Calcio e Contenzioso Tributario: gli occhi del Fisco sulle Commissioni ai Procuratori dei Calciatori

Il mondo dello sport in gene­rale, e quello del calcio in par­ti­co­lare, sono da sempre ter­reno fer­tile per le con­te­sta­zioni fiscali.
Sin dalla nota con­tro­versia che ha visto opposto per anni “El Pibe de Oro”, Diego Armando Mara­dona, con il fisco ita­liano, il calcio ita­liano è stato costan­te­mente pro­ta­go­nista di impor­tanti con­ten­ziosi tri­bu­tari, spesso molto seguiti dal pub­blico e dai gior­nali, sia per l’identità dei “con­tri­buenti” inte­res­sati, che per i numeri in gioco (spesso molto alti).

L’ultimo esempio, in ordine di tempo, di con­tro­versia tri­bu­taria “nel pal­lone”, è quella che riguarda il trat­ta­mento fiscale delle “com­mis­sioni” che le società di calcio pagano ai “pro­cu­ra­tori” nell’ambito delle ope­ra­zioni di tra­sfe­ri­mento dei calciatori.
Tali com­mis­sioni ven­gono spesso ver­sate dalle società di calcio a titolo di assi­stenza o con­su­lenza nella reda­zione dei con­tratti di lavoro con gli spor­tivi e, al pari degli altri costi di con­su­lenza, ven­gono dedotti ai fini IRES e IRAP e la rela­tiva IVA viene detratta.

Secondo la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate, però, le somme ver­sate dalle società spor­tive ai pro­cu­ra­tori dei cal­cia­tori sareb­bero in realtà dei fringe benefit pagati a questi ultimi; in altri ter­mini, per il Fisco, queste somme sareb­bero un red­dito in natura (al pari dell’auto azien­dale o dell’abitazione messa a dispo­si­zione del cal­cia­tore) e come tali andreb­bero tas­sate diret­ta­mente in capo al cal­cia­tore, come se fos­sero parte inte­grante dello “sti­pendio”.

Dal punto di vista fiscale, questa diversa qua­li­fi­ca­zione delle somme (specie quando gli importi delle com­mis­sioni sono milio­nari) con­duce a con­te­sta­zioni fiscali a sei zeri, con tanto di san­zioni tri­bu­tarie sala­tis­sime.
Infatti, le con­te­sta­zioni del fisco riguardano:

  • sia le società a cui ven­gono con­te­state l’indebita detra­zione dell’IVA, oltre che l’infedele dedu­zione dell’IRAP e l’omessa effet­tua­zione delle ritenute;
  • sia i cal­cia­tori a cui viene con­te­stato di non aver “tas­sato” parte del pro­prio stipendio.

Negli ultimi anni diverse di queste con­tro­versie sono giunte davanti alle Com­mis­sioni Tri­bu­tarie, che hanno for­nito solu­zioni diverse e contrastanti.
In alcuni casi, le Com­mis­sioni (ad esempio la Com­mis­sione Tri­bu­taria del Lazio) hanno dato ragione al Fisco, soste­nendo che le com­mis­sioni pagate dalle società ai pro­cu­ra­tori fos­sero in realtà state pagate nell’interesse e “per conto” dei cal­cia­tori.
Altre Com­mis­sioni Tri­bu­tarie (ad esempio quella di Genova o quella di Lecce), invece, hanno dato ragione a società e cal­cia­tori, rite­nendo che l’attività di inter­me­dia­zione e di con­su­lenza pre­stata dai pro­cu­ra­tori fosse stata effet­tuata anche nell’interesse delle società cal­ci­stiche.

Recen­te­mente però la Cas­sa­zione, con la sen­tenza n. 7377 del 13 marzo, si è pro­nun­ciata per la prima volta sulla que­stione, affer­mando che in assenza di un accordo scritto fra società spor­tiva e pro­cu­ra­tore che dimo­stri, in con­creto, come la con­su­lenza sia stata effet­tuata anche a bene­ficio della società cal­ci­stica, le somme ver­sate devono inten­dersi come un red­dito in natura in capo al cal­cia­tore e, come tali, devono essere tas­sate.
Si potrebbe dire che con questa sen­tenza il Fisco ha messo a segno un impor­tante “gol”, anche se le moti­va­zioni della Cas­sa­zione, occorre dirlo, non con­vin­cono del tutto.
Quel che è certo è che quest’ultima sen­tenza costringe gli ope­ra­tori spor­tivi (del calcio, ma non solo) e i loro con­su­lenti, a porre ancora più atten­zione nell’atto della sti­pula dei con­tratti, tenendo a mente l’importanza di dimo­strare l’interesse, anche della società, all’intervento del “pro­cu­ra­tore”.

Insomma, date le cir­co­stanze, la pre­senza e “l’occhio” dell’avvocato tri­bu­ta­rista pos­sono tor­nare utili, oltre che nel caso di con­te­sta­zioni dell’Agenzia delle Entrate (dato che le società spor­tive e i cal­cia­tori hanno sul punto tante ragioni da ven­dere), anche nel momento della trat­ta­tiva, per evi­tare “errori” che ex post pos­sono costare molto cari!

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Scritto da
Pietro Semeraro

Avvocato tributarista, pubblicista, relatore ed esperto delle dinamiche del processo tributario. Appassionato difensore dei diritti dei contribuenti, esperto nella gestione delle verifiche fiscali, degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e del contenzioso con l’Erario.

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