
“Cosa succederebbe al tuo patrimonio, alla tua azienda o ai tuoi investimenti se un giorno, a causa di una malattia degenerativa o di un incidente improvviso, non fossi più in grado di prendere decisioni in autonomia?”
È una domanda che spaventa, ma che ogni imprenditore, professionista e risparmiatore lungimirante ha il dovere di porsi oggi, mentre è nel pieno delle proprie facoltà.
Per decenni, l’unica risposta dell’ordinamento italiano è stata l’interdizione o, dal 2004, l’amministrazione di sostegno. Strumenti certamente utili, ma intrinsecamente limitati: intervengono solo “a posteriori”, quando l’incapacità è già conclamata, spesso in modo rigido, attraverso procedure giudiziarie lunghe e con una gestione affidata a un terzo nominato da un Giudice Tutelare.
Oggi, però, si sta affermando uno strumento di pianificazione patrimoniale tanto innovativo quanto ancora poco conosciuto: il mandato di protezione per futura incapacità. Si tratta di un contratto atipico che permette di decidere, in stato di piena lucidità, chi e come dovrà gestire i beni, qualora un domani il soggetto non possa più farlo.
Nonostante in Italia manchi ancora una legge organica specifica, a differenza di quanto accade in Francia, Germania o Spagna, la dottrina giuridica e la prassi notarile più avanzata ne confermano la piena validità. Questo riconoscimento non nasce dal nulla, ma poggia su un solido orientamento che ne sottolinea l’efficacia pratica nel garantire un approccio su misura alla tutela del patrimonio.
La sicurezza di questo strumento è oggi supportata dal ruolo fondamentale del Notariato, che garantisce certezza nelle operazioni di protezione patrimoniale e rispondenza ai principi costituzionali di autodeterminazione.
Il mandato di protezione rappresenta una vera rivoluzione per chi vuole “blindare” il proprio futuro e quello della propria famiglia.
Se un soggetto diventa incapace di gestire i propri interessi, i familiari o il pubblico ministero possono ricorrere al giudice tutelare per nominare un amministratore di sostegno (art. 404 del Codice Civile). Questo istituto, introdotto nel 2004, è molto flessibile e ha rappresentato un enorme passo in avanti rispetto alla rigidità dell’interdizione.
Nonostante l’importanza, vi sono dei limiti:
Si attiva solo quando la crisi è già in atto.
Se non si è provveduto a una designazione anticipata (possibile ai sensi dell’art. 408 del Codice Civile), il giudice sceglierà la persona che ritiene più idonea, che potrebbe non coincidere con la volontà del soggetto.
Sono i poteri, i limiti e le modalità di gestione a essere decisi dal giudice che, pur agendo nel miglior interesse del soggetto, non può conoscere appieno i desideri, le strategie di investimento o le dinamiche aziendali.
L’amministrazione di sostegno è un’ottima rete di sicurezza, ma non è uno strumento di pianificazione proattiva.
Il mandato di protezione per futura incapacità ribalta completamente questa logica. È un contratto, stipulato in forma di atto pubblico notarile, con cui il Mandante nomina una persona di fiducia, il Mandatario, affinché compia determinati atti di gestione del patrimonio, nel caso in cui e solo quando il soggetto diventi incapace.
Prendiamo ad esempio il caso di Giovanni (nome di fantasia), 60 anni, fondatore e amministratore di un’azienda di successo, in possesso anche di un cospicuo patrimonio immobiliare e finanziario.
Giovanni, preoccupato per il futuro, su mio consiglio, si reca da un notaio e stipula un mandato di protezione. Nomina come Mandatario suo figlio Andrea, già inserito in azienda, e come Guardiano (una figura di controllo) il suo commercialista di fiducia.
Nel mandato di protezione, Giovanni dettaglia in modo preciso i poteri di Andrea: potrà vendere o affittare immobili solo a determinate condizioni, dovrà seguire una specifica linea di investimento per il portafoglio finanziario e, in azienda, potrà compiere atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, al fine di garantire la continuità operativa.
L’efficacia del mandato è subordinata a una certificazione medica rilasciata da un collegio di tre specialisti, che attesti l’insorgere di una patologia neurodegenerativa.
