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Perché comprare un immobile di provenienza donativa nel 2026 è un investimento sicuro?

19 minuti di lettura
Perché comprare un immobile di provenienza donativa nel 2026 è un investimento sicuro?

Il mercato immobiliare italiano del 2026 è profondamente diverso da quello di soli due anni fa.

Se fino al 2024 l’acquisto di un immobile di provenienza donativa era considerato il buco nero delle trattative, oggi la situazione è cambiata. Per decenni, migliaia di appartamenti bellissimi, situati in zone di pregio e messi in vendita a prezzi competitivi, restavano invenduti per mesi o anni. Il motivo? La paura legata alla sicurezza del diritto di proprietà.

In quel mercato, bastava che un notaio pronunciasse la parola “donazione” durante le verifiche preliminari perché l’intero castello di carte crollasse. Le banche, terrorizzate dall’idea che un erede dimenticato potesse spuntare dal nulla per reclamare il bene, concedevano i mutui con molta fatica. Gli acquirenti, dal canto loro, preferivano rimettersi alla ricerca piuttosto che rischiare di trovarsi, anni dopo, coinvolti in una causa legale per restituire le mura regolarmente pagate. Era un mercato bloccato, dove il patrimonio ricevuto in dono dai genitori diventava quasi una maledizione per i figli che cercavano di venderlo.

Il 18 dicembre 2024 ha segnato un punto di svolta. Con l’entrata in vigore della Legge 182/2025 e dell’articolo 44, il legislatore ha finalmente deciso di modernizzare l’Italia, allineandola agli standard europei.

 

Per approfondire, ti consiglio la lettura di questo articolo: Donazioni immobiliari e riforma 2025: stop all’azione di restituzione contro terzi.

 

Nel 2026 si può affermare che la spada di Damocle delle donazioni è stata riposta nel fodero.

 

Questa riforma ha iniettato una nuova dose di fiducia nelle agenzie immobiliari e negli istituti di credito, permettendo a chi compra casa di guardare alla provenienza donativa come a una normale caratteristica tecnica dell’immobile.

 

La riforma quali rischi legati all’acquisto dell’immobile ha eliminato?

Per capire la portata della novità, dobbiamo comprendere il male oscuro che ha afflitto il nostro ordinamento per decenni. Il problema non era la donazione in sé (un atto di generosità del tutto legittimo) ma il modo in cui la legge italiana proteggeva i familiari del donante, i cosiddetti legittimari. Nel nostro sistema giuridico, la libertà di disporre dei propri beni non è mai stata assoluta: una fetta del patrimonio, la quota di legittima, deve obbligatoriamente spettare al coniuge e ai figli.

Il vero corto circuito nasceva quando questa quota veniva violata. Se una persona, in vita, avesse donato troppo a un solo figlio o a un estraneo, gli altri eredi avrebbero avuto il potere di esercitare l’azione di restituzione contro terzi. Fin qui, sembrerebbe una questione privata tra parenti.

Il dramma per il mercato immobiliare, però, era l’effetto a catena. Se il bene donato era stato nel frattempo venduto a un terzo, la legge permetteva agli eredi di “inseguire” l’immobile e chiederne la restituzione proprio a chi lo aveva acquistato, ignaro di tutto.

 

Chi sono gli eredi legittimari e come possono impugnare una donazione? 

Immaginiamo Mario, sposato con Anna e padre di Luca e Giulia. Mario decide di donare la sua casa al mare a un nipote, Francesco. Alla morte di Mario, Anna e i figli scoprono che quella donazione ha svuotato l’eredità. Poiché la legge garantisce loro una quota minima, possono agire legalmente per far valere i propri diritti, indipendentemente dalla volontà che Mario aveva espresso in vita.

 

Cosa è l’azione di restituzione contro terzi?

Il meccanismo della vecchia legge non si fermava al risarcimento in denaro tra eredi, ma arrivava a colpire fisicamente la proprietà della casa. Se tu avessi comprato un appartamento da qualcuno che l’aveva ricevuto in dono, la tua proprietà sarebbe restata “contaminata” per anni. Se i legittimari del donante avessero vinto la causa, avrebbero potuto pretendere che tu lasciassi la casa, anche se l’avevi pagata a caro prezzo e con enormi sacrifici.

