
La protezione del patrimonio è una delle decisioni più importanti nella vita di un imprenditore. Ed è anche quella che quasi tutti affrontano nel momento sbagliato. Se stai pensando a come proteggere il tuo patrimonio adesso che ti serve, sei già in ritardo. Lo dico in modo netto perché è la verità più scomoda che ho pronunciato in venticinque anni di attività professionale ed è quella che vorrei tutti avessero sentito almeno una volta a quarant’anni, prima di aspettare il primo creditore o il primo controllo.
Nel mio studio ho visto passare centinaia di imprenditori, professionisti, famiglie con patrimoni significativi. Quasi tutti ponevano la stessa domanda: “Come faccio a proteggere il patrimonio?”. E quasi tutti, nel modo in cui formulano la domanda, hanno già la risposta sbagliata in tasca. Vogliono uno strumento, un Trust, un fondo patrimoniale, la holding.
Purtroppo, sempre più diffusa è la convinzione che la protezione del patrimonio sia un oggetto da acquistare.
La protezione del patrimonio è una strategia di vita imprenditoriale, non un prodotto qualunque.
Per quanto possa sembrare irrilevante, il fattore tempo cambia tutto. Gli strumenti di protezione patrimoniale tra cui il Trust, il fondo patrimoniale, il vincolo di destinazione dell’articolo 2645-ter del Codice Civile, la holding di famiglia, funzionano efficacemente solo se costituiti in tempi non sospetti. Il significato tecnico è preciso: in un momento in cui non ci sono debiti già maturati, contestazioni del Fisco aperte, contenziosi pendenti, segnali di crisi finanziaria. Senza questa precondizione, il giudice li smonta tutti.
I creditori del Disponente possono attaccare il conferimento dei beni nel Trust o nel fondo patrimoniale con l’azione revocatoria ordinaria prevista dall’articolo 2901 del Codice Civile, entro cinque anni dall’Atto Istitutivo. L’ordinanza n. 28146/2023 della Cassazione, ha qualificato il Trust familiare come atto a titolo gratuito ai fini della revocatoria, anche quando viene presentato come adempimento di un dovere morale. Quando ci avviciniamo all’ambito tributario, la situazione peggiora: la costituzione di un Trust al fine di sottrarsi al pagamento delle imposte integra il reato relativo (sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte), previsto dall’articolo 11 del D. Lgs. 74/2000, come confermato dalle sentenze della Cassazione Penalen. 20862/2018 e n. 13844/2024. In particolar modo, la seconda ha precisato che anche il rinnovo o la modifica successiva del Trust possono integrare la condotta fraudolenta, con il decorso di un nuovo termine di prescrizione del reato.
Alla luce di ciò, si evince chiaramente che l’istituzione di un Trust dopo aver ricevuto un avviso dell’Agenzia delle Entrate espone all’incriminazione non solo all’annullamento.
Per quanto riguarda il fondo patrimoniale e il vincolo di destinazione, l’azione revocatoria opera entro cinque anni, nonché il tempo minimo affinché la struttura si consolidi.
Per approfondire, ti consiglio di seguire il podcast Trust in Trust.
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La protezione vera la fai a quarant’anni. A sessantacinque, per la stragrande maggioranza dei casi, stai pagando notai inutilmente. Attenzione, questo non vuol dire che lo strumento sia diverso, ma quel che è cambiato è il contesto. Dinanzi all’analisi di un giudice quel che emerge è il problema esistente, non la struttura risolutiva.
Si deve pensare alla protezione del patrimonio quando non è urgente. Prevenire è sempre meglio che curare.
Il modus operandi di alcuni professionisti, che nulla ha a che vedere con il mio, è il seguente: aspettare che si presenti il problema per poi vendere la soluzione.
L’aspetto negativo è che, purtroppo, alle volte la soluzione, a quel punto, non funziona più. Il risultato è sempre lo stesso: ventimila o trentamila euro in onorari, un atto pubblico bellissimo e dopo qualche mese il giudice che dichiara la nullità.
Diversi clienti escono dallo studio del notaio convinti che, avendo firmato l’Atto Istitutivo del Trust o costituito il fondo patrimoniale, da quel momento siano protetti. Non è così. La protezione del patrimonio non si conclude con una firma, ma prosegue con il comportamento e le scelte successive.