Cosa accade?
Fino a quando Giovanni è capace, il mandato è dormiente, non produce alcun effetto. Se un giorno, purtroppo, gli venisse diagnosticata una malattia invalidante, il mandato si attiverebbe automaticamente, permettendo ad Andrea di iniziare a gestire il patrimonio secondo le istruzioni precise lasciate dal padre, senza dover attendere i tempi di un procedimento giudiziario.
Spesso ci si chiede se uno strumento del genere sia davvero solido nel nostro sistema.
La risposta è affermativa e poggia su radici internazionali profonde. Tutto parte da New York, il 13 dicembre 2006, con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009. L’articolo 12 della Convenzione è una dichiarazione di indipendenza, che stabilisce: ogni individuo deve godere della capacità giuridica su base di uguaglianza e che gli Stati devono offrire supporto e non sostituzione nelle decisioni.
Questa visione è stata recentemente inserita nel nostro ordinamento con il Decreto Legislativo 3 maggio 2024, n. 62, che entrerà a pieno regime nel 2027. Anche se manca ancora una legge specifica che lo nomini espressamente, il mandato di protezione è già pienamente legittimo come contratto atipico basato sull’articolo 1703 del Codice Civile.
Lo conferma lo studio del Consiglio Nazionale del Notariato n. 114-2023/C, che riconosce all’autonomia privata il potere di superare i limiti della legge ordinaria quando si tratta di tutelare la dignità e la volontà della persona. Paesi come Francia, Germania e Spagna hanno già disciplinato questo strumento con successo, dimostrando che l’autodeterminazione è il futuro della protezione giuridica europea.
Ma è quando alziamo l’asticella che il mandato di protezione rivela tutta la sua potenza strategica, specialmente se messo in dialogo con il “Re” della protezione patrimoniale: il Trust.
Molti imprenditori istituiscono un Trust per segregare i propri beni e proteggerli da future aggressioni, ma cosa succede se un’incapacità improvvisa colpisce il Disponente prima che abbia completato il trasferimento di tutti i suoi beni nel Trust? Senza un mandato di protezione, quei beni rimarrebbero “fuori dalla cassaforte”, soggetti alla gestione ordinaria e vulnerabili.
La mossa da veri strateghi della pianificazione consiste nel nominare il Trustee del proprio Trust come Mandatario nel mandato di protezione. Si crea così un’alleanza strategica: il Mandatario ha il potere di completare i conferimenti dei beni nel Trust anche se il titolare è divenuto incapace.
Il mandato di protezione agisce come un ponte, assicurando che tutto il patrimonio raggiunga la segregazione.
E se la morte dovesse sopraggiungere improvvisamente prima che il progetto sia completato?
Qui entra in gioco il terzo pilastro: il testamento. Attraverso un testamento coordinato, è possibile disporre che ogni bene residuo confluisca nel Trust post-mortem. Questo schema crea un’architettura giuridica priva di zone d’ombra, capace di coprire la vita ordinaria, l’eventuale futura incapacità e la successione ereditaria senza lasciare varchi ai conflitti familiari o alle aggressioni esterne.
Affidarsi a un mandato di protezione non è solo una questione di efficienza economica o di risparmio sui costi della burocrazia giudiziaria che pure sono rilevanti, se pensiamo alle indennità annuali e alle spese legali dell’amministrazione di sostegno. È, soprattutto, una scelta di dignità. Significa evitare l’esposizione pubblica che deriva dall’annotazione di una misura di protezione sull’atto di nascita, mantenendo la gestione del proprio patrimonio in una sfera privata e fiduciaria.
Pianificare oggi, in stato di piena lucidità, è l’unico modo per essere certi che il proprio progetto di vita non venga snaturato.
In un mondo sempre più complesso, la vera protezione non sta nello sperare che non accada nulla, ma nell’avere la certezza che, qualunque cosa accada, tutto procederà esattamente come è stato deciso.
L’Italia, pur muovendosi oggi con passo deciso verso l’autodeterminazione, non è sola in questo percorso. Se alziamo lo sguardo oltre le Alpi, scopriamo che il mandato di protezione è già una realtà consolidata in quegli ordinamenti che, prima di noi, hanno avvertito l’urgenza di tutelare la dignità della persona nella sua fase di fragilità. In Francia, fin dal 2007, il Mandat de protection future permette ai cittadini di organizzare la propria assistenza e la gestione dei propri beni con una flessibilità straordinaria, sia attraverso atti notarili che scritture private.