Questa situazione rendeva l’immobile donato un bene di serie B. Nessun acquirente voleva correre il rischio di trovarsi, anni dopo, con una sentenza che lo obbligava a restituire le chiavi di casa a uno sconosciuto, solo perché il nonno del venditore era stato troppo generoso.

 

Il dramma della vecchia legge 

Consideriamo il caso della famiglia Verdi. Nel 2015 acquistano un appartamento da Marco, il quale lo aveva ricevuto in dono dal padre, il signor Rossi. I Verdi seguono tutte le procedure: rogito, mutuo e trasloco. Nel 2018 il signor Rossi muore. Nel 2021, Paolo (l’altro figlio del signor Rossi) scopre che quella donazione al fratello Marco ha leso la sua quota di legittima.

Con le regole vigenti prima della riforma, Paolo poteva rivolgersi direttamente alla famiglia Verdi per ottenere la restituzione dell’appartamento. I Verdi, pur avendo pagato regolarmente e in totale buona fede, si ritrovavano in una situazione disperata: rischiavano di perdere l’immobile a causa di una disputa familiare in cui non avevano alcuna colpa.

 

Questa incertezza è stata la causa del blocco dei mutui e della svalutazione di migliaia di proprietà, creando un danno economico incalcolabile per le famiglie italiane fino all’intervento risolutivo del 2024.

 

Donazione di un immobile: quanti anni devono passare per vendere o comprare in sicurezza?

Il vero paradosso della vecchia normativa non era solo il rischio della restituzione, ma la sua durata, che appariva ai più come un timer invisibile e infinito. Prima della riforma, l’azione di riduzione poteva essere esercitata dai legittimari fino a dieci anni dopo la morte del donante.

Quindi, si poteva acquistare un immobile vent’anni dopo che era stato donato, ma se il donante era ancora in vita, il conto alla rovescia di dieci anni non era nemmeno iniziato.

L’incertezza non riguardava solo il presente, ma si proiettava in un futuro lontano e imprecisato.

Chi comprava una casa di origine donativa non acquistava solo mura e soffitto, ma si faceva carico di una pendenza legale che poteva riemergere in qualsiasi momento, magari proprio quando si decideva di rivendere l’immobile o di lasciarlo in eredità ai propri figli.

 

Il timer dell’incertezza

Prendiamo il caso dei coniugi Neri. Nel 2017 acquistano da Marta una casa che lei aveva ricevuto in dono dalla madre, la signora Bianchi, nel 2012. La signora Bianchi, però, muore nel 2020. Nonostante i Neri avessero comprato la casa già da tre anni, il termine per gli altri eredi della signora Bianchi per impugnare la donazione sarebbe scaduto solo nel 2030. In pratica, i Neri avrebbero dovuto vivere per tredici lunghi anni nell’incertezza, con la consapevolezza che il loro titolo di proprietà non era affatto definitivo.

 

Mutuo per l’acquisto di un immobile di natura donativa: qual è la reazione delle banche?  

Questa precarietà del diritto di proprietà ha avuto un effetto devastante sul sistema creditizio. Le banche, che per loro natura detestano l’incertezza, vedevano negli immobili di provenienza donativa un rischio inaccettabile. Il motivo è puramente tecnico: se un’azione di riduzione avesse potuto annullare l’acquisto di una casa, anche l’ipoteca iscritta dalla banca a garanzia del mutuo avrebbe rischiato di diventare carta straccia.

In parole semplici, se l’erede si fosse ripreso la casa, la banca avrebbe perso la sua garanzia. Per anni, la risposta degli uffici legali degli istituti di credito è stata “No”, quasi in modo automatico. Questo creava un circolo vizioso: chi aveva ricevuto una casa in dono non poteva venderla perché i potenziali acquirenti non ottenevano il mutuo, e chi voleva comprare si scontrava con un muro di gomma, a meno di non avere l’intera somma in contanti.

