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Pianificazione patrimoniale per atleti e sportivi: il Mandato di protezione

20 minuti di lettura
Pianificazione patrimoniale per atleti e sportivi: il Mandato di protezione

Ogni volta che si accendono i riflettori sui grandi palcoscenici internazionali, come le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, il mondo intero non resta indifferente. Gli stadi si trasformano in arene pulsanti, le piste vengono tirate a lucido per consacrare nuovi campioni e milioni di occhi restano puntati su quegli attimi irripetibili che separano la medaglia d’oro dall’oblio. Questi eventi sono la celebrazione assoluta del talento e del sacrificio.

Eppure, in mezzo a questa straordinaria esaltazione di forza e invincibilità, c’è una domanda scomoda che in pochi hanno il coraggio di porre: cosa accade il giorno dopo l’ultima gara?

Non parlo della conferenza stampa, dei contratti di sponsorizzazione o del ritorno a casa con la medaglia al collo, intendo qualcosa di più intimo e personale.

Parlo del momento in cui il corpo, la macchina perfetta che hai allenato per anni e che ti ha regalato tutto, inizia a presentare il conto. Penso a un incidente imprevisto in allenamento, una caduta apparentemente banale o un singolo momento di distrazione, eventi che cambiano irreversibilmente le regole del gioco.

Come Trustee professionale esperto in pianificazione e protezione patrimoniale, ho seguito sportivi e professionisti di altissimo livello. Sai cosa ho imparato?

 

La carriera e la vita di un atleta viaggiano a velocità sostenuta su un filo sottilissimo.

 

Quali sono le tappe della carriera sportiva?

Hai notato che le carriere degli atleti professionisti seguono, quasi senza eccezioni, una traiettoria tanto implacabile quanto prevedibile?

Tutto inizia con l’ascesa. Sono gli anni trascorsi nell’ombra: sveglie all’alba, muscoli infiammati ignorati per non perdere un giorno di lavoro, diete e rinunce che nessuno, al di fuori della tua cerchia più intima, potrà mai comprendere.

 

L’atleta vive in una bolla dove l’unica valuta che conta è la performance.

 

Poi arriva il momento magico, la gloria. Il podio, il record sbriciolato, i contratti di sponsorizzazione a sei zeri.

È l’istante in cui il mondo intero impara a sillabare il tuo nome. L’entourage si allarga, i manager iniziano ad essere sempre più presenti e pressanti.  

 

L’atleta respira un’inebriante sensazione di onnipotenza.

 

E infine, inevitabilmente, arriva la discesa.

 

La gravità non risparmia nessuno, nemmeno le leggende.

 

Per alcuni, questa fase è un soft landing, un atterraggio morbido e ampiamente programmato. È il ritiro annunciato con serenità, la transizione verso una nuova carriera come manager, imprenditore o commentatore. È la libertà garantita da un patrimonio strutturato e ben gestito, che assicura a te e alla tua famiglia un futuro senza compromessi e senza ansie.

Per altri, invece, l’impatto col suolo è brutale. Non è solo il corpo che smette all’improvviso di obbedire ai comandi a causa di un infortunio imprevisto che spezza i sogni, il telefono che smette di squillare, l’entourage che evapora nel giro di pochi mesi. E ancora, i risparmi di una vita bruciati in investimenti azzardati, magari affidati al “consulente amico” o a persone di cui ci si fidava ciecamente, senza alcun vero sistema di controllo.

 

La mia esperienza insegna che c’è un altro scenario, tragico, spaventoso: l’atleta perde la capacità giuridica e mentale di decidere per sé stesso.

 

Qual è il rapporto tra corpo e patrimonio degli atleti?

C’è un paradosso crudele nel mondo dello sport professionistico. Se sei un atleta di alto livello, il tuo corpo è il tuo capitale, la tua azienda, la tua principale fonte di reddito, il motore esclusivo del tuo successo.

Spendi decine di migliaia di euro all’anno in fisioterapisti, nutrizionisti, mental coach e medici sportivi per proteggere e ottimizzare il “capitale corporeo”. 

 

Il capitale corporeo è, al tempo stesso, forza e punto debole.

 

Gli atleti sono percepiti dall’esterno come supereroi invincibili, ma la verità clinica e statistica racconta una storia molto diversa: sono esseri umani non macchine e, in quanto tali, fragili.