La sentenza della Cassazione Penale n. 13276/2011 ha spiegato che si è dinanzi a uno Sham Trust quando “la perdita del controllo dei beni da parte del disponente è solo apparente”. L’Atto è formalmente perfetto, il timbro del notaio c’è, la legge regolatrice è scelta correttamente. La realtà è profondamente diversa: il Disponente continua a comportarsi come il proprietario dei beni, decidendo, vendendo, acquistando e ricevendo i proventi. Il Trustee è un parente compiacente oppure un prestanome, per quanto riguarda i Beneficiari si modificano a piacimento.
Ho approfondito questo argomento nell’articolo Qual è la differenza tra Trust nullo, Trust interposto e Sham Trust?
Quando si arriva in tribunale, il giudice analizza la situazione reale e poi dichiara il Trust simulato. I beni non sono mai usciti dal patrimonio del Disponente, sono pignorabili immediatamente e, in caso di sottrazione fraudolenta, scattano i profili penali.
Questa spiacevole situazione vale anche per strumenti come il fondo patrimoniale gestito senza rispetto delle finalità familiari, per la holding di partecipazione utilizzata come schermo formale senza autonomia gestionale. Quando il giudice tributario applica l’articolo 37, comma 3, del DPR 600/1973, e quando il giudice civile applica le regole sulla simulazione, il filo conduttore è sempre lo stesso: chi gestisce davvero i beni dopo la firma?
La protezione efficace del patrimonio passa attraverso tre comportamenti che devono essere presenti insieme, senza esclusione.
La condizione numero 1 è la seguente: cedere davvero il controllo sui beni.
Ciò significa che il Disponente non può più avere alcun potere decisionale, non può usarli come prima dell’Atto, non riceve più i proventi.
La condizione numero 2 è la presenza di un Trustee indipendente e professionale, diverso dalla famiglia, dotato di reale autonomia, capace di dire di no al Disponente quando serve.
La condizione numero 3 è il rispetto delle regole, scritte nell’Atto e nelle policies di gestione, senza scorciatoie.
In assenza di queste condizioni, qualunque strumento è vulnerabile e inutile. La firma è la condizione necessaria, non sufficiente. La sostanza è quello che viene dopo e dura per anni.
Per quanto duro possa essere, questa verità parla di te, in qualità di imprenditore. Non riguarda il Fisco, né i creditori e neanche il giudice.
Siccome l’esperienza pluridecennale ha mostrato in più occasioni l’importanza del Check-Up Patrimoniale, ho deciso di dedicare un apposito libro a questo argomento. Non si tratta di un manuale freddo e inutile, ma uno strumento prezioso che potrai avere direttamente a casa.
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Di seguito indico gli errori più comuni che, sommati nel tempo, possono erodere il patrimonio dall’interno.
Con una holding in regime PEX (art. 89 TUIR) lo stesso utile è tassato al 5% del suo importo. Senza, si arriva al 44% complessivo. La differenza, capitalizzata su dieci anni, è spesso superiore al valore del patrimonio che si vorrebbe proteggere.
I soldi escono dalla cassaforte e tornano patrimonio ordinario, perdendo la protezione dell’articolo 1923 del Codice Civile. Una liquidità immediata che costa cara nel lungo periodo.
Lasciare i macchinari, gli immobili, le partecipazioni societarie all’interno dello stesso contenitore possono essere messa seriamente a rischio alla prima crisi.
Una società immobiliare dedicata ha il potere di segregare il valore del rischio operativo. In assenza, invece, l’immobile è esposto agli stessi rischi dell’attività imprenditoriale.
Per quanto possa sembrare una scelta furba, i risultati sono tutt’altro che piacevoli: la banca non concede finanziamenti e mutui, la concorrenza compera al ribasso quando arriva il momento di vendere.
Il primo pericolo per il tuo patrimonio non è all’esterno.
Vuoi proteggere il patrimonio?
Comincia da te, cambia la tua forma mentis. Inizia a pensare che la protezione è una strategia e non solo uno strumento, che presenta utili veri, una struttura societaria che separa i ruoli e un’efficace pianificazione fiscale.
