento. La sua filosofia di fondo era una sola: il profitto è giusto e necessario, ma non può essere l’unico fine, va integrato con dei valori.

Ecco il punto di contatto.

 

Quello che lei chiama responsabilità verso le persone di un’azienda, io lo vedo ogni giorno sotto forma di responsabilità verso i membri di una famiglia.

 

Proteggere un patrimonio non è un atto di sfiducia verso gli altri, non è egoismo e non è paura. È la versione domestica di quella stessa frase: mettere il valore economico che hai costruito al servizio di valori umani che vengono prima:

  • La cura di un figlio fragile:
  • La serenità di chi resta;
  • La continuità di un’impresa;
  • La tutela di chi non potrà difendersi da solo.

Proprio come la leadership, anche la protezione del patrimonio richiede il coraggio di guardare in faccia situazioni future che preferiremmo rimandare, e di decidere oggi, mentre siamo nel pieno delle forze, invece che mai.
 

Pianificazione patrimoniale: perché rimandare è il rischio più grande per un imprenditore?

C’è una verità che ripeto da anni in studio, e quell’incontro me l’ha confermata una volta di più. Il nemico numero uno di ogni buona pianificazione non è il costo, non è la complessità normativa, non è il Fisco, è il non decidere e il voler rimandare sempre.

"Sono ancora giovane, ne riparliamo più avanti." L’ho sentito dire da un imprenditore di 35 anni con tre figli piccoli, da un professionista con un patrimonio importante, e persino da un genitore di un ragazzo con disabilità, convinto che il “Dopo di Noi” fosse un tema da affrontare solo superati i 60 anni.

 

Il coraggio di provarci, allora, non è solo una frase per ragazzi e ragazze che devono scegliere la scuola superiore. È anche, e soprattutto, una frase per adulti che devono scegliere di proteggere chi amano.

 

I ragazzi e le ragazze hanno bisogno di sentirsi dire che il punto di partenza non decide il punto di arrivo.

Gli adulti hanno bisogno di ricordarsi che il momento giusto per agire non è quando avranno più tempo, ma adesso.

Cristina Scocchia lo ha detto con parole che mi porto dentro: il punto di partenza è dato, nessuno sceglie dove e come nasce, ma possiamo impedire a quel punto di partenza di definire chi siamo e chi vogliamo diventare. Vale per una bambina di Colle di Rose, vale per i nostri figli e vale per ogni famiglia che decide, oggi, di scrivere il proprio futuro invece di subirlo.


 

Educazione finanziaria e giovani: perché regalare Il coraggio di provarci in terza media?

Da questo incontro è nata un’idea molto pratica e voglio condividerla perché mi piacerebbe che non restasse solo mia.

Il libro di Cristina Scocchia, Il coraggio di provarci, è una di quelle letture capaci di spostare la rotta di un ragazzo a tredici o quattordici anni. È l’età in cui si scelgono le scuole superiori, in cui si decide, spesso senza saperlo, quanto in alto guardare. Il padre di Cristina Scocchia diceva quella frase sulla collina non solo a lei, ma anche ai suoi studenti delle medie.

Per questo ho deciso che il mio studio finanzierà, ogni anno, la donazione di questo libro a tutti i ragazzi che arrivano alla terza media nella scuola di mio figlio, come lettura estiva. Si tratta di una piccola operazione, ma è esattamente il genere di gesto in cui credo: investire sul coraggio dei giovani prima ancora che sui loro conti.

E qui ti faccio un invito diretto. Se sei un imprenditore, un professionista o un genitore: leggi quel libro e valuta di regalarlo ai ragazzi della tua famiglia o della tua comunità, dalla terza media in su. Costa pochissimo e potrebbe valere moltissimo, al momento giusto.

 

Come proteggere i propri cari e il patrimonio?

Torno alla frase del padre di Cristina Scocchia: “I sogni vanno tradotti in realtà”. È la definizione più precisa che conosca del lavoro che faccio ogni giorno.

Una famiglia che desidera che il proprio patrimonio resti unito e protetto ha un sogno. Un imprenditore che vuole passare il testimone dell’azienda ai figli senza creare spaccature in famiglia ha un sogno. Un genitore che si chiede cosa accadrà al proprio figlio fragile quando lui non ci sarà più vive sospeso tra il più grande dei sogni e la più grande delle paure.

Il mio lavoro è prendere questi sogni e tradurli in strumenti giuridici e patrimoniali che reggono nel tempo:

  • Un testamento redatto a regola d’arte;
  • Un mandato di protezione o una polizza d’assicurazione con il Beneficiario corretto;
  • Un Trust quando serve davvero una cassaforte giuridica invalicabile;
  • Un patto di famiglia per garantire la continuità dell’azienda;
  • La pianificazione del “Dopo di Noi” prevista dalla Legge 112/2016 per chi ha un caro con disabilità grave.

Non a caso quell’incontro è nato in un contesto di formazione. I Wealth & Coffee, i master, i convegni: la formazione continua è la strada che ho scelto da sempre. Il modo migliore per proteggere il patrimonio dei miei clienti è restare costantemente allenato, esattamente come quella ragazza che correva su per la collina.

Se senti che è arrivato il momento di mettere ordine e di trasformare un’intenzione in un progetto concreto, questo è il punto in cui smettere di rimandare e cominciare con un’analisi seria della tua situazione. Puoi partire dal mio libro sul Check-up Patrimoniale.

 

Due telefoni e la scelta di sedersi comunque

Mi è rimasta impressa l’immagine di Cristina con i due cellulari, nel mezzo di una giornata storta, che invece di rinviare si siede e racconta la sua storia a una sala di persone. Aveva mille ragioni per dire “Facciamo un’altra volta”, invece ha scelto di esserci.

La protezione di chi ami funziona allo stesso modo. Avrai sempre mille buone ragioni per rimandare: il lavoro, le urgenze quotidiane, la sensazione illusoria di avere tutto il tempo del mondo. Il coraggio di provarci è proprio questo: sedersi comunque e fare il primo passo oggi.

 

Pianificare non significa pensare alla fine, bensì prendersi cura della vita di chi resta.

 

 

Foto del profilo di Piero di Bello
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