 

Il mutuo negato

I signori Esposito trovano il trilocale perfetto a 250.000 euro. Chiedono un mutuo di 200.000 euro alla loro banca di fiducia. Tutto sembra procedere per il meglio, finché non emerge che l’appartamento era stato donato dal padre del venditore sette anni prima. Il padre è morto da soli tre anni, il che significa che mancano ancora sette anni di rischio residuo. La banca, non volendo correre il pericolo che l’ipoteca perdesse efficacia, nega il finanziamento. L’affare sfuma, i signori Esposito restano senza casa e il venditore si ritrova con un immobile “invendibile” sul mercato.

 

Questa situazione ha creato per decenni immobili di serie B, deprezzati e difficili da vendere, fino a quando non si è compreso che per far ripartire il mercato era necessario un intervento radicale che mettesse fine a questo gioco d’azzardo legale.

 

Come comprare in sicurezza un immobile?

La svolta della Legge 182/2025

Il 18 dicembre 2024 non è stata solo una data sul calendario, ma indica il giorno in cui il legislatore ha deciso di ribaltare un principio che sembrava intoccabile. Con l’introduzione dell’articolo 44 della Legge 182/2025, l’Italia ha compiuto una scelta di campo netta: la circolazione dei beni e la sicurezza di chi paga per acquistare un immobile devono prevalere sulle discussioni ereditarie.

Il cambiamento è importante. Se prima il terzo acquirente era l’anello debole della catena, oggi è diventato il soggetto più protetto. La nuova legge stabilisce, infatti, un principio di blindatura: chi acquista un immobile a titolo oneroso (ovvero pagando il prezzo di mercato) da qualcuno che l’aveva ricevuto in donazione, non può più subire l’azione di restituzione. In parole semplici, la casa acquistata è finalmente inattaccabile. Nessun erede, per quanto possa sentirsi danneggiato dalla generosità del donante, ha più il potere di bussare alla porta dell’acquirente per riprendersi l’immobile.

 

Quali sono i benefici della Legge 182/2025? 

Immaginiamo che nel 2025 il signor Ferrara doni alla figlia Alessia un appartamento. L’anno successivo, Alessia decide di venderlo alla famiglia Marino, che lo acquista regolarmente. Nel 2028, alla morte del signor Ferrara, la vedova e l’altro figlio scoprono che quella donazione ha violato la loro quota di legittima.

Con le nuove regole, la vedova e il fratello di Alessia non possono più chiedere la restituzione dell’appartamento alla famiglia Marino. I Marino restano proprietari a tutti gli effetti, senza dover temere cause legali o sentenze di sfratto legate a una donazione di cui non erano parte.

 

Come si possono tutelare i legittimari?

A questo punto sorge una domanda spontanea: se la legge protegge l’acquirente, gli eredi legittimari restano a bocca asciutta? Assolutamente no. La riforma non ha cancellato i loro diritti, ma ne ha cambiato la natura. Si è passati da una tutela reale (sul bene fisico) a una tutela obbligatoria (in denaro). In termini tecnici, l’erede leso non vanta più un diritto sulla casa, ma un diritto di credito verso chi ha ricevuto la donazione originaria.

La battaglia legale resta confinata all’interno della famiglia e non riguarda più l’acquirente estraneo.

 

Questo passaggio è fondamentale perché sposta il rischio economico dall’ignaro compratore a colui che ha effettivamente beneficiato della donazione.

 

Cosa è il diritto di credito?

Riprendiamo il caso della famiglia Ferrara. La vedova e il figlio Davide, non potendo vantare alcun diritto sull’appartamento dei Marino, si rivolgeranno ad Alessia (la donataria). Se la loro quota violata ammonta a 100.000 euro, sarà Alessia a doverli pagare di tasca propria.

E se Alessia non avesse i soldi? La legge prevede che gli eredi possano rivalersi solo su chi ha acquistato gratuitamente dal donatario (ad esempio se Alessia avesse a sua volta regalato la casa a un figlio). Ma dal momento in cui c’è stato un acquisto a titolo oneroso, come quello dei Marino, la catena della restituzione si spezza definitivamente. L’acquirente che ha pagato è fuori dai giochi, protetto da uno scudo legale invalicabile.

 

La trasformazione del diritto di legittima in credito monetario è il vero segreto della rinascita del mercato immobiliare.

 

Quali sono i vantaggi della trascrizione nei Registri Immobiliari?

