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Prima del sì: proteggete il vostro amore, con lo strumento che la legge vi permette

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Prima del sì: proteggete il vostro amore, con lo strumento che la legge vi permette

Avete costruito qualcosa di importante. Un’azienda, un patrimonio immobiliare frutto di generazioni o, semplicemente, un capitale accumulato con fatica, lavoro e qualche notte insonne. Oggi, magari, siete nel pieno dei preparativi, state per fare il passo più bello della vostra vita di coppia: il giorno del matrimonio è sempre più vicino. 

Tutto perfetto, allora? Non del tutto. C’è una conversazione che pochi hanno il coraggio di affrontare, ma che molti dovrebbero fare, relativa a come proteggere quello che avete costruito, fin dall’inizio, quando la serenità vi permette di parlarne senza pressioni, senza paura e con la massima trasparenza.

Per decenni, in Italia, questa conversazione è stata considerata superflua e inutile.

I patti prematrimoniali erano visti con sospetto dalla giurisprudenza, etichettati come contrari all’ordine pubblico e, di fatto, privi di valore legale. Parlarne sembrava quasi un atto di sfiducia verso il partner o, peggio, un “portare sfortuna”.

Oggi la situazione è cambiata in modo radicale. La legge e la giurisprudenza hanno finalmente compreso che pianificare non significa prevedere la fine di un amore, ma tutelare la dignità delle persone e la solidità dei patrimoni. In questo articolo si analizza la combinazione tra i nuovi accordi prematrimoniali e lo strumento del Trust per creare uno scudo legale moderno, flessibile e, soprattutto, riconosciuto dai nostri giudici.

 

Cosa è davvero un accordo prematrimoniale?

La situazione in Italia

Per capire perché oggi possiamo parlare di protezione patrimoniale con tanta serenità, dobbiamo guardare da dove siamo partiti.

Per quasi un secolo, la porta agli accordi prematrimoniali è rimasta sprangata da un dogma giuridico che sembrava incrollabile.

Il grande ostacolo è sempre stato l’articolo 160 del Codice Civile, scritto nel 1942, che sancisce l’indisponibilità dei diritti e dei doveri derivanti dal matrimonio. In parole semplici: la legge impediva ai coniugi di “mercanteggiare” sugli effetti di un eventuale divorzio, temendo che questo potesse incentivare la rottura del legame familiare.

Nel dicembre 2012, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 23713 ha creato la prima vera apertura. I giudici hanno riconosciuto che il fallimento di un matrimonio non è la causa del contratto, ma un evento condizionale.

Per accordo prematrimoniale si intende un’intesa scritta, stipulata prima delle nozze o in costanza di matrimonio, con cui i futuri coniugi disciplinano in anticipo gli effetti economici di un’eventuale separazione o divorzio.

Attenzione a non fare confusione con le convenzioni matrimoniali (articoli. 162 ss c.c.), che regolano la vita economica durante il matrimonio.

 

L’accordo prematrimoniale guarda a cosa potrebbe accadere se il matrimonio dovesse finire.

 

Quali sono gli effetti della Riforma Cartabia?

Il “separozio” del 2023

Il colpo di grazia al vecchio sistema è arrivato con la Riforma Cartabia (D.lgs. 149/2022), che ha introdotto il procedimento unitario per la crisi familiare.

La Cassazione, con la sentenza n. 28727 del 16 ottobre 2023, ha ammesso il ricorso congiunto cumulativo di separazione e divorzio. Oggi, la volontà delle parti non è più vista come una minaccia, ma come una risorsa per evitare litigi interminabili e devastanti per il patrimonio. Si assiste, dunque, al ribaltamento di un principio.

 

Quali sono i requisiti? Quando un patto è (davvero) blindato?

Se la Riforma Cartabia ha aperto il varco, l’ordinanza n. 20415 del 14 luglio 2025 ha stabilito le regole d’ingaggio. La Cassazione ha smesso di dire “No” a prescindere, fornendo una checklist di requisiti cumulativi.

Ignorarne anche solo uno significa costruire un castello di carte destinato a crollare al primo soffio di crisi familiare.

Vediamo insieme, nel dettaglio, quali sono i 4 pilastri che rendono l’atto valido.

  1. Condizione sospensiva lecita: l’accordo non deve mai diventare un “premio” per il divorzio. Non può incentivare la rottura per ottenere un vantaggio economico immediato; deve restare una regolamentazione prudente e mai speculativa.
  2. Causa lecita e interesse meritevole di tutela: perché lo state facendo? La legge protegge la pianificazione seria. Tutelare la continuità di un’azienda o garantire che un immobile storico resti in famiglia sono interessi che i giudici oggi considerano meritevoli di protezione.
  3. Equilibrio tra le prestazioni: il diritto non accetta patti capestro. Se l’accordo crea una sproporzione eccessiva, lasciando un coniuge nell’indigenza mentre l’altro conserva l’intero patrimonio, il patto perde la sua forza legale. L’equità è la vera polizza assicurativa dell’accordo.
  4. Assenza di lesione dei diritti indisponibili: esistono zone dove l’autonomia privata non può entrare. Non si toccano i doveri di solidarietà previsti dall’art. 143 c.c., la componente assistenziale dell’assegno (quella necessaria alla sopravvivenza) e, sopra ogni cosa, i diritti dei figli minori.