In Germania, la Vorsorgevollmacht è diventata lo strumento d’elezione per milioni di persone, riducendo l’intervento del giudice a una funzione puramente sussidiaria e lasciando che sia la fiducia privata a governare il passaggio verso l'incapacità.
Anche la Spagna, con il suo Poder continuado, ha tracciato un solco profondo, permettendo che una procura mantenga la sua efficacia proprio quando il mandante perde la capacità di intendere e volere. Questi modelli non sono solo esercizi di accademia giuridica, ma sistemi collaudati che dimostrano come la protezione del patrimonio non possa essere disgiunta dalla protezione della volontà. L’Italia sta ora recependo questo spirito, colmando quel gap informativo che per anni ha lasciato imprenditori e famiglie in balia di procedure standardizzate e, talvolta, inadeguate alla complessità delle loro vite.
In questo scenario, la figura del Notaio non è quella di un semplice certificatore, ma di un vero e proprio architetto del diritto. La redazione del mandato di protezione per atto pubblico è il passaggio che trasforma una dichiarazione di intenti in un titolo opponibile e certo. È nel colloquio con il Notaio che si verifica quella piena capacità che renderà l’atto inattaccabile in futuro, proteggendolo da possibili contestazioni di eredi scontenti o terzi creditori.
La forma solenne dell’Atto Pubblico garantisce che ogni clausola sia calibrata al millimetro.
Non si tratta solo di delegare poteri, ma di costruire un sistema di pesi e contrappesi.
È qui che prende vita la figura del Guardiano o del controllore: una sentinella silenziosa che ha il compito di verificare che il Mandatario agisca sempre nel solco delle istruzioni ricevute.
Questo controllo privato, interno all’architettura del mandato, sostituisce con maggiore efficienza e competenza tecnica la vigilanza burocratica del tribunale, offrendo alle banche, ai clienti e ai fornitori quella certezza operativa necessaria per continuare a operare con l’azienda del Mandante senza esitazioni.
Il tempo, in questa materia, è un fattore critico. Abbiamo citato il Decreto Legislativo 3 maggio 2024, n. 62, figlio di quella Missione 5 del PNRR che punta a riformare profondamente l’assistenza alle persone fragili. Questa riforma, che entrerà a pieno regime il 1 gennaio 2027, introduce un concetto rivoluzionario: il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.
Lo Stato italiano sta finalmente ammettendo che non può esistere una protezione uguale per tutti, perché ogni vita, ogni patrimonio e ogni azienda hanno una storia unica.
Il mandato di protezione si inserisce perfettamente in questa nuova cornice normativa.
Per sua stessa natura, il mandato di protezione richiede la piena capacità di intendere e volere. Aspettare i primi segnali di un declino cognitivo o l’incertezza di un intervento chirurgico significa rischiare di perdere per sempre il diritto di scegliere. Il 2027 è vicino, ma la protezione inizia nel momento in cui si decide di non lasciare il proprio destino al caso.
Predisporre un mandato di protezione è un atto di alta ingegneria giuridica.
Il primo pilastro è senza dubbio la definizione dei poteri. Non basta conferire una generica “amministrazione”. Un mandato di alta qualità deve prevedere clausole specifiche per la gestione di partecipazioni societarie, poteri per operare su conti correnti e portafogli titoli, istruzioni sulla manutenzione o la vendita di immobili e, persino, indicazioni sulla cura della persona e sulle scelte sanitarie. Questa precisione è ciò che impedisce al sistema di bloccarsi: se il Mandatario sa esattamente cosa può fare, e lo sa anche la banca che deve dare esecuzione agli ordini, la continuità è garantita.
Il secondo pilastro riguarda i meccanismi di attivazione. Qui la prudenza è d’obbligo.
La condizione di incapacità non deve essere lasciata all’arbitrio del Mandatario, ma deve essere accertata secondo procedure oggettive stabilite in anticipo. Spesso si suggerisce l’intervento di un collegio medico o di un professionista di fiducia che, attraverso una certificazione formale, dichiari l’avveramento della condizione.