Per garantire la sicurezza di ogni compravendita, il sistema italiano si affida alla trascrizione nei Registri Immobiliari. Pensiamo a questi Registri come una sorta di carta d’identità o, meglio ancora, come la scatola nera di ogni immobile presente sul territorio. In questi documenti viene annotata tutta la storia della casa: chi sono stati i proprietari, se sono state fatte donazioni, se ci sono ipoteche o se, purtroppo, sono in corso delle cause legali.

 

Con la riforma della Legge 182/2025, la trascrizione è diventata lo strumento per stabilire chi ha ragione in caso di dispute.

 

Il principio è quello della priorità: chi arriva prima a registrare il proprio atto vince. Se tu acquisti una casa e il notaio trascrive l’atto prima che un eventuale erede presenti una domanda giudiziale per contestare la donazione, l’acquisto è blindato.

 

Non ci sono più zone d’ombra o rischi che emergono all’improvviso dopo anni.

 

Immaginiamo il caso dei coniugi Riva, che nel marzo 2026 acquistano una villa da Andrea, che l’aveva ricevuta per testamento dal nonno, il signor Monti, venuto a mancare nel 2025. Gli altri eredi del signor Monti ritengono che quel lascito sia eccessivo e decidono di fare causa. Tuttavia, se i coniugi Riva trascrivono il loro acquisto a marzo e gli eredi decidono di agire solo a maggio, la legge protegge i Riva. Poiché, al momento del loro acquisto, non risultavano contestazioni nei Registri, la loro proprietà non può essere messa in discussione. La battaglia legale per i soldi resterà tra Andrea e i suoi parenti, lasciando i Riva fuori dalla contesa.

 

18 giugno 2025: cosa è cambiato?

Uno dei dubbi più frequenti riguarda le donazioni e le successioni avvenute prima del 18 dicembre 2024. Il legislatore ha dovuto gestire questo passaggio delicato introducendo una disciplina transitoria. Non si poteva cancellare di colpo il passato, ma bisognava dare una scadenza certa alle vecchie pretese per ripulire il mercato e permettere a migliaia di immobili di tornare a circolare liberamente.

Per questo motivo, è stata prevista una finestra temporale di sei mesi, conclusasi il 18 giugno 2025. Entro questa data, gli eredi che si ritenevano lesi da successioni già aperte prima della riforma avevano un’ultima chance: dovevano trascrivere la loro azione se volevano continuare a beneficiare delle vecchie regole, quelle che permettevano di riprendersi fisicamente il bene dal terzo acquirente. Se quella finestra si è chiusa senza alcuna azione registrata, anche per quegli immobili scattano le tutele della nuova legge.

 

Il caso della famiglia Longo e la fine dell’incertezza

Il signor Longo, morto nel 2022, aveva donato un terreno al figlio Giuseppe. Giuseppe lo aveva venduto a una società nel 2020. Gli altri eredi di Longo avrebbero avuto, secondo le vecchie norme, tempo fino al 2032 per agire. Tuttavia, con la riforma del 2024, il loro tempo si è accorciato drasticamente: avevano solo fino al 18 giugno 2025 per registrare la loro pretesa sul terreno. Non avendolo fatto, nel 2026 la società che ha comprato il terreno è al sicuro al 100%.

Gli eredi potranno ancora chiedere soldi a Giuseppe, ma il terreno è ormai fuori dalla loro portata.

Questa scelta coraggiosa del legislatore ha permesso di sbloccare in tempi record una mole enorme di proprietà che altrimenti sarebbero rimaste congelate per decenni, restituendo linfa vitale all’intero comparto immobiliare e permettendo a molti venditori di rimettere sul mercato i propri beni con la certezza di trovare compratori e banche disposti a procedere.

 

Quali sono le nuove garanzie sui mutui?

Se c’è un soggetto che ha brindato alla riforma del 2024, è quello bancario. Come abbiamo visto, il grande ostacolo del passato non era solo la tutela degli eredi, ma l’instabilità della garanzia ipotecaria. Se la casa fosse tornata all’erede, l’ipoteca sarebbe sparita. Con l’articolo 44 della Legge 182/2025, questo cortocircuito è stato sanato: la legge ora stabilisce che le ipoteche iscritte sull’immobile donato restano valide ed efficaci anche in caso di contestazione della donazione.

