Estensione dei Termini di Accertamento cancellata, ma avvisi di accertamento in arrivo?

Sulle pagine di questo Blog abbiamo già trattato il tema (piuttosto “antipatico”) della proroga dei termini di accertamento prevista originariamente dal Decreto Cura Italia.

In particolare, si fa riferimento all’art. 67 del DL che, parallelamente alla sospensione delle attività di verifica e accertamento tributario fra l’8 marzo e il 31 maggio (e quindi per un periodo di soli 84 giorni), aveva introdotto una proroga dei termini per la notifica degli avvisi di accertamento di addirittura due anni (sic!).

Ebbene, dopo una forte levata di scudi di associazioni e professionisti, questa norma, ritenuta da più parti iniqua e troppo sbilanciata a favore del Fisco, è stata eliminata in sede di conversione in legge del Decreto; circostanza ormai diventata ufficiale, posto che nella versione convertita del Decreto Cura Italia, la proroga è definitivamente sparita.

Tuttavia, è notizia di qualche giorno fa che il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in sede di audizione presso la Commissione Bilancio della Camera, ha rilevato che, senza la proroga, l’Agenzia si troverà “costretta” a notificare oltre 8,5 milioni di atti ai contribuenti italiani entro la fine del 2020.

In particolare, la notifica dovrà riguardare, secondo il Direttore, 3,7 milioni di avvisi e comunicazioni (ad esempio, avvisi di accertamento, avvisi bonari, etc.) e 4,8 milioni di comunicazioni che, seppur non in scadenza, devono essere notificate per consentire ai contribuenti di ravvedersi.

Ora, è del tutto evidente che le parole del Direttore – senz’altro “in buona fede” e rese nella sua veste istituzionale di capo dell’Erario – lasciano spazio a diversi dubbi.

Anzitutto, anche senza voler entrare nella discussione sui volumi complessivi degli atti da notificare, si deve sottolineare che, senza emergenza, questi atti sarebbero stati comunque notificati e quindi sarebbero giunti lo stesso ai contribuenti.

In secondo luogo, deve ricordarsi che, in linea generale, i termini di decadenza scadono il 31 dicembre di ciascun anno e quindi la “minaccia” di notificare atti subito dopo la fine del lock-down va presa con le pinze.

In terzo luogo, si ricorda che per i controlli relativi all’anno d’imposta 2016 e seguenti, è già prevista dalla normativa “ordinaria” l’estensione di un anno dei termini di accertamento, per cui le paventate esigenze di celerità richiamate dal Direttore, a ben vedere, riguardano i soli controlli relativi al 2015.

Soprattutto occorre tenere bene a mente che la notifica di un avviso di accertamento da parte del Fisco non significa per l’impresa e l’imprenditore obbligo di mettere immediatamente mano al portafogli!

Si deve sempre ricordare, infatti, che al di là dei tempi tecnici necessari per attivare la riscossione, è pur sempre possibile investire il giudice tributario della richiesta di sospensione dell’esecutività dell’atto, contestando nel merito la pretesa e dimostrando, al contempo, le difficoltà ad adempiere ai pagamenti provvisoriamente richiesti, proprio in virtù della purtroppo inevitabile crisi di liquidità che sta investendo la quasi totalità delle imprese italiane.

In altri termini, se davvero le parole del Direttore dell’Agenzia delle Entrate dovessero diventare realtà e una raffica di notifiche estive dovesse prospettarsi all’orizzonte, niente paura! Ci sono strumenti e ci sono tempi per fronteggiare tutte le richieste del Fisco.

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Scritto da
Pietro Semeraro

Avvocato tributarista, pubblicista, relatore ed esperto delle dinamiche del processo tributario. Appassionato difensore dei diritti dei contribuenti, esperto nella gestione delle verifiche fiscali, degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e del contenzioso con l’Erario.

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Avvocato tributarista, pubblicista, relatore ed esperto delle dinamiche del processo tributario. Appassionato difensore dei diritti dei contribuenti, esperto nella gestione delle verifiche fiscali, degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate e del contenzioso con l’Erario.