Non servono giri di parole, bastano i numeri a smantellare l’illusione:

  • Sci alpino: gli sciatori professionisti registrano un tasso di infortuni gravi del 4-5% per ogni singola stagione agonistica.
  • Pattinaggio di velocità su ghiaccio: atleti che sfidano le leggi della fisica affrontando curve con lame sottilissime a oltre 60 km/h, esponendosi al rischio costante e mortale di traumi cranici severi.
  • Hockey su ghiaccio: i giocatori convivono con una probabilità, pari al 25%, di subire una commozione cerebrale grave nel corso della loro carriera.

E stiamo citando solo gli sport invernali olimpici.

Ma per capire davvero l’importanza di questo tema, non abbiamo bisogno di leggere sterili report medici.

È sufficiente guardare le storie vere, quelle che in un millesimo di secondo hanno segnato la storia dello sport, trasformando trionfi in tragedie:

  • Chemmy Alcott, campionessa britannica di sci alpino: cinque devastanti interventi chirurgici al ginocchio e una frattura complessa alla gamba che le è costata un intero anno di carriera, polverizzando programmazioni e contratti.
  • Kevin Pearce, fuoriclasse assoluto e promessa americana dello snowboard: un trauma cranico devastante subito durante un “normale” allenamento lo ha costretto a un ritiro prematuro a soli 22 anni, costringendolo a reimparare a camminare e parlare, stravolgendo per sempre la sua vita e quella della sua famiglia.
  • Nodar Kumaritashvili, slittinista georgiano: la fine di tutto. Tragicamente scomparso a soli 21 anni durante un allenamento pre-gara alle Olimpiadi di Vancouver 2010, ricordando al mondo che il limite tra la vita e la morte è una linea sottilissima.

La cruda verità che emerge da queste vite spezzate o stravolte è una sola. La domanda da porsi non è “se” il corpo, prima o poi, presenterà il conto, ma “quando” accadrà e “quanto grave sarà l’impatto”.

 

Quando quel momento arriverà, sarai tu a tenere in mano le redini della tua vita e del tuo patrimonio, o lascerai che sia uno sconosciuto a farlo per te?

 

Come proteggere il patrimonio dagli imprevisti?

Esiste un momento preciso in cui un essere umano perde definitivamente il controllo della tua esistenza.

Nell’immaginario collettivo, quel momento coincide con la caduta. Con il suono sordo delle lamiere, con le luci asettiche del pronto soccorso, o con il medico che, abbassando lo sguardo sulle lastre, pronuncia la frase che fa scricchiolare il mondo sotto i piedi: “Non tornerai mai più quello di prima”.

Come esperto di pianificazione patrimoniale e tutele legali, devo svelarti una verità molto più amara e complessa. Il vero punto di non ritorno non si consuma in una sala operatoria o in un centro di riabilitazione, ma tra i faldoni di un tribunale.

È il momento esatto in cui un Giudice Tutelare stabilisce che tu non sei più capace di provvedere ai tuoi interessi. Che hai perso, in tutto o in parte, la capacità di intendere e di volere.

In quel preciso istante, la tua autonomia giuridica viene di fatto azzerata. Si attiva una macchina burocratica inesorabile: la procedura di amministrazione di sostegno. E tu, da artefice del tuo destino, diventi improvvisamente un “soggetto amministrato”.

 

La trappola degli affetti

Per un atleta professionista, o per un imprenditore abituato a dominare ogni millimetro della propria performance, l’idea di dover delegare la propria vita è inaccettabile.

Quando affronto questo scenario con i miei clienti, la reazione difensiva, quasi istintiva, è sempre la stessa: “Ma di cosa mi preoccupo? Se mi dovesse succedere qualcosa di grave, il Giudice nominerà sicuramente mia moglie. O mio fratello. O i miei genitori. Loro mi amano, sanno perfettamente cosa voglio”.

 

Questo è il più grande, devastante e pericoloso malinteso del nostro sistema giuridico.

 

Il Giudice Tutelare non ha alcun obbligo di nominare un tuo familiare. 

Il suo unico mandato è “proteggere il soggetto fragile”. Quando si verifica una tragedia imprevista, specialmente se sul tavolo c’è il cospicuo patrimonio di uno sportivo professionista o di un personaggio pubblico, le dinamiche familiari spesso si sgretolano sotto il peso del trauma e degli interessi economici.

Immagina la scena, spogliata di ogni ipocrisia: tu, atleta, sei in un letto, incapace di comunicare le tue volontà.
Tua moglie, disperata, vuole liquidare i tuoi investimenti per tentare una costosissima cura sperimentale all’estero. I tuoi genitori, diffidenti o in cattivi rapporti con lei, si oppongono duramente e pretendono di trasferirti nella loro città per assisterti. Tuo fratello interviene criticando ferocemente la gestione dei tuoi conti bancari e dei tuoi immobili.