Questo significa che la banca non rischia più di trovarsi con un pugno di mosche. Se l’erede leso vince la sua battaglia, riceverà una somma di denaro dal parente che ha ricevuto la donazione, ma non potrà avere alcun effetto sull’ipoteca della banca. Di fatto, l’immobile paga il suo debito verso l’istituto di credito prima di essere conteggiato per le quote ereditarie. Questa certezza ha trasformato il “No” automatico delle banche in un via libera.

 

L’immobile ipotecato di Elena

Immaginiamo che nel 2020 Elena abbia ricevuto in dono un appartamento. Nel 2022 decide di ristrutturarlo chiedendo un mutuo di 150.000 euro, con ipoteca. Alla morte della madre, suo fratello Roberto scopre di essere stato escluso e agisce per vie legali. Con le nuove regole, Roberto non può far cancellare l’ipoteca della banca. Elena dovrà risarcire Roberto in denaro per la quota che gli spetta, tenendo conto del valore dell’immobile al netto del debito con la banca. La garanzia dell’istituto di credito è salva.

 

La riforma vale anche per auto e barche?

Quando parliamo di donazioni, il pensiero corre subito agli immobili, ma il patrimonio è fatto anche di altro. La riforma ha saggiamente esteso le stesse tutele ai beni mobili iscritti in Pubblici Registri, come le automobili, le moto, le imbarcazioni e persino gli aeromobili. Spesso questi beni hanno valori paragonabili a un piccolo appartamento e la loro circolazione era altrettanto frenata dal timore di rivendicazioni ereditarie.

Oggi, chi acquista una Ferrari o uno yacht da qualcuno che l’aveva ricevuto in dono gode della stessa protezione di chi compra un attico. Se la vendita è regolarmente trascritta nei Registri (come il PRA per le auto), l’acquirente è al sicuro da ogni pretesa degli eredi del donante originario.

 

L’auto di lusso ricevuta per donazione e rivenduta

Nel 2023, il signor Gentile dona a suo figlio Matteo una Ferrari da 80.000 euro. Matteo, dopo un anno, decide di rivenderla al signor Pellegrini. Nel 2025, alla morte del signor Gentile, gli altri figli scoprono la donazione e vorrebbero riprendersi l’auto. Grazie alla nuova legge, il signor Pellegrini, che ha pagato regolarmente la vettura, non rischia nulla. Gli eredi potranno chiedere a Matteo il valore in denaro della Ferrari, ma l’auto resterà definitivamente nel garage del signor Pellegrini.

 

Esistono ancora dei rischi?

Il caso delle donazioni indirette e delle frodi

Sarebbe però un errore pensare che ogni cautela sia diventata superflua. Esistono ancora dei terreni dove la legge richiede un’attenzione particolare, a partire dalle donazioni indirette. Parliamo di quei casi in cui, ad esempio, un genitore non regala la casa, ma paga l’intero prezzo d’acquisto intestandola direttamente al figlio. Sebbene la logica della riforma tenda a proteggere l’acquirente finale anche in questi casi, la prova della lesione della legittima può essere più complessa e richiedere l’intervento di un professionista esperto in protezione del patrimonio e successioni, per evitare che l’operazione nasconda insidie future.

C’è poi un limite che la riforma non ha voluto e non poteva superare: quello dell’azione revocatoria. La Legge 182/2025 protegge i terzi dalle discussioni tra eredi, ma non protegge chi cerca di truffare i propri creditori. Se una persona decide di donare tutti i suoi beni per evitare che vengano pignorati da una banca o dal Fisco, e poi questi beni vengono rivenduti, il creditore può ancora agire per annullare l’operazione.

 

Qual è la differenza tra protezione del patrimonio e frode?

Se il padre di famiglia paga la casa al figlio (donazione indiretta), l’acquirente che comprerà da quel figlio nel 2026 sarà comunque tutelato nelle dinamiche ereditarie. Ma se il signor Volpi, sommerso dai debiti, dona il suo terreno al figlio per nasconderlo ai creditori e il figlio lo rivende subito a una società, la banca del signor Volpi potrà ancora esercitare l’azione revocatoria.

 

La nuova legge tutela la buona fede del mercato, non i tentativi di evasione dai propri debiti.

