La Valorizzazione e Trasmissione di una Collezione mediante l’utilizzo del Trust

Quando un collezionista si trova a possedere una collezione d’arte che pian piano ha costruito e che ha un determinato valore nel suo complesso, spesso gli si presenta il problema di come valorizzarla nel tempo e soprattutto di come procedere ad una corretta pianificazione per la sua conservazione e trasmissione alle future generazioni o alla collettività.

Una mancata corretta pianificazione può distruggere una collezione e portare ad una svalutazione non solo delle opere che ne fanno parte, ma potenzialmente anche degli artisti, creando quindi un danno al sistema arte.

Un primo lavoro che sicuramente va affrontato è quello di procedere ad una corretta catalogazione delle opere d’arte, costruendo un archivio ragionato delle stesse, che al giorno d’oggi è probabilmente opportuno operare attraverso sistemi digitali ed informatici, mediante l’acquisizione delle fotografie ad alta risoluzione delle opere, dei certificati di autenticità e della raccolta di tutte le altre informazioni relative alle opere d’arte costituenti la collezione.

Successivamente è opportuno procedere ad una valutazione, sia delle singole opere d’arte, che della collezione nel suo complesso. Tale attività è propedeutica per poter successivamente trasferire l’intera collezione in un trust.

Il trust è uno strumento giuridico di origine anglosassone, entrato a far parte dell’ordinamento interno a seguito della ratifica, da parte del Governo Italiano, della Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985, “relativa alla legge applicabile al trust e al suo riconoscimento”, resa esecutiva in Italia con la legge 16 ottobre 1989, n. 364, in vigore dal 1° gennaio 1992, mediante il quale una persona fisica o giuridica, detta disponente (settlor), pone beni o diritti (trust fund) sotto il controllo di un amministratore (trustee), a sua volta eventualmente controllato da un garante (protector), perché li gestisca nell’interesse di uno o più beneficiari, ovvero per una specifica finalità.

I benefìci di un trust sono, ad esempio, che il disponente scrive le “regole del gioco” ed imprime ai beni e diritti un vincolo di destinazione, che sopravvive alla vita del disponente, che tutela il patrimonio in trust da comportamenti pregiudizievoli, anche dei beneficiari, e che garantisce l’integrità del patrimonio conferito.

L’istituto del trust permette, quindi, al disponente (collezionista) di scrivere un programma ben definito e dettagliato, secondo quello che è il suo pensiero e la sua filosofia, affinché possa durare nel tempo, e con il fine di conservare, tutelare e mantenere unita la collezione nel suo complesso, indicando e prescrivendo al trustee come gestirla e valorizzarla, anche con attività di promozione (prestiti a mostre o musei) e/o con l’acquisto di nuove opere.
La duttilità del trust permette al collezionista di prevedere le varie figure che ruotano intorno al trust (collezione), come curatori e/o comitati scientifici, oltre al gestore professionale che provvede alla corretta amministrazione della collezione da un punto di vista giuridico, fiscale e contabile.

Tale strumento permette che la collezione mantenga innanzitutto la sua identità ed unitarietà, che può essere per sempre, oppure è possibile prevedere che la collezione possa essere trasferita, tutta o in parte, dopo un determinato periodo di tempo, agli eredi, a musei, enti e/o istituzioni, anche subordinatamente a condizioni espresse dal disponente.
Questo consente, ad esempio, di prevedere, qualora le regole vengano scritte in un certo modo, la creazione di un nucleo di opere che costituiscono una collezione permanente nel tempo, che sono inalienabili e intrasmissibili, e altre che possono essere alienate, oppure destinate a determinati beneficiari finali del trust, individuati o individuabili, secondo quelle che sono le volontà del collezionista.

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Tommaso Tisot

Avvocato D’Affari ed Esperto in Pianificazione Patrimoniale, di Diritto dei Trust e Arte.

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