In presenza di una conflittualità latente o di visioni divergenti su come usare i tuoi soldi, sai cosa fa un Giudice per “proteggerti”? Congela la famiglia, estromette tutti e nomina un professionista esterno.

 

Perché è importante rivolgersi a un professionista?

Da un giorno all’altro, un avvocato o un commercialista che non hai mai incrociato in vita tua viene nominato dal Tribunale. Diventa, a tutti gli effetti, il padrone legale della tua quotidianità.

Questo professionista, per quanto onesto, irreprensibile e competente possa essere, non sa assolutamente nulla di te.

  • Non sa che detesti profondamente le cliniche e che avresti preferito essere assistito tra le mura di casa tua, a qualunque costo.
  • Non conosce il tuo intimo rapporto con la spiritualità o la religione.
  • Non sa quali trattamenti medici riterresti un accanimento terapeutico inaccettabile e lesivo della tua dignità.
  • Non comprende la complessità del tuo portafoglio finanziario, la ratio delle tue partecipazioni societarie o il valore affettivo di certi tuoi immobili.

 

L’Amministratore di sostegno esterno applicherà la legge secondo logiche standardizzate e prudenziali. Gestirà la tua vita, e i frutti dei tuoi sacrifici, come un foglio di calcolo Excel.

 

Hai costruito un portafoglio di investimenti dinamico per garantirti una rendita vitalizia? Probabilmente lo smantellerà per comprare asettici titoli di Stato a bassissimo rischio, perché è la via burocraticamente più “sicura” per lui.
Volevi che una parte dei tuoi guadagni continuasse a sostenere segretamente un familiare in difficoltà o un ente benefico a cui tieni? Verrà bloccato all’istante, perché non è considerata una spesa “necessaria” alla tua pura sopravvivenza biologica.
Serve liquidità per pagare una retta a lungo termine? Potrebbe mettere all’asta la villa che hai comprato con sacrifici e impegno.

E tu, imprigionato nel tuo stesso corpo o annebbiato nella mente, non potrai opporti in alcun modo. La tua voce non avrà più alcun valore giuridico. Sarai legalmente muto.

A meno che…

A meno che tu non abbia agito con intelligenza, lungimiranza e spietato pragmatismo quando eri ancora nel pieno delle tue facoltà.


Cosa è il Mandato di protezione?

Esiste uno strumento giuridico di un’eleganza e di una potenza assolute, che ti permette di sederti oggi, nel pieno delle tue facoltà, e dettare le regole inappellabili per il te stesso di domani.

È uno scudo che trasforma le tue volontà presenti in vincoli giuridici futuri, blindando il tuo patrimonio e la tua dignità. Si chiama Mandato di protezione.

Attenzione a non confonderlo con il testamento!

Il testamento si preoccupa di stabilire chi prenderà i tuoi soldi dopo che avrai smesso di respirare. Il Mandato di protezione fa qualcosa di infinitamente più vitale: decide cosa succede al tuo corpo, alla tua mente e ai tuoi conti correnti mentre sei ancora vivo, ma non sei più in grado di difenderti da solo.

Funziona in modo tanto semplice quanto inattaccabile. Oggi, mentre sei lucido, capace, nel pieno del successo e della tua capacità di discernimento, ti rechi da un notaio e, attraverso un atto pubblico, nomini una persona di tua assoluta fiducia (il Mandatario) affidandogli le chiavi della tua esistenza futura.

  • Dove pretendi di vivere: a casa tua, circondato dalle tue cose, escludendo categoricamente qualsiasi trasferimento in strutture sanitarie o RSA, a patto che ci siano le risorse per un’assistenza domiciliare h24.
  • Chi vuoi (e chi NON vuoi) al tuo fianco: indichi il tuo compagno o tua figlia come figure di riferimento, ma puoi inserire una potentissima “Negative Will”, escludendo espressamente quel parente con cui non parli da dieci anni.
  • Come deve essere gestito il tuo patrimonio: autorizzi a vendere determinati immobili solo per pagarti cure di altissima qualità in cliniche private specifiche, indichi di mantenere intatti i fondi pensione o vieti speculazioni ad alto rischio.
  • Quali trattamenti medici accetti o rifiuti: tracci il confine netto tra rianimazione salvavita, cure palliative e accanimento terapeutico inaccettabile.