 

Cosa deve fare chi vuole comprare o vendere una casa ricevuta per donazione?

Se sei alla ricerca della tua futura abitazione e ti imbatti in un immobile che il venditore ha ricevuto per donazione, il primo consiglio è di non scappare. Fino a pochi anni fa, questa scoperta avrebbe fatto naufragare la trattativa, ma oggi la situazione è radicalmente diversa. Il tuo compito principale è quello di verificare, insieme al notaio di fiducia, la cronologia degli atti.

Se la donazione è avvenuta dopo il 18 dicembre 2024, o se il donante è deceduto dopo quella data, la tua tutela è pressoché assoluta. Non ha più senso chiedere sconti drastici basati sul rischio, perché non esiste più.

 

Quando l’acquisto di un immobile diventa un’operazione ordinaria?

Hai trovato un trilocale a 280.000 euro, donato al venditore dal padre nel 2022. Prima della riforma, questa informazione avrebbe scatenato il panico: il donante è ancora vivo? Quando è morto? Oggi, grazie alla nuova legge, queste domande servono solo a inquadrare la pratica, ma non mettono più in discussione la proprietà. Potrai procedere con la stessa serenità con cui compreresti un immobile qualsiasi.

Per chi invece si trova dall’altra parte della barricata e vuole vendere un immobile ricevuto in donazione, la riforma è una vera e propria boccata d’ossigeno finanziario. Potrai finalmente valorizzare il tuo bene al prezzo pieno di mercato, certo che gli acquirenti non avranno problemi a ottenere il mutuo. Il tuo unico dovere resta la trasparenza: comunica subito la provenienza dell’immobile, ma fallo con la consapevolezza che oggi questo non è più un ostacolo, bensì un semplice dettaglio burocratico già risolto dalla legge.

 

Come vendere l’immobile al giusto valore di mercato?

Se hai ricevuto una casa da tua madre e vuoi venderla per trasferirti, non dovrai più temere il rifiuto delle banche degli acquirenti. Gli istituti di credito, oggi, concedono mutui con serenità, poiché l’ipoteca è blindata.  L’immobile non ha più quell’etichetta che lo rendeva meno appetibile e la vendita può concludersi in tempi rapidi.

 

Qual è il ruolo del notaio?

L’Europa e l’Italia sono allineate

In questa nuova era del mercato immobiliare, il notaio è il garante della serenità. Il Consiglio Nazionale del Notariato ha spinto con forza per questa riforma, proprio per eliminare quell’incertezza che pesava sulle spalle dei cittadini. Durante il rogito, il notaio spiegherà che, grazie alla protezione introdotta nel 2024, nessuno potrà mai reclamare l’immobile per questioni ereditarie legate al passato.

 

È un momento di grande chiarezza che chiude definitivamente la porta ai contenziosi del passato.

 

Questa riforma non è un esperimento isolato, ma l’allineamento dell’Italia a standard già presenti in Francia e Germania. Prima della riforma, un cittadino straniero che voleva investire in Italia rimaneva sbigottito davanti alle nostre vecchie regole sulle donazioni. Oggi, l’Italia parla la stessa lingua dei mercati internazionali: chi acquista in buona fede e paga il prezzo è protetto, sempre e comunque.

 

Perché la riforma è una svolta storica?

Quale impatto ha sul patrimonio delle famiglie?

La riforma dell’articolo 44 della Legge 182/2025 rappresenta forse il passo più importante verso la modernizzazione del nostro mercato immobiliare. Abbiamo smesso di punire chi acquista per proteggere dinamiche familiari che dovrebbero restare confinate al risarcimento in denaro tra parenti.

Nel 2026, il “mattone” italiano è tornato a essere un investimento solido e, soprattutto, certo. La fine dell’incubo delle donazioni ha liberato miliardi di euro di valore immobiliare che prima erano congelati, permettendo alle famiglie di pianificare il proprio futuro con una sicurezza che i nostri genitori non potevano nemmeno immaginare. La prossima volta che vedrai un immobile di provenienza donativa, guardalo come un’opportunità che finalmente la legge permette di cogliere senza paura.

 

n.d.r. Tutti i nomi utilizzati nell'articolo sono frutto della fantasia dell'autore.

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