Negozio Fiduciario e modalità di trasferimento diritti al Fiduciario: Fiducia Romanistica e Fiducia Germanistica

Nel feno­meno fidu­ciario, in realtà, sono con­te­nuti due negozi giu­ri­dici: l’uno reale, posi­tivo ed effi­cace verso i terzi e l’altro obbli­ga­torio, nega­tivo e limi­tato alle parti.
Si tratta, di un auten­tico col­le­ga­mento nego­ziale; esiste infatti, un rap­porto di subor­di­na­zione del negozio obbli­ga­torio al negozio reale (trat­tasi di col­le­ga­mento uni­la­te­rale per quanto su descritto) per cui il primo negozio può defi­nirsi acces­sorio e il secondo può defi­nirsi prin­ci­pale.

L’attribuzione della tito­la­rità di un diritto, dal fidu­ciante (chi pos­siede il bene) al fidu­ciario (chi ammi­ni­stra il bene), è tem­po­ranea e non è fine a se stessa, bensì pre­or­di­nata al con­se­gui­mento di scopi ulte­riori, per rag­giun­gere i quali è perciò neces­sario sti­pu­lare il pactum fidu­ciae.

I negozi tra loro col­le­gati sono per­tanto due: l’uno reale di tra­sfe­ri­mento e l’altro obbli­ga­torio; il primo attri­buisce la piena tito­la­rità del diritto di fronte a tutti i terzi, il secondo impegna sol­tanto il fidu­ciante ed il fidu­ciario, se si veri­fi­cas­sero deter­mi­nati pre­sup­posti.

Il ri-tra­sfe­ri­mento, che dovrà avve­nire tra­mite un appo­sito negozio, costi­tuirà l’adempimento del fidu­ciario agli obblighi impo­stigli con il il pactum fidu­ciae.

Fatta questa prima pre­messa, pas­siamo alla disa­nima della fiducia roma­ni­stica e della fiducia ger­ma­ni­stica.

Tale distin­zione si basa sul diverso modo di tra­sfe­rire il diritto al fidu­ciario.

Fiducia Romanistica

Nella fiducia roma­ni­stica, il pro­prie­tario-fidu­ciante tra­sfe­risce al fidu­ciario la tito­la­rità piena del bene; il nuovo tito­lare, anche di fronte ai terzi, è sol­tanto il fidu­ciario. L’unico limite è dato dalle obbli­ga­zioni assunte dal fidu­ciario nel pactum fidu­ciae, il quale peraltro ha effi­cacia pura­mente interna e, dunque, obbli­ga­toria.

Fiducia Germanistica

Nella fiducia ger­ma­ni­stica, invece, non si rin­viene il pieno tra­sfe­ri­mento del bene dal fidu­ciante al fidu­ciario; a quest’ultimo, infatti, è attri­buita sol­tanto la legit­ti­ma­zione ad eser­ci­tare in nome pro­prio un deter­mi­nato diritto di cui – questo è il punto – resta tito­lare di fronte ai terzi lo stesso fidu­ciante.

Qual è, quindi, la differenza sostanziale?

La dif­fe­renza tra i due tipi di fiducia rileva soprat­tutto la diversa tutela che esse accor­dano al fidu­ciante in caso di vio­la­zione del pactum fidu­ciae: ovvero, in caso di fiducia roma­ni­stica, il fidu­ciante potrà ricor­rere solo a rimedi di natura obbli­ga­toria (quali risar­ci­mento del danno e, se ne ricor­rano i pre­sup­posti, sen­tenza costi­tu­tiva ai sensi dell’art. 2932 c.c.); mentre, nel caso di fiducia ger­ma­ni­stica, il fidu­ciante potrà con­tare su rimedi di natura reale (quale azione di riven­dica) senz’altro più effi­caci in quanto espe­ri­bili verso i terzi (e non sol­tanto verso il fidu­ciario) ed aventi l’effetto di recu­pe­rare la dispo­ni­bi­lità del bene.

In con­clu­sione, nella fiducia roma­ni­stica il fidu­ciario potrà ven­dere il bene anche in vio­la­zione del con­tratto fidu­ciario e l’atto non sarà revo­ca­bile, salvo che l’ac­qui­rente non sapesse del­l’e­si­stenza del con­tratto stesso (cir­co­stanza alquanto impro­ba­bile). In questo caso il fidu­ciante potrà richie­dere sol­tanto il risar­ci­mento del danno in forza del con­tratto fidu­ciario.

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Piero Di Bello

Appassionato e dinamico consulente esperto in Protezione e Pianificazione consapevole del Patrimonio delle famiglie e delle imprese, associato della prestigiosa Associazione “Il Trust in Italia”.
Esperto in Fiscalità Internazionale e Strategie d’Impresa, coadiuva continuamente gli imprenditori nel disegnare il proprio business.

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