Ma la vera magia giuridica, l’asso nella manica che sconvolge i piani di chiunque voglia mettere le mani sulla tua vita, risiede nell’articolo 408 del Codice Civile.

Questa norma consente di designare preventivamente il tuo Amministratore di sostegno.

E non è un semplice suggerimento che il Giudice Tutelare può ignorare a suo piacimento. La Corte di Cassazione ha interpretato questa norma in modo rigorosissimo: se tu, oggi, indichi formalmente chi dovrà amministrarti in caso di incapacità, il Giudice deve rispettare questa volontà. Potrà discostarsene solo in presenza di gravi motivi (ad esempio, se la persona da te scelta si rivela palesemente disonesta o inadeguata in quel momento), e dovrà motivarlo con dovizia di particolari. Non basteranno i normali capricci o i litigi dei parenti esclusi a far cambiare idea al Tribunale.

 

Cosa è il Progetto di vita?

Fino a poco tempo fa, il Mandato di protezione era considerato da molti professionisti solo uno strumento raffinato, quasi confinato all’alta teoria giuridica.

Poi c’è stato uno spartiacque epocale. Con il Decreto Legislativo 62/2024 (attuativo della Legge Delega 227/2021), il legislatore italiano ha introdotto: il Progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato.

L’articolo 18 di questo decreto stabilisce un principio sacrosanto: la persona con disabilità è titolare assoluta del proprio Progetto di vita. È lei che ne richiede l’attivazione e ne determina i contenuti secondo i propri desideri, aspettative e scelte.

Cosa significa questo, all’atto pratico, per te che sei un atleta di vertice o un imprenditore di successo che vuole proteggersi?

Il tuo Mandato di protezione contiene già, cristallizzate davanti a un notaio, le volontà del soggetto su come vuole essere curato, dove vuole vivere e chi deve occuparsi dell’assistenza. Insomma, quel documento notarile diventa automaticamente la fonte primaria e inoppugnabile per la redazione del Progetto di vita pubblico.

 

In questo modo, i desideri si trasformano in vincoli giuridici ferrei che l’intera macchina della Pubblica Amministrazione e della sanità deve obbligatoriamente rispettare.

 

L’articolo 28 dello stesso Decreto introduce il budget di progetto, un contenitore che aggrega risorse pubbliche e private.
Il Mandato di protezione diventa il cruscotto di comando per governare la componente privata del tuo patrimonio: puoi istruire il tuo mandatario a destinare specifiche rendite finanziarie, o i proventi di determinati immobili, esclusivamente al finanziamento delle azioni previste nel tuo Progetto di vita. Crei, quindi, un Vincolo di destinazione inossidabile.

Per le situazioni di disabilità grave, questa architettura si integra in modo perfetto con la Legge 112/2016 (conosciuta come Legge sul “Dopo di Noi”), che offre sconti fiscali e vantaggi strutturali per chi decide di segregare il proprio patrimonio istituendo un Trust o contratti di affidamento fiduciario.

A proposito di Trust per atleti, ne parlo nell’articolo Olimpiadi Milano-Cortina 2026: tra i protagonisti anche la protezione patrimoniale e il Trust.

 

Qual è il ruolo del Guardiano?

A questo punto, se sei abituato ad analizzare i rischi, nella tua mente si è già formata la domanda decisiva:
“D’accordo, dott. Di Bello, tutto bellissimo. Nomino una persona di mia assoluta fiducia. Ma se, col passare degli anni, quella persona cambia? Se gestisce male i miei soldi? Se prende decisioni mediche o finanziarie che non avrei mai avallato? Chi mi difende quando io non potrò più parlare?”.

È la domanda giusta per verificare la qualità della soluzione proposta e l’operato del professionista a cui ci si affida.  

È esattamente per disinnescare questo rischio che, nel redigere un Mandato di protezione, si inserisce una figura fondamentale, mutuata dalle logiche dei Trust anglosassoni: il Guardiano (o Protector).

Il Guardiano è un soggetto terzo, indipendente, può essere un professionista di spicco (come un commercialista o un Trustee), un notaio di fiducia, o un familiare dotato di estremo equilibrio, che ha un unico, fondamentale scopo: vegliare sul Mandatario.

Questa figura riceve poteri di controllo penetranti:

  • Pretende e analizza i rendiconti periodici della gestione patrimoniale.
  • Verifica che ogni singolo euro prelevato dai tuoi conti venga speso esclusivamente per il tuo benessere e non per arricchire chi ti gestisce.
  • Controlla che le tue istruzioni su cure, abitazione e stile di vita vengano rispettate alla lettera.

