Il Negozio Fiduciario: natura e rischi

Il con­tratto fidu­ciario si costi­tuisce quando un sog­getto, fidu­ciante, tra­sfe­risce a qualcun altro, fidu­ciario, un bene immo­bile, impo­nen­dogli però il vin­colo obbli­ga­torio di resti­tuir­glielo in futuro, ovvero di tra­sfe­rirlo ad altri, ovvero ancora di farne un uso deter­mi­nato secondo uno scopo ulte­riore.

La carat­te­ri­stica essen­ziale del negozio è che il con­tratto fidu­ciario pro­duce imme­dia­ta­mente il tra­sfe­ri­mento degli effetti reali oppo­ni­bili ai terzi, e il fidu­ciario diventa perciò vero e pro­prio pro­prie­tario dell’immobile, ma nei rap­porti interni tra le parti, fidu­ciante e fidu­ciario, il patto con­tinua ad avere sol­tanto valore obbli­ga­torio.

Il fidu­ciario, poi, adem­pirà al negozio fidu­ciario e, se l’impegno è di tra­sfe­rire al fidu­ciante l’immobile, dovrà sti­pu­lare un ulte­riore appo­sito negozio di tra­sfe­ri­mento che costi­tuisce l’adem­pi­mento del negozio fidu­ciario.

Quali sono i rischi?

La deli­ca­tezza e il rischio del con­tratto fidu­ciario sono evi­denti, poiché se il fidu­ciario fosse ina­dem­piente, cioè se si rifiu­tasse di adem­piere al com­pito che aveva accet­tato con il negozio fidu­ciario, e magari tra­sfe­risse il bene a terzi contro la volontà del fidu­ciante, o comunque si rifiu­tasse di ritra­sfe­rire il bene al fidu­ciante, quest’ultimo avrebbe diritto a chie­dere in giu­dizio al fidu­ciario il solo risar­ci­mento del danno (ovvia­mente se il fidu­ciario fosse capiente), mentre nella sola ipo­tesi in cui l’inadempimento con­si­stesse nel rifiuto di tra­sfe­rire il bene al fidu­ciante, quest’ultimo potrebbe avva­lersi del rimedio di cui all’art. 2932 del codice civile, ove vi fos­sero le con­di­zioni, e chie­dere all’au­to­rità giu­di­ziaria una sen­tenza costi­tu­tiva che sosti­tuisca l’adempimento spon­taneo del fidu­ciario.

Come limitare i rischi?

Stante la natura prag­ma­tica del negozio fidu­ciario, anche se non è pre­vista la forma scritta quale requi­sito essen­ziale, essendo ammessa anche la forma orale per l’accordo fidu­ciario, si ritiene neces­saria la forma scritta per i negozi fidu­ciari aventi ad oggetto beni immo­bili, per dare cer­tezza della cir­co­la­zione dei beni.

Per scen­dere ancora sul prag­ma­tico del negozio fidu­ciario, esso è un accordo con un sog­getto “pre­sta­nome”, pro­prio per la man­canza di forma scritta.

Ci sono state sen­tenze per cui, essen­dovi sol­tanto un con­tratto ver­bale fidu­ciario, il giu­dice ha ordi­nato la resti­tu­zione al fidu­ciante delle quote sociali.

Oggi il con­tratto fidu­ciario inizia a scon­trarsi con la IV Diret­tiva Cee sul­l’an­ti­ri­ci­claggio che ha riscritto il D. Lgs 231/2007 obbli­gando il Regi­stro delle Imprese ad isti­tuire un regi­stro spe­ciale dei tito­lari effet­tivi, impo­nendo ai fidu­ciari di denun­ciare i tito­lari effet­tivi dei propri con­tratti fidu­ciari.

La domanda è spon­tanea: come dovranno com­por­tarsi i fidu­ciari dei con­tratti ver­bali?

Ad oggi non è chiaro, ma con­ti­nue­remo ad appro­fon­dire l’ar­go­mento nei pros­simi arti­coli.

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Piero Di Bello

Appassionato e dinamico consulente esperto in Protezione e Pianificazione consapevole del Patrimonio delle famiglie e delle imprese, associato della prestigiosa Associazione “Il Trust in Italia”.
Esperto in Fiscalità Internazionale e Strategie d’Impresa, coadiuva continuamente gli imprenditori nel disegnare il proprio business.

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