Trust a favore di animali: Trust for Pets

Secondo la nor­ma­tiva ita­liana un ani­male dome­stico (cane, gatto, cana­rino, cavallo ecc.), alla morte del pro­prio padrone, segue le sorti dell’eredità, entrando nel patri­monio dell’erede pro­prio come tutti gli altri beni mobili e immo­bili che appar­te­ne­vano al defunto. L’erede, quindi, suc­cede in quel dovere giu­ri­dico di pro­te­zione dell’animale che gra­vava sul pro­prio de cuius e dovrà, per­tanto, con­ti­nuare a nutrire e curare l’animale.

Questo signi­fica che chiunque voglia assi­cu­rare il miglior futuro al pro­prio “amico peloso”, dovrà assi­cu­rarsi che i propri eredi avranno la voglia e i mezzi per occu­parsi dell’amato ani­male.

Pur­troppo la cro­naca è piena di casi in cui l’animale dome­stico viene abban­do­nato dal­l’e­rede o, nel migliore di casi, viene ceduto a qual­cuno che, per pro­pria incli­na­zione per­so­nale, è meglio disposto ad accu­dire e curare un ani­male domestico.

Per poter gra­vare l’erede di un dovere di cura dell’animale che non sia solo morale, l’ordinamento ita­liano pre­vede la pos­si­bi­lità di apporre un “modus (onere) a una dispo­si­zione testa­men­taria.
Infatti con essa il de cuius nel testa­mento può gra­vare l’erede o il lega­tario dell’obbligo di curarsi dell’animale e con la pos­si­bi­lità, in certi casi, di per­dere il lascito in caso di ina­dem­pi­mento.

Nella pra­tica tale isti­tuto è scar­sa­mente uti­liz­zato e, nel caso di specie, pre­senta l’indubbia cri­ti­cità della indi­vi­dua­zione del sog­getto che possa costrin­gere l’erede o il lega­tario ad adem­piere il modus, e quindi ad occu­parsi dell’animale come sta­bi­lito dal testatore.

La legge pre­vede che possa agire chiunque vi abbia inte­resse, ma, in con­creto, a chi potrà inte­res­sare la salute di un animale?

Ecco le soluzioni adottate nel mondo dalle persone che amano i propri animali di compagnia.

Il Trust è l’istituto che meglio può tute­lare l’interesse dell’animale a che sia rispet­tata la volontà del suo amo­re­vole defunto padrone.

In Italia non esiste una legge sul trust, ma l’istituto è ormai pie­na­mente rico­no­sciuto nel nostro ordi­na­mento giu­ri­dico grazie alla rati­fica della Con­ven­zione dell’Aja del 1985.

Lo schema del trust pre­vede che un sog­getto, detto dispo­nente (set­tlor), tra­sfe­risca la pro­prietà di alcuni suoi beni ad un fidu­ciario (tru­stee), affinché questi eser­citi i rela­tivi diritti secondo le indi­ca­zioni del dispo­nente.
I beni tra­sfe­riti al tru­stee non entrano a far parte del suo patri­monio per­so­nale e sono “segre­gati” al fine di rea­liz­zare lo scopo del trust.

Il dispo­nente può altresì nomi­nare un sog­getto di con­trollo (guar­dian) che vigili sull’effet­tivo rispetto delle dispo­si­zioni del set­tlor da parte del tru­stee.

L’art. 6 della Con­ven­zione dell’Aja sta­bi­lisce che il trust è rego­lato dalla legge scelta dal dispo­nente, per cui nel redi­gere il trust il pro­fes­sio­nista dovrà sce­gliere la legge di un Paese stra­niero che espres­sa­mente rico­nosce la pos­si­bi­lità di isti­tuire trust a favore di ani­mali.

Nel mondo anglo­sas­sone, ove il trust è cono­sciuto sin dal tempo delle Cro­ciate, la materia del trust a favore di ani­mali è rego­lata già da mol­tis­simo tempo (Dog trust 1891, Cat Action Trust 1977, Par­riot Trust).

Per il diritto inglese, un trust a favore di un ani­male indi­vi­duato nomi­na­ti­va­mente rientra nella cate­goria del trust cha­ri­table e, come tale, in forza della rule against per­pe­tui­ties, non potrà durare più di 21 anni dalla morte del disponente.

Molto più ver­sa­tili e varie sono le legi­sla­zioni dei dif­fe­renti Stati ame­ri­cani che, in molti casi, non pre­ve­dono alcun limite alla durata del trust e che disci­pli­nano nel det­ta­glio la materia del trust a favore di ani­mali individuati.

Pur trat­tan­dosi si legi­sla­zioni molto dif­fe­renti le une dalle altre, pos­siamo ora richia­mare alcune carat­te­ri­stiche comuni:

  1. Non esi­stono trust per una sin­gola tipo­logia di animali.
  2. L’animale deve essere vivo al momento dell’istituzione del trust.
  3. L’animale può anche non appar­te­nere al dispo­nente, ma deve essere indi­vi­duato con il nome o anche attra­verso tatuaggi.
  4. Nella mag­gior parte degli Stati il trust può durare per tutta la vita dell’animale e si estingue con la morte dello stesso.
  5. Il guar­diano, che deve vigi­lare sul­l’os­ser­vanza delle dispo­si­zioni del trust a favore del­l’a­ni­male, se non è stato nomi­nato nel­l’atto isti­tu­tivo, viene nomi­nato dalla Corte.
  6. Il fondo con­fe­rito in trust deve essere obbli­ga­to­ria­mente uti­liz­zato per la cura dell’animale.

Il nostro con­tri­buto e la nostra assi­stenza per il padrone che vuole isti­tuire un trust a favore del pro­prio ani­male con­si­stono nello sce­gliere la legi­sla­zione più adatta alle esi­genze del­l’a­mico fedele del dispo­nente, sce­gliendo un tru­stee pro­fes­sio­nale che abbia la stessa pro­pen­sione del dispo­nente alla cura e al rispetto degli ani­mali e, magari, pre­ve­dendo un guar­diano pro­fes­sio­nale oppure un guar­diano membro della sua famiglia.

Il dispo­nente potrà anche sta­bi­lire che, alla morte dell’animale, quello che resta del fondo lasciato nel trust venga tra­sfe­rito ai propri eredi, ad una asso­cia­zione a tutela degli ani­mali, oppure alla cura di altri ani­mali della stessa razza o a chiunque altro. Il tutto, ovvia­mente, nel rispetto delle quote di legit­tima che la legge ita­liana pre­vede siano riser­vate a certe cate­gorie di eredi e che neanche con il trust pos­sono essere lese.

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Michele Anichini

Avvocato specializzato in pianificazione e protezione del patrimonio e consulenza alle imprese.

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