Ma c’è un dettaglio che rende il Guardiano ancora più importante:ha il potere di attivare la procedura giudiziaria se dovessero nascere problemi.

Questo significa chiudere la porta in faccia a chiunque cerchi di approfittarsi di te. Non sarà il parente invidioso a poter trascinare il tuo Mandatario in tribunale sperando di mettere le mani sul tuo patrimonio. Non sarà il conoscente o l’ex partner che ricompare dal nulla fiutando i soldi.
Sarà esclusivamente il Guardiano, l’uomo o la donna che tu hai scelto quando eri lucido, a poter suonare l’allarme e chiedere l’intervento del Giudice.

Stai costruendo un sofisticato sistema di pesi e contrappesi (checks and balances) che continua a funzionare perfettamente, proteggendoti, anche quando tu non ci sei più o non puoi più vigilare.

 

Il caso studio: lo sciatore olimpico

Per farti capire quanto tutto questo sia drammaticamente reale, voglio raccontarti una storia. Non la troverai sui giornali, ma è uno degli scenari che ho visto accadere troppe volte nei miei vent’anni di consulenza nella gestione dei grandi patrimoni.

Marco (nome di fantasia) era uno sciatore che aveva toccato il cielo con un dito vincendo una medaglia olimpica. Era l’emblema del successo: contratti con sponsor di primissimo livello, qualche milione di euro accumulato sui conti, investimenti immobiliari di pregio e una vita che sembrava un ingranaggio perfetto.

Poi, l'imponderabile. 2011, allenamento. Un volo terribile. Trauma spinale severo. Tetraplegia.

Marco non aveva mai, nemmeno per un istante, contemplato l’ipotesi che a poco più di 30 anni potesse finire su una sedia a rotelle, completamente e irreversibilmente dipendente dagli altri per compiere anche il più semplice gesto quotidiano.

La tempesta si abbatté su di lui. La moglie si era già allontanata emotivamente prima dell’incidente, spaventata dalla nuova realtà. I genitori erano anziani, fragili e in pessimi rapporti con la sorella di Marco. I grandi sponsor, fiutando la fine della visibilità mediatica, evaporarono nel giro di sei mesi, appellandosi a clausole contrattuali scritte in piccolo.

Chi doveva gestire il suo cospicuo patrimonio? Chi aveva il potere di firmare per la sua riabilitazione in centri d’eccellenza?

In assenza di un piano, lo Stato prese il comando. Intervenne il Giudice Tutelare e nominò un Amministratore di sostegno esterno: un avvocato d’ufficio che non aveva mai incrociato lo sguardo di Marco prima di quel giorno.

L’avvocato agì secondo le migliori pratiche dei manuali di Diritto. Liquidò gli investimenti azionari di Marco nel momento sbagliato del mercato per avere liquidità certa. Vendette la villa che Marco amava alla follia per pagare una struttura di riabilitazione standardizzata a lungo termine.

Ma c’era un problema enorme: Marco aveva confidato ai suoi amici più intimi, parlando di un futuro che sembrava lontano e difficile da realizzarsi, che avrebbe voluto restare nella sua casa, opportunamente modificata. Aveva sempre detto che voleva fosse suo fratello a gestire i suoi affari, nonostante alcune vecchie incomprensioni familiari.

Nessuno ha ascoltato la sua voce. Perché la sua voce, semplicemente, non esisteva più in forma giuridica.

Marco aveva costruito un patrimonio straordinario, ma si era dimenticato di costruire il recinto protettivo.

 

Quali sono i pilastri della sicurezza personale e patrimoniale?

Se sei un atleta professionista o più in generale un High Net Worth Individual (HNWI) che vuole mantenere il controllo ferreo della propria vita e della propria ricchezza anche quando il corpo o la mente dovessero cedere, devi smettere di sperare e iniziare a pianificare.

 

Il Mandato di protezione

È il motore immobile del tuo sistema di difesa. Redatto oggi con atto pubblico notarile, mentre sei pienamente capace di intendere e volere, permette di:

  • Nominare il Mandatario che gestirà i tuoi interessi quotidiani.
  • Dettagliare minuziosamente le tue volontà (dove vuoi vivere, con chi, quali cure accetti o rifiuti categoricamente).
  • Designare preventivamente il tuo Amministratore di sostegno ai sensi dell’art. 408 c.c., bloccando le nomine d’ufficio.
  • Inserire una Negative Will: dichiarando a chiare lettere chi della tua famiglia o cerchia NON dovrà mai avvicinarsi alla gestione dei tuoi soldi.
  • Prevedere Mandatari sostituti a cascata: se il primo nominato ha un impedimento, entra automaticamente il secondo, poi il terzo.