 

Costruire un accordo oggi non è più un tabù, ma è un esercizio di estrema precisione. Senza il rispetto di questi criteri, quella che pensate essere una protezione si trasformerà, davanti a un giudice, in una “falsa sicurezza” molto costosa.

 

Il caso studio di Marco e Sara

La prova pratica della validità

Spesso la teoria legale sembra un esercizio per addetti ai lavori, finché non incontra la vita vera.

Il caso di Marco e Sara (nomi di fantasia) è emblematico proprio perché rappresenta la prova del nove per chiunque tema che un accordo scritto oggi possa trasformarsi in carta straccia domani.

Immagina la seguente scena.

Marco riceve in eredità una casa di famiglia, un bene prezioso che ha bisogno di cure. Sara decide di investire i propri risparmi in una ristrutturazione massiccia, trasformando quell’immobile nel loro nido d’amore. È in questo momento di massima serenità che decidono di agire con prudenza, mettendo nero su bianco un accordo semplice, in cui Marco si impegna a restituire a Sara 146.400 euro nell’eventualità che il matrimonio finisca.

Purtroppo, quel momento arriva. Quando la relazione si interrompe, Marco tenta di difendere la propria liquidità impugnando l’accordo e sostenendo la nullità del patto, basandosi sulla vecchia giurisprudenza. La vicenda attraversa tre gradi di giudizio, anni di tribunali, per arrivare a una sola, netta risposta della giustizia: l’accordo è perfettamente valido e vincolante. Marco deve pagare.

Il messaggio che voglio lanciare, prendendo spunto dal caso studio, è che costruire le fondamenta quando c’è serenità non è un atto di pessimismo, ma di profonda saggezza. L’intesa tra Marco e Sara non ha causato la fine del loro legame, ha semplicemente evitato che una crisi sentimentale si trasformasse in un disastro economico e in una battaglia legale decennale. Ha permesso a Sara di recuperare il proprio investimento e a Marco di onorare un impegno preso con lucidità e convinzione anni prima.

 

Per approfondire, ti consiglio di seguire il podcast Trust in Trust. Puoi ascoltarlo su Spotify, Apple Podcast e YouTube.

 

Oltre l’accordo: perché il Trust Prematrimoniale è il salto di qualità?

La storia di Marco e Sara ci dice che oggi un accordo scritto ha valore. Ma c’è un limite: quel patto resta un’obbligazione tra due persone. Se Marco, negli anni, avesse perso tutto il suo patrimonio o avesse accumulato debiti con il Fisco o con le banche, Sara avrebbe avuto in mano un pezzo di carta validissimo, ma difficile da incassare.

È qui che entra in gioco il Trust prematrimoniale.

Se il patto è una promessa di comportamento futuro, il Trust è una scelta di protezione attuale. Invece di limitarsi a scrivere cosa succederà “se”, si decide di segregare oggi alcuni beni (quote societarie, immobili, portafogli titoli) destinandoli a uno scopo preciso: la tutela della famiglia o il futuro dei figli.

 

Quali sono i vantaggi?

  • Segregazione patrimoniale: i beni nel Trust diventano un patrimonio autonomo, intaccabile dai creditori personali di entrambi i coniugi.
  • Stabilità nel tempo: mentre un accordo contrattuale può essere rinegoziato o messo in discussione per mutamenti delle condizioni economiche, il Trust crea una struttura solida che prescinde dalle vicende personali dei singoli.
  • Riservatezza e controllo: il Trust permette di gestire il patrimonio con una flessibilità che nessun contratto di separazione potrà mai garantire, mantenendo il focus sulla continuità del patrimonio (pensa, a titolo esemplificativo, a un’azienda di famiglia).

 

Di questo salto di qualità e di come la Cassazione abbia sdoganato lo strumento anche in ottica prematrimoniale, ne ho parlato in modo approfondito nell’articolo Trust prematrimoniale e Cassazione: le ultime novità.

 

La precisione non è un optional!

Arrivati a questo punto, è chiaro che la legge vi permette di proteggere ciò che amate, ma non ammette dilettantismo.

Un accordo prematrimoniale redatto senza precisione e attenzione può essere dichiarato nullo proprio quando servirebbe di più. La consulenza di un professionista esperto è il punto di partenza.

 

Pianificare prima del “Sì” non è un atto di sfiducia, è la scelta di chi vuole proteggere non solo il patrimonio, ma anche la serenità di una possibile (anche se non augurata) separazione, evitando che il conflitto diventi una guerra di logoramento.

Evitare che un conflitto sentimentale diventi una guerra di logoramento economico è il miglior regalo che possiate farvi.

 

Se conosci qualcuno che sta per sposarsi e non sa ancora che questa possibilità esiste, mandagli questo articolo: potrebbe arrivare al momento giusto!

 

Ricorda che, quando lo riterrai opportuno, sarò disponibile per una conversazione, durante la quale parleremo delle vostre necessità, scioglieremo i vostri dubbi e timori e, alla fine, l’imprevedibilità del futuro farà meno paura.

 

 

 

Foto del profilo di Piero di Bello
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