Uno degli interrogativi più frequenti che mi viene posto è: “Cosa succede se, nonostante il mio mandato, un familiare chiede al tribunale la nomina di un amministratore di sostegno?”.
In Italia, l’amministrazione di sostegno è una misura di ordine pubblico e il giudice tutelare mantiene sempre il potere di intervenire. Tuttavia, il mandato di protezione non è inutile in questa sede; al contrario, è la tua voce che parla dentro l’aula di tribunale.
Un mandato redatto con intelligenza deve contenere una designazione preventiva ai sensi dell’art. 408 del Codice Civile. In questo modo, stai dicendo al giudice: “Se ritieni necessario aprire una misura pubblica, sappi che la persona che io ho scelto come mandatario è la stessa che voglio come amministratore”. Salvo gravi motivi, il giudice è tenuto a rispettare questa scelta.
Spesso si sottovaluta l’aspetto economico della pianificazione. L’amministrazione di sostegno non è gratuita: oltre ai costi legali di apertura e alle certificazioni periodiche, comporta spesso un’equa indennità che il beneficiario deve corrispondere all’amministratore nominato. Se la misura dura vent’anni, i costi complessivi possono diventare ingenti, senza contare il peso burocratico della rendicontazione annuale e delle istanze per ogni atto straordinario.
Il mandato di protezione, stipulato con atto notarile, comporta un investimento iniziale certo e contenuto, eliminando alla radice la necessità di rendiconti giudiziari e di autorizzazioni ricorrenti. Ma il vero risparmio non è quello monetario immediato: è il risparmio in termini di continuità aziendale. Per un imprenditore, evitare la paralisi decisionale di sei mesi in attesa di un’autorizzazione del giudice per un aumento di capitale o per la firma di un contratto strategico, significa proteggere il valore stesso dell’azienda. In questo senso, il mandato di protezione non è un costo, ma una polizza sulla sopravvivenza del proprio impero economico.
La riforma introdotta dal D. Lgs. 62/2024 rappresenta il sigillo finale a questa architettura. Il mandato di protezione è l’avanguardia di questa riforma.
L’integrazione tra mandato di protezione, Trust e testamento permette di costruire un ecosistema di tutela che non ha eguali.
È la differenza tra lasciare che il caso governi il patrimonio e assumersi la responsabilità del proprio futuro. Tuttavia, come abbiamo visto, la potenza di questi strumenti dipende interamente dalla qualità della loro redazione e dalla coerenza con cui vengono fatti dialogare tra loro.
Pianificare non è un atto di sfiducia verso il futuro, ma l’affermazione suprema della propria volontà. Proteggi ciò che hai costruito, oggi, per restare protagonista domani.
Sebbene la protezione del futuro sia un tema universale, esistono categorie di soggetti per i quali il mandato di protezione non è solo un’opzione, ma una necessità impellente.
In primis, gli imprenditori. Per chi guida un’azienda, l’incapacità non è solo un dramma personale, ma un rischio sistemico che coinvolge dipendenti, fornitori e partner.
La continuità aziendale non può restare appesa ai tempi di un decreto di nomina del tribunale; richiede un passaggio di consegne fluido, già testato e definito nei minimi dettagli.
In secondo luogo, chi gestisce patrimoni complessi: collezionisti d’arte, proprietari di portafogli immobiliari diversificati o investitori in private equity. Questi asset richiedono una gestione attiva, non una semplice conservazione. Un amministratore di sostegno standard potrebbe non avere la sensibilità o le deleghe per gestire una compravendita d'arte o un aumento di capitale in una startup.
Infine, il mandato è lo strumento d’elezione per le persone sole o prive di una rete familiare prossima. In assenza di parenti entro il quarto grado, il rischio è che il Giudice nomini un amministratore professionista del tutto estraneo alla storia e ai valori del beneficiario.
Con il mandato, queste persone possono affidare il proprio futuro a un amico di lunga data, a un Trustee professionista o a un ente filantropico, garantendo che la propria dignità sia difesa da chi realmente condivide la loro visione del mondo.