 

Più questo documento è dettagliato, meno margine di interpretazione avrà qualsiasi Giudice.

 

Il Guardiano

Come abbiamo visto, il Guardiano è il controllore del sistema. Il suo compito non è gestire i soldi, ma sorvegliare chi lo fa:

  • Riceve rendiconti periodici obbligatori.
  • Monitora la tua condizione abitativa e di salute.
  • Detiene il potere esclusivo e assoluto di attivare l’Autorità Giudiziaria in caso di sospetta mala gestio.

 

Trasforma il potere del Mandatario da assoluto a controllato.

 

La pianificazione e la protezione patrimoniale

Il Mandato di protezione gestisce in modo eccellente la tua persona e l’amministrazione ordinaria del tuo patrimonio. Ma se hai accumulato una ricchezza significativa, questa struttura da sola non è sufficiente. Devi integrarla con strumenti avanzati di segregazione patrimoniale:

  • Il Trust: lo strumento principe. Separi una parte del tuo patrimonio, blindandolo e destinandolo esclusivamente alla cura del “te stesso futuro”. Oltre a renderti inattaccabile, il Trust apre le porte ai benefici fiscali straordinari della Legge 112/2016 (“Dopo di Noi”).
  • Polizze vita vincolate: per creare rendite periodiche automatiche, impignorabili e insequestrabili, destinate esclusivamente a coprire le tue spese sanitarie e assistenziali.
  • Fondi pensione complementari: per proteggere dall’azione aggressiva di eventuali futuri creditori le risorse vitali che ti serviranno dopo il ritiro dalle competizioni.

 

Qualunque catastrofe accada, tu avrai sempre le risorse necessarie per vivere con dignità. 

 

Rimandare la decisione è una buona idea?

Se scegli la via dell’inerzia oggi, se rimandi questa decisione a “quando avrò più tempo”, se ti nascondi dietro la classica scusa “Sono ancora giovane e sano, a queste cose ci penserò dopo”, ecco cosa potrebbe accadere:

  • Continuerai a vivere in una pericolosa illusione di controllo, fino all’esatto istante in cui lo perderai irrimediabilmente.
  • Lo Stato deciderà per te, affidando la tua vita, le tue cure e i tuoi soldi a un professionista esterno che applicherà protocolli standard, ignorando chi sei.
  • Le tue volontà resteranno solo chiacchiere al vento, le confidenze fatte agli amici o al partner non diventeranno mai vincoli giuridici opponibili in tribunale.
  • Il tuo patrimonio sarà un bersaglio facile, esposto alle pretese di creditori, a cause legali impreviste, a liti familiari e a gestioni patrimoniali inadeguate e distruttive.
  • La tua dignità dipenderà dalla pura fortuna, non da una tua scelta consapevole e inattaccabile.

E la cosa più spaventosa di tutte? Quando ti renderai conto dell’errore, sarà troppo tardi per correggerlo.

Il Mandato di protezione, il Trust e altri strumenti di protezione patrimoniale avanzata possono essere redatti e istituiti esclusivamente finché sei nel pieno e certificato possesso della tua capacità di intendere e volere.
 

La differenza tra l’essere artefice del tuo destino e l’essere una vittima del sistema la fai oggi, non domani.

 

La pianificazione patrimoniale avanzata non è un hobby. Non puoi scaricare e copiare un modello gratuito da Internet sperando che tenga in tribunale. Non puoi chiederlo come “favore” al commercialista generalista che ti fa la dichiarazione dei redditi. Non c’è spazio per l’improvvisazione.

È necessario l’intervento di un professionista specializzato. Qualcuno che conosca a menadito le pieghe della normativa civile, la giurisprudenza di Cassazione, gli strumenti di segregazione fiscale (come il Trust).

Da vent’anni mi occupo esattamente di questo.
Il mio lavoro è proteggere i grandi patrimoni, costruire architetture giuridiche d’acciaio che resistono agli imprevisti più devastanti della vita e trasformare l’angoscia per il futuro nella totale e assoluta certezza del presente.

 

 

Foto del profilo di Piero di Bello
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