Nonostante l’efficacia pratica di cui abbiamo discusso, non possiamo nascondere che il mandato di protezione operi ancora in una sorta di “frontiera” del diritto. Se il Trust ha trovato un riconoscimento esplicito nel nostro sistema tributario e il testamento gode di una disciplina millenaria, il mandato di protezione per futura incapacità vive ancora della forza dell’autonomia privata e della prassi notarile.
Sarebbe auspicabile che il legislatore italiano, seguendo l’esempio di Francia e Germania, colmasse definitivamente questo vuoto. Una regolamentazione organica porterebbe vantaggi innegabili:
Il futuro appartiene a chi lo progetta. Non lasciare che sia il caso a decidere per te: riprendi il controllo della tua storia con il mandato di protezione.
Uno dei dilemmi più profondi che affrontano i miei clienti è la scelta della persona a cui affidare le chiavi del proprio regno. È meglio un familiare stretto, mosso dall’affetto, o un professionista, guidato dalla competenza?
La risposta, spesso, sta nella sintesi. In un patrimonio complesso o in una realtà aziendale, l’affetto da solo non basta a muoversi tra bilanci, scadenze fiscali e strategie d’investimento. Per questo motivo, la prassi più evoluta suggerisce di nominare come mandatario una figura tecnica, come un Trustee professionale o una società fiduciaria, che possa agire con freddezza e precisione chirurgica. Il Guardiano non deve gestire, ma vigilare; non deve far quadrare i conti, ma assicurarsi che ogni decisione del Mandatario rispetti i valori e la volontà di chi ha sottoscritto l’atto.
Questo equilibrio tra l’efficienza del tecnico e la sensibilità del familiare trasforma il mandato da freddo contratto a scudo etico, garantendo che la protezione sia totale, non solo economica ma anche morale.
C’è un aspetto che non mi stancherò mai di sottolineare: il mandato di protezione è uno strumento che non ammette ritardi. La sua efficacia dipende interamente dalla piena capacità di intendere e volere del soggetto al momento della firma.
Molti commettono l’errore di considerare la pianificazione patrimoniale come qualcosa da affrontare “dopo”.
L’incapacità non sempre bussa alla porta con preavviso; può essere l’esito di un evento improvviso, di un incidente o di una diagnosi inattesa. Aspettare i primi segnali di fragilità significa rischiare che il notaio non possa più certificare quella piena lucidità necessaria per rendere l’atto inattaccabile.
Pianificare oggi, è un atto di potere. La riforma del 2027 consoliderà questa prospettiva, ma la finestra di opportunità per decidere del domani è aperta proprio adesso.
Il patrimonio è il racconto di una vita.
Assicurati che l'ultimo capitolo sia scritto dalla stessa mano.
Per trasformare il mandato di protezione in uno scudo impenetrabile, il percorso deve seguire tappe precise. Non si tratta di burocrazia, ma di una sequenza logica che garantisce la tenuta dell’intera architettura:
Prima di scrivere anche una sola riga, è necessaria una fotografia nitida del tuo patrimonio. Quali sono i beni che richiedono gestione attiva? Quali sono le quote societarie che non possono permettersi una paralisi? Questa fase identifica “cosa” dobbiamo proteggere.
Come abbiamo visto, l’equilibrio tra il Mandatario (il braccio operativo, spesso un Trustee professionale) e il Guardiano (il cuore etico, un familiare o un amico) è la chiave. Definire chi farà cosa è l’atto di fiducia più importante.
Stabilire con precisione chirurgica le modalità di accertamento dell’incapacità. Non lasciare spazio a interpretazioni: il mandato deve attivarsi come un meccanismo automatico di fronte a criteri medici oggettivi e prestabiliti.
Assicurarsi che il mandato di protezione “comunichi” con il Trust e con il testamento. Se il Mandatario deve conferire beni nel Trust, l’Atto deve essere pronto a riceverli e il Testamento deve coprire eventuali residui. È la sincronizzazione degli ingranaggi che rende l’orologio perfetto.
Solo l’Atto Pubblico garantisce la validità e l’opponibilità necessaria. Il notaio non è solo il testimone della firma, ma il garante della capacità nel momento in cui si decide di essere liberi per sempre.
